All’inizio del 2019, nel quarantesimo anniversario del messaggio ai compatrioti di Taiwan, il presidente XI Jinping ribadisce l’unificazione dell’isola con la Repubblica Popolare Cinese senza escludere l’utilizzo della forza. Il modello dell’unico paese con due sistemi (one country, two systems) non sembra l’opzione più adatta, vista la strenua opposizione della “provincia separatista”.

L’ago della bilancia è rappresentato dagli Stati Uniti che, con la presidenza Trump, hanno confermato il pieno sostegno a Taiwan per contenere la minaccia militare cinese. Il dilemma della sicurezza in cui gli stati rischiano di cadere inasprirà il conflitto se la diplomazia americana non promuoverà una politica di deterrenza in entrambe le direzioni, anche a discapito dell’alleato storico, in favore della stabilità.

Il paper intende fornire un background delle complessità storiche e politiche che hanno caratterizzato il particolare status quo di Taiwan. Si analizzerà come le circostanze sociali del continente, dalla Seconda Guerra Mondiale alla Guerra Civile Cinese, abbiano consolidato le relazioni tra la superpotenza americana con la nascente Repubblica di Cina. Successivamente, si considereranno le relazioni tra la Repubblica Popolare Cinese e gli Stati Uniti lungo tutta la Guerra Fredda fino alla presidenza Trump, differenziando i rispettivi obiettivi delle potenze e delle loro presidenze

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*Luca Giro (luca.giro@edu.unito.it), veneziano classe 1996, studente magistrale di Scienze Internazionali con curriculum “China & Global studies” all’Università degli studi di Torino. Già laureato in Scienze Diplomatiche all’Università di Bologna. Appassionato di buon cinema e buoni libri. “La Chinoise” di Jean-Luc Godard e il romanzo “Sorgo rosso” di Mo Yan, l’hanno fatto appassionare alla Cina. Aspirante giornalista, attualmente curatore del blog di attualità “ellepuntogi”.