A pochi chilometri da Hiroshima. Per raggiungerla si supera un portale galleggiante. Il confine tra il mondo degli uomini e quello delle divinità. Un vero e proprio tempio all’aria aperta, una mostra di architettura religiosa con pochi eguali.I giapponesi la chiamano “l’isola dove gli uomini vivono con gli dei”. Miyajima è la meta ideale per chi vuole conciliare il proprio amore per la natura al fascino delle tradizioni religiose del Giappone.

La prima impressione che si ha di Miyajima, l’isola dove l’uomo incontra il divino, è di essere un ospite. E lo capisci che ancora non hai messo piede sull’isola: quello che vedrai di lì a poco è un vero e proprio tempio all’aria aperta, una mostra di architettura religiosa con pochi eguali. Non stupisce infatti che per secoli l’accesso all’isola fosse severamente limitato: questa era una delle dimore degli dei sulla Terra e come tale andava rispettata.

Solo verso la metà del periodo Edo (1603-1868) l’isola divenne un polo turistico. Oggi quest’isola, 1800 abitanti, a poco più di dieci minuti di traghetto da Hiroshima, la città che il 6 agosto 1945 fu devastata dallo scoppio della bomba atomica, accoglie ogni anno oltre 30 milioni di turisti. Nel 2011 Miyajima è stata la meta più popolare tra i turisti stranieri, secondo TripAdvisor Japan.

Un portale, in giapponese torii, di colore rosso acceso, galleggia, irreale, davanti agli occhi dei passeggeri del traghetto che dal porticciolo di Miyajima-guchi, a venti minuti di treno metropolitano da Hiroshima porta all’isola. Alto 16 metri, questo imponente torii interamente in legno segna il confine tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Sullo sfondo, il santuario shintoista di Itsukushima, con i suoi colori bianco e rosso, e sullo sfondo il verde del monte Misen con la sua fitta vegetazione da cui qua e là spuntano tetti a spiovente.

Nel santuario, completato nel dodicesimo secolo, è onorato l’antico dio Susano-o, signore dei mari e delle tempeste, fratello irrequieto della dea Amaterasu, la divinità solare che, secondo lo Shinto, diede origine alla dinastia imperiale giapponese e a tutto il popolo giapponese. In Giappone la considerano una delle Nihon Sankei (letteralmente “le tre viste del Giappone”) insieme alla sfortunata Matsushima, nel Nordest devastato dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011, e allo Ama no Hashidate nei pressi di Kyoto, l’antica capitale imperiale.

Il traghetto attracca e la magia della vista del torii galleggiante si smorza tra le botteghe di souvenir e le bancarelle che vendono kaki, ostriche, arrostite. L’isola non è più solo delle divinità, ma anche e soprattutto dell’uomo. Proseguendo sulla destra in direzione del santuario mentre ammirate la vista sulla baia di Hiroshima può capitarvi di imbattervi in gruppi di cerbiatti. Sono animali ormai avvezzi al flusso di turisti che giunge sull’isola e abituati a ricevere un piccolo tributo in sembei, i biscotti tipici giapponesi.

Una volta attraversato il torii di pietra che segna l’ingresso all’area del santuario, vale la pena fare visita a questo edificio sacro costruito su delle palafitte e perdersi nei meandri dei suoi corridoi. Nel santuario, progettato a forma di uccello che apre le ali e si protende verso il mare, si trova anche un palcoscenico di No, il teatro tradizionale giapponese, legato a doppio filo con la religione shintoista. Poco distante dal santuario una pagoda a cinque piani si staglia contro il cielo. Sotto, l’imponente Senjokaku, o “tempio dei mille tatami”, voluto da uno dei tre unificatori del Giappone Toyotomi Hideyoshi nel 1598 e mai completato.

Il vero tour di Miyajima inizia solo usciti dall’area turistica e dalla piccola area residenziale. Troverete numerose indicazioni per salire sulla cima del monte Misen. Per arrivare in cima esistono diversi modi. Quello più agevole – ma anche più costoso – è sicuramente la funivia. Quello più avventuroso, ma decisamente più emozionante, è la camminata in salita.

Qui il buddhismo e lo shintoismo si uniscono in un unico percorso costellato di templi e santuari costruiti nel cuore della foresta. Un cammino silenzioso e contemplativo che fa dimenticare il caos cittadino a cui in Giappone ci si abitua fin dal primo giorno di permanenza. Il luogo più affascinante è sicuramente il Daishoin, risalente anch’esso al dodicesimo secolo a cui si accede da una ripida scalinata contornata di bandierine colorate.

Tra i diversi padiglioni si trova il reikado dove è custodito il kiezu no reika, che si dice bruci da più di mille anni. Tanto che è stato perfino usato per accendere il focolare del Memoriale della Pace di Hiroshima. Un altro fuoco dal significato particolare: solo quando l’ultima testata nucleare sarà stata smantellata, infatti, si spegnerà.

I templi buddhisti e i santuari shintoisti in Giappone sono spesso degli ottimi luoghi in cui trovare souvenir a basso costo. I più gettonati sono sicuramente gli omamori, piccoli sacchetti di stoffa, contenenti degli amuleti per la salute, il successo scolastico o la sicurezza in viaggio. Se invece volete sapere di più sul vostro destino, rivolgetevi all’oracolo. In Giappone si chiama omikuji, ed è un piccolo foglietto di carta da cui si possono trarre previsioni o consigli utili sul futuro in cambio di una piccola offerta in denaro. La vista dalla cima vi ripagherà di tutta la fatica fatta per arrivarci.

Tenete però d’occhio l’orologio per evitare di ridiscendere con il buio. La funivia rimane il metodo più veloce per tornare verso l’approdo del traghetto per Miyajima-guchi. Dalle sue cabine sospese si può godere del panorama sulla vallata coperta di vegetazione. L’addio a Miyajima è magico, come l’arrivo. Il tramonto sulla baia e le luci di Hiroshima in lontananza sulla costa che piano piano iniziano ad accendersi. Dal traghetto, un ultimo sguardo indietro verso il torii, illuminato dai fari mentre scende l’oscurità, vera porta di quest’isola degli dei. E poi via di nuovo verso il mondo degli uomini.

Mangiare e dormire. Chi è forte di stomaco o amante dei frutti di mare non rimarrà deluso dai kaki, le ostriche, vera specialità dell’isola. Dappertutto prima di entrare nell’area del santuario troverete bancarelle e ristorantini a servirvele fresche, ma soprattutto arrostite. Tuttavia non pensiate di risparmiare. A Miyajima infatti i prezzi, anche per il cibo, solitamente conveniente in Giappone, sono piuttosto alti. Lo stesso vale per le strutture di accoglienza. A Miyajima esistono diversi hotel, ma tutti a prezzi piuttosto elevati. Consigliamo quindi di organizzare una gita giornaliera con base a Hiroshima, dove i prezzi sono più accessibili. La guesthouse J-hoppers, una catena di buon livello presente nelle principali città nipponiche, offre posti letto a partire da meno di 20 euro a notte. Prezzi simili anche per la K’s House, un’altra guesthouse e per il Reino Peace Park nei pressi del Parco della Pace. Se volete provare l’esperienza di un albergo tradizionale giapponese lo Iwaka Ryokan è il posto che fa per voi.

Arrivare. Da Milano e Roma partono voli diretti per Tokyo quattro volte a settimana a partire da 600 euro. Da Tokyo è possibile prendere un volo interno (1 ora e un quarto circa) per Hiroshima. Consigliamo comunque di scegliere un volo sul Kansai International Airport, nei pressi di Osaka. Dalla stazione Shin-Osaka potete prendere lo Shinkansen – il treno veloce – sulla Sanyo line per Hiroshima. Consigliamo inoltre, per gli spostamenti interni in ferrovia di munirsi, prima di partire, del Japan Rail Pass, uno speciale abbonamento ai mezzi gestiti dalla società ferroviaria giapponese (Japan Railways) riservati agli stranieri. Il pass è valido anche per il traghetto da Miyajima-guchi a Miyajima.

Per informazioni: Miyajima Tourist AssociationUnione albergiera di MiyajimaPagina dedicata a Miyajima sul sito della Japan National Tourism OrganizationJ-Hoppers

[Scritto per Oggiviaggi.it]