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Dialoghi: Confucio e China Files – Shanghai, diario del rientro

In Dialoghi: Confucio e China Files by Martina Bucolo

“Dialoghi: Confucio e China Files” è una rubrica curata in collaborazione tra China Files e l’Istituto Confucio di Milano. Questa puntata offre la testimonianza di Martina Bucolo, docente di italiano a Shanghai. Uno spaccato sul rientro.

79 giorni. Li ho dovuti contare attentamente. Sono i giorni trascorsi da quando il governo centrale ha deciso di riaprire. Sono passati in fretta. Due mesi intensi fatti di viaggi, cene, pranzi e abbracci. I cinesi non sono soliti abbracciarsi però, e neanche questi tre anni lontani da amici e familiari sono riusciti a far cambiare loro le abitudini, a darsi e a dare. Non fa niente però, perché la felicità gliela si legge stampata in faccia dietro la mascherina, o negli occhi piegati in un sorriso. La domanda che si fanno tutti non è più “吃饭了吗” [chīfànle ma], “hai mangiato?, ma “回老家了吗” [huílǎojiāle ma], “sei tornato a casa?” È una domanda piena di gioia. Se lo chiedono con un sorriso, sapendo che la risposta, finalmente, è “sì”. Sì, sono riuscito a tornare a casa e riabbracciare (metaforicamente) tutti. 

Il rientro è stato pieno di gente, pieno di caos. Quella confusione che non si vedeva da anni e che tutti aspettavano tornasse. Le strade affollate, le code infinite, persone che spingono e si lamentano. 人山人海 [Rénshānrénhǎi] “un fiume di gente”. È un chéngyǔ tornato finalmente in voga. Su Baidu Maps i tratti autostradali vicino a stazioni e aeroporti sono segnati in rosso. “Rallentamenti”, si legge. Bisogna partire almeno tre o quattro ore prima e sperare che niente vada storto. La stazione di Hongqiao, a Shanghai, non si vedeva così piena da tanto tempo. I taxi si fermano in mezzo alla strada perché non ci sono parcheggi: chi si è accostato di lato cerca di uscire ma non può perché ci sono macchine ferme in mezzo alla carreggiata. Signori e signore attraversano la strada correndo, senza controllare che nessuno arrivi da destra e da sinistra. Trascinano valigie, borse, buste e zaini pieni di quelli che sembrano trapunte, piumoni, cibo e qualche souvenir: chissà se stanno partendo o rientrando. Dei ragazzi portano due bagagli a testa, gocce di sudore solcano la fronte ma  per la prima volta non si lamentano. Il covid è sparito da poco, ma la sua presenza è ancora invadente nelle voci registrate che invitano a tenere la mascherina, a rispettare le distanze di sicurezza e a non dimenticare l’igiene personale. 

Sabrina fa parte del grande rientro: il rientro degli studenti. È il momento che aspettavamo tutti, perché la riapertura agli studenti internazionali significa tornare a vivere. Mi ha scritto il 23 novembre dicendomi che sarebbe rientrata il mese successivo. Entusiasta, felice, impaziente e dubbiosa: credo siano questi i termini che descrivono meglio la Sabrina di novembre. Shanghai stava passando un momento di transizione, le domande erano molte e le risposte poche e incerte. E lei è stata una delle ultime persone a subire lo stress della partenza tra documenti, qr code e tamponi, la quarantena e il corridoio sanitario. Ricordi che appartengono al passato. Sono contenta per lei e allo stesso tempo un po’ dispiaciuta che non abbia potuto vedere la Cina deserta, perché negli otto giorni in cui è stata in quarantena, dal 19 al 27 dicembre, Shanghai e molte altre città affrontavano i primi giorni della riapertura. 

Due giorni dopo, quando anche io mi ero ripresa e lei aveva finito il suo isolamento, ci siamo finalmente abbracciate. Davanti ad una 煎饼果子 [jiānbing guǒzi] e cappuccino mi ha raccontato com’è andata: “Ero spaventata. Le notizie che si ricevevano in Italia erano confuse e non c’era nessuno su cui fare affidamento. Non sapevo neanche cosa mi aspettasse una volta arrivata in Cina perché le regole cambiavano da un giorno all’altro”. Durante gli otto giorni di quarantena fatta a Chongqing si è tenuta occupata facendo allenamento, lezioni, videochiamate e recuperando una sim card. Il rientro non è stato così traumatico come si aspettava. La Cina sì, era un po’ diversa, ma piena di opportunità e vita. 

Qualche giorno fa ci siamo riviste davanti ad un piatto di ravioli, le ho chiesto come sta andando e se nota qualche cambiamento in città: “Quando sono arrivata a Shanghai, ho pensato che fosse molto diversa da come la ricordavo. Non c’era molta gente in giro, era abbastanza deserta. Si girava ancora con le mascherine, c’era un senso di paura nel non sapere cosa poter o non poter fare. Adesso sembra che quel periodo non sia mai esistito. Non porto la mascherina da un mese, tutto è tornato normale. Si esce, si va a ballare, si va nei locali come se non fosse successo nulla. Si viaggia, c’è gente in giro. È la Shanghai di sempre, la Shanghai che ricordavo”. Sabrina è arrivata piena di paure e dubbi e ha visto la città cambiare, rinascere e uscire dal senso di immobilità in cui si trovava. I campus hanno riaperto e le università hanno ripreso le loro normali attività culturali: lezioni di cinese, di calligrafia, visite nei musei, nei templi e nei siti di interesse. Dentro e fuori la città. 

Negli ultimi mesi gli studenti internazionali che rientrano sono in aumento. Dall’allentamento delle politiche di quarantena all’eliminazione dei tamponi, dalla ripresa dei viaggi alla possibilità di fare visti turistici, ogni cosa trasmette un messaggio di riapertura. Sabrina dice di “viverla con tranquillità, anche se so che non è facile”. “È normale percepire lo stress nelle prime settimane, ma tutto si risolve in breve tempo”, aggiunge: “Prima di partire è bene informarsi da università e referenti. Meglio non fare affidamento sul “sentito dire” di amici, ma mettersi in contatto con qualcuno che si trova già in Cina. Poi, bisogna solo godersi il momento”.

Link utili:

http://us.china-embassy.gov.cn/eng/lsfw/zj/qz2021/

https://www.visaforchina.cn/globle/