Dandong. Un nome che in Italia non dirà niente a nessuno e che suona come il rintocco di una campana. Invece è il miglior punto d’osservazione possibile per afferrare con un solo sguardo due Paesi un tempo molto simili e ora così diversi che più diversi non si può: Cina da una parte, Corea del Nord dall’altra.

Siamo nella provincia del Liaoning, che con Jilin, Heilongjiang e un pezzo di Mongolia Interna forma il Dongbei, il grande nordest cinese. Un tempo il mondo conosceva queste terre come Manciuria, e la mente corre subito a guerre, invasioni e al gigantesco tentativo di industrializzazione a tappe forzate voluto da Mao Zedong.

Ora, date un’occhiata alla mappa della Cina. Si dice che abbia la forma di una gallina. Ecco, il Dongbei è la sua testa e il becco sono le due Coree. Dandong è la città cinese che segna il confine tra il muso e il becco del pennuto: tra il chiassoso turbocapitalismo formalmente socialista e il silenzioso “regno eremita”, formalmente socialista pure lui. In mezzo c’è il fiume Yalu e, dall’altra parte, la città nordcoreana di Sinuiju, o almeno così dovrebbe essere. Perché se da questa parte, a nord, si sperimenta con tutti i cinque sensi l’ostentazione della nuova potenza cinese a base di neon, grattacieli e festoso caos metropolitano, di là, a sud, c’è il buio. Di qui il frastuono, di là il silenzio.

Vista da qui, la Corea del Nord è soprattutto turismo per nostalgici della cortina di ferro. Se la nuova Cina dell’accoppiata Xi Jinping-Li Keqiang comincia a spazientirsi con il regime dirimpettaio, se la gente di Pechino dà ormai esplicitamente dei folli agli ex compagni del Paese fratello, a Dandong la musica cambia e lo snervante vicino al di là del fiume Yalu è soprattutto business e divertimento. Immaginatevi una Disneyland sul tema “guerra fredda”.

C’è un vecchio ponte ferroviario bombardato dal “nemico Yankee” durante il conflitto coreano. È lì, mozzo, che termina in mezzo al fiume. Si paga per andare fino al moncherino e si paga ancora se si vuole noleggiare un bel binocolo per dare un’occhiata a “quelli là”. E se per caso siete in vena di folklore (o di trash), potete noleggiare un abito tradizionale coreano e farvi immortalare con il regno dei Kim sullo sfondo.

Sarete in buona compagnia, perché passeggiando sul lungofiume di Dandong abbiamo avuto modo di ammirare coppie di sposi che si facevano fotografare con lo sfondo del nuovo ponte – battezzato “dell’Amicizia” – e del tetro stabilimento che sta dall’altra parte. Una ruota panoramica si staglia sull’orizzonte coreano, oltre i pilastri del ponte distrutto. I cinesi giurano di non averla mai vista girare.

Sul lato cinese, invece, la vita è scoppiettante come in tutti i parchi del Celeste Impero. C’è chi canta e chi suona, mentre un gruppo di energici vecchietti si lancia in una travolgente performance di percussioni tradizionali: un ometto sui settant’anni pesta su un enorme grancassa, saltandoci intorno, per un buon quarto d’ora, gli altri lo seguono. Il tempo di fumare una sigaretta e ricomincia. Aquiloni e mongolfiere di carta si alzano nel cielo, dai locali esce musica assordante. Sembra quasi che lo facciano apposta per prendere in giro gli ex “fratelli”: “Ehi, guardate un po’ qui, marameo”.

Volete andare dall’altra parte? Allora dovete tornare a Pechino. Lì c’è la Koryo Tours, agenzia gestita dal vulcanico Nick Bonner (vedi link sotto), che organizza viaggi per occidentali. A patto che non siate giornalisti o fotografi professionisti, in tal caso non si passa. Non provate a fare i furbi perché vi beccano. Da qui, da Dandong, passano solo i cinesi. La Zhongguo Guoji Luxing She (China International Travel Service, la principale agenzia viaggi cinese) organizza comitive di turisti per andare dall’altra parte. Il gentilissimo Zhang Chun Jiang, che si fa chiamare Jacky, conferma che il viaggio standard di tre notti e quattro giorni è off-limits per i non cinesi.

Per dare uno sguardo ancora più da vicino, non vi resta allora che recarvi, con un regolare pullman di linea, venticinque chilometri a nordest di Dandong. Il luogo si chiama “monte della Tigre” (Hushan) e ufficialmente c’è la parte più orientale della grande Muraglia, costruita da un imperatore Ming nel quindicesimo secolo. Di fatto, la Corea del Nord è letteralmente a dieci metri di distanza dall’antica casamatta più in alto sul colle, che costituisce così un perfetto belvedere sul “regno eremita”: sui campi coltivati oltre la recinzione.

Se poi si scende lungo lo Yalu, che in questo punto è largo una quindicina di metri, la Corea è lì, a portata di mano. I cinesi vi forniscono impassibili binocoli (3 yuan), e un sentiero che conduce a una graziosa pagoda da dove potete comodamente fare “Korea-watching”. Se non vi basta, vi portano in barca (30 yuan) quasi fino al terrapieno sulla cui sommità una semplice rete segna il confine nordcoreano. Occhio però, i soldati dall’altra parte non gradiscono (come dar loro torto): noi siamo stati presi a sassate…

Mangiare. Imperdibile il Pyongyang Koryogwan, ristorante gestito direttamente dal governo nordcoreano e con personale altrettanto nordcoreano (sta in una via immediatamente dietro il lungofiume). Mentre mangiate, può capitarvi di assistere a spettacoli folkloristici. Un piatto di tagliatelle costa una trentina di RMB (3,50 euro), vi consigliamo di provare gli spiedini di carne. Sul lungofiume abbondano invece i ristoranti dove mangiare pesce, tagliatelle fredde o fonduta cinese (hotpot), le tre specialità della zona. I prezzi variano, ma dovreste comunque sfamarvi rimanendo entro i 100 RMB (13 euro). L’influenza della cucina coreana è notevole, ma se volete fare l’eccitante esperienza di mangiare carne di cane, allora è più facile trovarla nella città di Yanji, che si trova nella prefettura autonoma coreana di Yanbian (provincia del Jilin, più a nordest).

Dormire
. Gli hotel abbondano. Un paio di scelte del tutto accettabili sono il Kunlun Business Hotel (110 Jinshan Lu) e il Yalu River Hotel (87 Jiuwei Jie). Nel primo, una doppia la trovate a partire da 270 RMB (35 euro), nel secondo a partire da 315 (40). C’è poi il locale hotel della catena Super 8 (64-2, Binjiang Zhong Lu), nel quale potete anche cavarvela con 160 RMB (20 euro).

Arrivare. I prezzi dei voli Italia-Cina a/r (su Pechino e Shanghai) possono variare anche di molto: dai 500 ai 1000 euro circa. Consigliamo di tenere d’occhio le seguenti compagnie aeree: Aeroflot, Qatar, Lufthansa. Se si vuole il volo diretto, naturalmente Air China. Da Pechino a Dandong il volo A/R costa intorno ai 1200 RMB (150 euro), da Shanghai circa 1500 (190).

Per informazioni: Ctrip Koryo Tours

[Scritto per Oggiviaggi.it]