Wang Jing, l’uomo senza passato

In by Gabriele Battaglia

Un cittadino cinese, così si descrive Wang Jing, l’uomo che tra miniere e telecomunicazioni ha accumulato una fortuna. Ora ha vinto l’appalto per la costruzione di quella che potrebbe essere l’infrastruttura più grande del mondo. Ma su di lui rimangono delle ombre. Come ha avuto i suoi soldi? Chi lo sponsorizza? “Il mio curriculum? È molto semplice: sono nato a dicembre del 1972 a Pechino. Sono un cittadino cinese”. Queste le dichiarazioni di Wang Jing, l’uomo che arricchitosi con le miniere e dal 2010 con l’azienda di telecomunicazioni Xinwei, ha preso – registrando un’azienda ad hoc in Hong Kong – l’appalto per costruire un canale in Nicaragua che, mettendo in comunicazione i due oceani, aspira a sostituire l’infrastruttura panamense e ha cambiare gli equilibri geopolitici dell’area.

È stato intervistato dai giornalisti dell’Associated Press negli uffici di Pechino della sua azienda di telecomunicazioni. Il tema era l’obbiettivo – dichiarato raggiunto – di aver costruito reti di telecomunicazioni in 20 paesi. Ai giornalisti di Ap non tornavano i conti. Le loro ricerche sono state vane. In 12 di questi paesi non hanno trovato traccia di questi successi, negli altri otto i pochi dati forniti da Xinwei non erano sufficienti nemmeno ad iniziare un indagine.

Wang Jing ha accolto i giornalisti nel suo studio. Alle sue spalle una pittura di un Mao vittorioso circondato dai compagni comunisti e dai soldati dell’Esercito di liberazione popolare. Le sue parole, belle ma un po’ povere di contenuto, campeggiano su tutti i giornali di Hong Kong e rimbalzano su buona parte dei giornali mondiali: “prima che il mio team ed io ne prendessimo possesso, Xinwei era una tazza d’acqua calda a 99 gradi. È bollita dopo che sono arrivato, ma il mio merito è solo quello di [aver fatto salire la temperatura] di appena un grado”.

Così parla l’uomo che ha attirato l’attenzione mondiale a giugno scorso, quando il Nicaragua – tra infinite polemiche e dubbi sull’effettiva fattibilità del progetto – gli ha assegnato il progetto per quella che potrebbe diventare l’infrastruttura più importante di tutti i tempi. Secondo le ultime versioni del progetto (i cui soli studi sulla fattibilità sono costati 900 milioni di dollari) potrebbe arrivare a una lunghezza di 286 km e sarà completato da due porti, due zone di libero commercio, un oleodotto, una ferrovia e un aeroporto internazionale.

Secondo i piani iniziali, l’immane opera dovrebbe essere completata in dieci anni, ma la prima nave potrebbe già passare per il canale tra sei anni. Per ogni nave container è previsto un peso massimo di 250mila tonnellate, più del doppio di quello previsto per le navi che attraverseranno il Canale di Panama che ha appena previsto un’espansione del valore di poco più di 5 miliardi di dollari.

L’appalto da 40 miliardi di dollari e la concessione per 50 anni sono andati alla sua azienda di Hong Kong. Ancora non sono chiare le implicazioni che il governo cinese avrà nella questione. Alcuni, uno tra tutti Rene Nuñez presidente dell’Assemblea nazionale dello stato centroamericano, ha dichiarato alla stampa che il progetto rinforzerà l’influenza di Pechino nel commercio globale a scapito di quella americana.

Ma la Repubblica popolare nega qualsiasi coinvolgimento ufficiale. Interrogata più volte sulla questione, la portavoce del ministero degli esteri cinesi Hua Chunying, ha sempre ribadito – eludendo in realtà la domanda – che dal momento che Cina e Nicaragua non hanno rapporti diplomatici (il Nicaragua è uno di quella ventina di stati che riconoscono Taiwan), “partecipare al progetto del canale in Nicaragua è compito delle aziende cinesi interessate”.

Il Financial Times oltre a riportare voci che enfatizzerebbero la vicinanza dell’oscuro uomo d’affari Wang Jing con non meglio identificati “alti dirigenti del Partito comunista cinese” (online si mormora che sia il nipote di Wang Zheng, vice presidente della Rpc dal’88 al ’93) avvalora questa tesi riportando l’impressionante elenco di potenziali partner che il signor Wang avrebbe già messo insieme. Tra tutti spiccano la China Railway Construction, che ha già una lunga esperienza in progetti globali di ingegneria civile e i gruppi petroliferi di proprietà statale cinesi che hanno tutto l’interesse a diminuire i costi del trasporto del petrolio e del carbone dall’America Latina.

Il punto che tutti evidenziano è che, di quest’uomo che ha investito milioni nel settore minerario e in quello delle comunicazioni e che sta per costruire una così importante infrastruttura non si sa nulla. È miliardario, ma non si sa da dove vengono i soldi, dice di aver studiato medicina tradizionale, ma non si sa in quale università. “Prima che qualcuno diventa famoso, di lui si sa molto poco” ha commentato in questa rara intervista. Vero, il punto è proprio che quando si diventa famoso si deve essere disposti a scoprire il proprio passato.

[Scritto per Lettera43; foto credits: reportasia.com]