La leadership cinese ha ufficialmente avviato i preparativi per il centenario del Partito comunista (1 luglio). La notizia è che non ci sarà alcuna parata militare, come avvenuto, invece, in occasione del 70esimo della Repubblica popolare i 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale. Secondo quanto riferito dalla Commissione militare centrale, stavolta l’esercito rimarrà al suo posto per proteggere “la pace e il popolo cinese”. Ma sarà anche chiamato a “seguire risolutamente il comando del presidente Xi, a essere responsabile per il presidente Xi e a difendere il presidente Xi”. Il leader sarà altresì la star delle celebrazioni, che cominceranno con il pronunciamento di un discorso nonché l’assegnazione di medaglie e onorificenze ai membri del partito più meritevoli. Gli alti papaveri del Comitato centrale faranno inoltre visita alle famiglie dei martiri e dei quadri modello. Ma la campagna sarà estesa un po’ a tutta la popolazione, soprattutto alle nuove generazioni. I giovani saranno chiamati a “studiare la storia e ad amare il partito e il paese”. La richiesta di devozione e lealtà sarà accompagnata da una stretta sulle “organizzazioni sociali illegali”, espressione utilizzata dal ministero degli Affari civili per indicare le Ong non formalmente registrate. Secondo le autorità queste attività fraudolente minano la stabilità sociale e lo sviluppo economico. Rimetterle in riga servirà a creare un “ambiente positivo” in vista del compleanno del Pcc. [fonte SCMP, SCMP, GT]

La Cina al centro del viaggio di Blinken in Europa

Non solo la Russia. Il primo confronto diretto tra il segretario di stato americano Antony Blinken e l’Unione europea ha visto la Cina partecipare con il ruolo di convitato di pietra. Arrivato ieri a Bruxelles per il primo vertice Nato dell’era Biden, Blinken ha incontrato il segretario dell’organizzazione Jens Stoltenberg e i rispettivi ministri degli Esteri con lo scopo conclamato di rilanciare le alleanze transatlantiche. “Che si tratti di affrontare le nuove sfide come il clima, il regno cibernetico o l’ascesa di stati autocratici, abbiamo un profondo interesse a farlo insieme, farlo collettivamente, facendo affidamento sulla sicurezza collettiva”, ha spiegato Blinken, aggiungendo che la Nato dovrebbe concentrarsi “su alcune delle sfide che la Cina pone all’ordine internazionale basato sulle regole “. I presenti hanno convenuto sull’esigenza di “stabilire standard minimi tra gli alleati per le infrastrutture critiche, come le telecomunicazioni e le forniture energetiche.” Secondi il FT, Blinken sfrutterà la visita per rilanciare la nuova piattaforma di dialogo Usa-Ue sulla Cina creata nelle fasi finali dell’amministrazione Trump e mai decollata a causa dello scarso feeling tra l’ex presidente statunitense e i vertici del blocco. Ci sono buone probabilità che stavolta le cose andranno diversamente. L’arrivo di Biden ha già avuto un impatto incisivo sulla politica cinese dell’Ue, come dimostrano le prime ritorsioni annunciate lunedì contro i funzionari cinesi ritenuti responsabili della repressione nello Xinjiang; le prime sanzioni in materia di diritti umani comminate alla Cina dal massacro dell’89. L’accerchiamento però non sembra aver spinto Pechino sulla difensiva. Tutt’altro. Mentre il segretario di stato statunitense era in Belgio, oltre la la Grande Muraglia la diplomazia cinese e russa discuteva su come contrastare le sanzioni internazionali e promuovere un modello di multilateralismo “inclusivo” in contrapposizione alla visione monopolistica promossa dagli Stati uniti e dai suoi alleati. [fonte SCMP,FT]

Attacco dinamitardo in un villaggio del Guangdong

Mentre le immagini drammatiche della sparatoria in Colorado rimbalzavano sui media internazionali (compresi quelli cinesi), la notizia di un attacco dinamitardo contro un edificio governativo alla periferia di Guangzhou rimaneva relegata prevalentemente nella blogosfera. Ci sono volute oltre 10 ore perché i dettagli dell’episodio venissero confermati dalla polizia locale e ripresi dalla stampa nazionale così come presentati dall’agenzia ufficiale Xinhua. Secondo China Media Project, l’evento mette in luce lo scollamento che intercorre tra la narrazione giornalistica americana – incline a riconoscere e denunciare pubblicamente le distorsione della società statunitense – e quella cinese, costretta a prediligere su tutto il mantenimento della stabilità sociale. La versione, circolata sul web e confermata dai media di Hong Kong, parla di un’esplosione presso la sede del comitato di villaggio di  Mingjing, 25 km a sudest di Guangzhou. Cinque persone – compreso l’autore dell’attentato – hanno perso la vita nella deflagrazione avvenuta per mezzo di un ordigno rudimentale. Come in casi simili registrati negli ultimi anni, il responsabile avrebbe agito in segno di protesta dopo aver subito un’ingiustizia. Il Guangzhou Daily, una delle poche testate a trattare la vicenda, collega l’espisodio all’espulsione forzata della popolazione locale per far posto un progetto edilizio avviato dal Shanghai Shenglong Investment Group Co Ltd, uno dei gruppi immobiliari più potenti del paese. Una disputa sulla compensazione avrebbe spinto il 59enne a compiere il disperato gesto. Secondo uno studio dell’Università di Hong Kong, tra il 2005 e il 2015, ogni anno, i governi locali hanno requisito i terreni a 1-5 milioni di lavoratori agricoli, spesso violando le leggi cinesi sull’uso del suolo. [fonte CMP, AFP]

Shanghai diventerà la prima città cinese a vaccinare gli stranieri

Dal 29 marzo i residenti di nazionalità straniere “di età adeguata” potranno prenotare online uno dei vaccini cinesi. Senza assicurazione sanitaria, il costo è di 100 yuan, poco meno di 13 euro. Sempre questa settimana, era stato il governo di Pechino ad annunciare l’estensione della campagna vaccinale ai non cinesi, ma l’offerta al momento vale solo per i giornalisti e i diplomatici. Fino a sabato scorso, le dosi somministrate a livello nazionale erano 74 milioni, con un incremento di oltre il 10% nell’ultima settimana. Pechino punta a vaccinare l’80% della popolazione entro la metà del 2022. [fonte Reuters]

Corea del Nord: primo test missilistico dell’era Biden

Secondo le autorità sudcoreane e americane, domenica scorsa, la Corea del Nord avrebbe lanciato due missili a corto raggio, mettendo a segno il primo test del genere dall’insediamento dell’amministrazione Biden. I negoziati tra Washington e Pyongyang sono giunti a un punto morto dopo il fallimentare vertice di Hanoi. Ma il nuovo presidente statunitense non sembra scosso dalla cosa. “Secondo il Dipartimento della Difesa è tutto come al solito. Non c’è nessuna quello che hanno fatto non implica nulla di nuovo”, ha spiegato Biden di ritorno dall’Ohio. Diversi esperti hanno ipotizzato che si sia trattato di una una risposta alle manovre militari congiunte che Washington e Seul hanno compiuto di recente e soprattutto alla visita in Corea del Sud e Giappone di Blinken e Austin. Tenendo fede a una moratoria autoimposta, Pyongyang non sperimenta missili balistici intercontinentali dal 2017. Nonostante la crisi economica inasprita dal coronavirus, Pyongyang ha continuato ad espandere il proprio arsenale nucleare. Riprendono anche i progetti infrastrutturali lanciati negli ultimi anni parallelamente al potenziamento degli apparati militari. Secondo la stampa locale, ieri Kim Jong-un ha avviato personalmente la costruzione di nuovi 10.000 appartamenti nella capitale nordcoreana. Prima fase di un progetto che nei prossimi cinque anni dovrebbe culminare nella realizzazione di 50.000 abitazioni. [fonte: Reuters, Reuters]