Cosa c’entra uno squadrone formato da 100 rapper con la propaganda del governo più discusso del globo? Tutto, o quasi. Stiamo parlando di Cina e della ricorrenza più importante dalla fondazione della Repubblica Popolare ovvero le 100 candeline del Partito Comunista Cinese (Pcc). La sua storia è in larga parte la storia della Cina contemporanea e, a differenza di quanto molti si aspettavano dopo l’implosione dell’Urss nel 1991, ha continuato a camminare sulle proprie gambe e a crescere. Nessun potere politico così centralizzato come quello del Partito Comunista può sopravvivere senza il consenso delle masse, e per farlo necessita di un continuo rinnovamento in fatto di linguaggi e mezzi di comunicazione.

La musica è uno di questi. Ma anche i meno esperti potrebbero capire che, volendo applicare un filtro occidentale, il suo valore sociale di vettore di idee, o addirittura di ideologie, è ormai una caratteristica del passato, ampiamente storicizzata e non applicabile al presente. Diversa invece è la situazione in Cina. Come in un perfetto rovesciamento della sua forma ribelle vista per pochissimo tempo alla fine degli anni ottanta (Cui Jian a Tiananmen, per fare un esempio) oggi la musica in Cina è il mezzo perfetto per diffondere gli ideali del Pcc. Nello specifico, la popolarità in patria del rap-hip-hop (xiha, 嘻哈) fa di esso lo strumento preferito del governo su cui plasmare brani ad-hoc intrisi di ideologia. Come insegna il chengyu xiaoli ceng dao (笑里藏刀), che significa “un sorriso che cela un coltello”, siamo di fronte ad un’arma ben studiata celata dietro lo sfavillio di un brano rap. Poco importa che in questi casi la musica sia solo un contorno che nulla ha a che vedere con i numerosi artisti e produzioni di livello di cui la terra di mezzo prospera. Ma vediamone alcuni.

Tra i primi brani ricordiamo “This is China” dei Chengdu Revolution, uscito nel 2016 a pochi giorni dal 95° anniversario dalla fondazione del Pcc. Nel testo in inglese, che ricorda più una captatio benevolentiae, sono presenti dei topos condivisi con altri brani usciti negli anni successivi. In primo luogo le varie scuse non richieste: “It is real that the pollution is severe at the present stage/Similar to 1950s London and L.A” e le accuse alle potenze occidentali “Today I wanna restore the impression you have on my country, China which have been exactly fabricated by media for a long time”.

Altro tema ricorrente, come nella più nobile tradizione propagandistica socialista, è la celebrazione del progresso e la sua versione 2.0 ovvero la salvaguardia dell’ambiente. Tanto nel rap dedicato alle “Due sessioni” (liang hui, 两会) di marzo 2019, che in quello per il 14° piano quinquennale (Marzo 2021) si parla in maniera elementare, esplicita, quasi infantile di questi temi: “You see we’ve attained landing on the dark side of the moon. All the hardness absorbed like carbon dioxide in the woods”. Ma anche: “Soaring green peak sand clear waters col equal to mountains of silver, gold. Small ponds are found in my town, clear blue lakes also abound”.


La legittimazione dei progressi della Cina e delle proprie scelte politiche passa quindi (anche) da un brano confezionato ad arte che arriva nelle cuffie dei giovani cinesi nel tempo di un play. La funzione educativa di tali istanze è applicabile alla stessa maniera anche quando i temi trattati e le posizioni da difendere sono tra le più delicate a livello globale. Si, avete capito bene, esistono due brani tailor-made anche per le questioni Xinjiang e Hong Kong. Qui, autoaffermazione, nazionalismo e attacco agli Usa sono i temi base: da un lato i riferimenti allo schiavismo negli Stati Uniti, come si legge nella frase “gotta tell Uncle Sammy for southern plantation’s money I saw forced labor working so poor”. Dall’altro quelli agli Usa come burattinaio delle rivolte (ampiamente stigmatizzate) di Hong Kong: “somebody wanna split Hong Kong from us”.


Adesso proviamo a considerare ogni secondo, ogni barra, ogni pensiero di questi brani come una preparazione psicologica alla più importante delle celebrazioni. Lo scorso 23 Giugno il Pcc ha compiuto cento anni e il suo rap non ha tardato ad arrivare. 100% non è un brano qualunque ma la collaborazione tra cento rapper cinesi e una sorta di summa di quanto detto finora. Quindici minuti che contengono ogni riferimento già menzionato e ne aggiungono altri per non mancare nessun punto programmatico della propaganda del Partito. Ecco alcuni estratti del brano e il tema a cui più o meno velatamente fanno riferimento.

百分百的黄色皮肤 包裹着骨气
Pelle gialla al 100% avvolge la spina dorsale (superiorità etnica)

孝敬了父母再全力的拼
Rispetto i miei genitori e lavoro ancora più sodo (pietà filiale)

看历史文化军事商业高科技
Guarda la storia, la cultura, l’esercito, il commercio, l’high-tech (progresso)

从一贫如洗再到光辉四溢此生无悔我生长在中华家
Dalla povertà allo splendore, non ho rimpianti in questa vita sono cresciuto in una famiglia cinese (lotta alla povertà)

实现社会主义 红旗在我心里
Realizzare il socialismo, la bandiera rossa è nel mio cuore (ideologia politica)

东亚的霸主正扩散着版图这巨龙曾背负血与泪征行
Il signore supremo dell’Asia orientale sta espandendo il suo territorio. Questo drago ha dovuto sopportare sangue e lacrime (rivalsa nei confronti delle altre potenze)

少年担当托起中国梦
I giovani hanno il ruolo di far crescere il sogno cinese (dottrina di Xi Jinping)

对未来期待 昂首阔步做大国企大品牌
Guardando al futuro procediamo sicuri nel creare grandi marchi in aziende statali (protezionismo)

Sarebbe semplicistico pensare che l’unica direzione di questo indottrinamento sia quella che, partendo dal Politburo e passando per una cassa di risonanza popolare, arriva fino alle masse (quelle più giovani in questo caso) che accettano passivamente tali messaggi. Analizzando invece il punto di vista del destinatario finale di questo procedimento, ovvero i giovani cinesi che hanno dimestichezza con l’hip-hop e il rap, si potrebbe scoprire un lato diverso della faccenda. È ormai un fatto consolidato il ritorno di interesse e confidenza della Z-gen cinese nei confronti dell’ideologia di Xi che si scaglia, ad esempio, contro una classe imprenditoriale considerata sfruttatrice. Da un lato i giovani cinesi vedono aumentare progressivamente la competitività nel mondo del lavoro e contestualmente assottigliarsi le opportunità di un lavoro soddisfacente, dall’altro i ricchi imprenditori spesso invisi al Pcc. Un problema e un divario che vanno esacerbandosi creando sempre più spesso due fazioni opposte, una sorta di nuova lotta di classe che riecheggia, proprio nell’anno del centenario del partito, il nome di Mao Zedong.

Sebbene nel web cinese non sia difficile trovare innumerevoli critiche al brano sia da un punto di vista stilistico che contenutistico (su Weibo c’è chi ha detto “ho buttato quindici minuti della mia vita”) il governo sembra voler continuare a puntare sulla musica per legittimare le proprie posizioni. Recentemente infatti la grande macchina del soft power cinese ha toccato anche uno dei passatempi favoriti del popolo cinese: il karaoke. Il governo ha richiesto ai vari gestori di stilare delle blacklist con brani da eliminare dai menù delle scelte. Un nuovo capitolo che ricorda il ban del 2015 di 120 canzoni sparite dal web. Tra i più colpiti ci furono i (veri) rapper pechinesi Yisan’er(阴三儿), gli stessi che cantavano “Il ministero della cultura non approva Yisan’er che non si ferma. Non mi importa”.

What’s next?

Di Stefano Capolongo*

*Gestisce su Instagram la pagina cinesedabao, in cui racconta la musica cinese e quello che succede oggi in Cina attraverso i caratteri e i loro mutamenti