SINOLOGIE – Mao e gli intellettuali cinesi

In by Simone

La tesi Il rapporto tra gli intellettuali cinesi ed il Partito Comunista in Cina durante la Campagna dei Cento Fiori vuole analizzare il rapporto intercorrente tra la classe intellettuale ed il Partito comunista cinese. Cosa significava davvero essere un intellettuale nella Cina comunista di Mao Zedong? Come e quando si incrina il rapporto con il potere?
La natura del rapporto intercorrente tra la classe intellettuale ed il Partito Comunista Cinese può spesso risultare notevolmente complessa da comprendere. Questa relazione ha infatti conosciuto fasi di sviluppo piuttosto emblematiche, in particolar modo a causa dell’atteggiamento a volte  brutalmente repressivo, a volte più liberale, che il Partito ha assunto nel corso degli anni nei confronti della classe intellettuale. L’obiettivo principale del PCC per quanto riguardava gli intellettuali indubbiamente consisteva nel portare questi ultimi sotto il diretto controllo ideologico del Partito.

Questo comportava la necessaria adesione da parte dell’intelligentsia cinese all’ideologia del Marxismo-Leninismo, nonché alla causa socialista e rivoluzionaria. Ma cosa significava davvero essere un intellettuale nella Cina comunista di Mao Zedong? E cosa comportava per un intellettuale vivere in Cina durante il lancio di una campagna di rettifica del pensiero? Perché il Partito Comunista ha cambiato innumerevoli volte atteggiamento nei confronti della classe intellettuale cinese?

È proprio da queste domande che è scaturita la curiosità che mi ha portato a sviluppare una ricerca più ampia su uno dei periodi più controversi della storia del governo del PCC e del rapporto da esso instaurato con l’intelligentsia cinese: la Campagna dei Cento Fiori del 1956. La scelta di tale periodo è stata dettata dalla volontà di chiarire attraverso un’analisi critica, le motivazioni che hanno mantenuto il rapporto tra intellettuali cinesi e PCC costantemente in bilico tra repressione e liberalizzazione nel corso degli anni.

Da questo punto nasce l’obiettivo di analizzare il Movimento dei Cento Fiori e le ragioni che hanno portato gli intellettuali a passare dall’occupazione di una posizione di grande rilievo con la possibilità di esprimere la propria opinione liberamente, a quella di portatori del marchio di “elementi di destra”, prendendo in considerazione anche i movimenti di rettifica del pensiero promossi in precedenza dal PCC e la visione maoista ed intellettuale della cultura e del ruolo della figura intellettuale. Inoltre, non va omessa in alcun modo l’estrema rilevanza della Campagna contro la Destra sotto questo punto di vista, in quanto essa segna il momento in cui si verifica la rottura definitiva della relazione tra intellettuali e PCC in Cina.

Partendo da questo presupposto, mi è stato possibile effettuare una ricerca più approfondita sulle questioni che hanno condotto all’ennesimo repentino cambio di atteggiamento della leadership comunista, portando alla luce alcuni rimarchi di grande rilievo riguardo l’idea maoista della cultura di massa, derivante dalla rielaborazione di Mao Zedong del modello Marxista-Leninista ed il contrasto di quest’ultima con la visione degli intellettuali riguardo l’arte, la letteratura e più in generale, riguardo l’ambito culturale.

Per quanto concerne le fonti utilizzate nella stesura di questo elaborato, alcuni volumi sono risultati assolutamente indispensabili. Tra questi è opportuno citare il quattordicesimo volume dell’enciclopedia The Cambridge History of China, curato da Roderick MacFarquhar e John King Fairbank. Tra i saggi contenuti in tale volume, lo scritto The Party and the Intellectuals di Merle Goldman è risultato particolarmente utile ai fini della ricerca sull’argomento. È stato inoltre possibile trovare molti documenti interessanti in due volumi dello studioso Roderick MacFarquhar: The Hundred Flowers Campaign and the Chinese Intellectuals e The Origins of the Cultural Revolution, I: Contradictions among the People, 1956-1957.

Per la parte prevalentemente storica, utile nella contestualizzazione del periodo, ho utilizzato invece il testo La Cina del Novecento. Dalla fine dell’Impero a oggi, di Guido Samarani ed il volume Storia della Cina. La politica, la realtà sociale, l’economia dall’antichità ai giorni nostri, di John A. G. Roberts. Sebbene dai testi reperiti sia stato possibile trarre numerosi spunti, ho notato che spesso risultava mancante una vera e propria visione critica del periodo ed un contenuto che approfondisse il tema in maniera davvero specifica. Di conseguenza, questo mi ha spinto a cercare di creare un lavoro incentrato sull’epoca dei Cento Fiori e sul rapporto esistente tra PCC e intelligentsia cinese in tale periodo che potesse analizzare la tematica da una prospettiva più critica rispetto alle opere reperite e che scavasse in modo più profondo in questa relazione decisamente controversa.

Oltre ad approfondire la tematica principale, la struttura della tesi tende anche a sottolineare l’importanza di alcuni eventi storici precedenti al periodo dei Cento Fiori, in quanto rilevanti per comprendere appieno il periodo maggiormente trattato nell’elaborato. Il primo capitolo quindi si apre con un’esposizione critica dei Discorsi alla conferenza di Yanan sulla letteratura e l’arte, pronunciati da Mao Zedong a Yan’an nel 1942. Mi è sembrato estremamente rilevante partire da questo punto, in quanto è proprio grazie a questi discorsi che il PCC ha gettato le basi per la produzione artistica e letteraria degli anni successivi e proprio i principi stilati da Mao in tale periodo saranno messi fortemente in discussione dall’arte e dalla letteratura dell’epoca dei Cento Fiori.

Il capitolo continua con un excursus di tipo storico, poiché è necessario tenere a mente che il movimento del 1956 è stato preceduto da diverse campagne di rettifica del pensiero lanciate dal Partito allo scopo di ottenere il controllo ideologico, oltre che politico, delle menti più brillanti dell’intelligentsia cinese che continuavano ad avere dubbi sull’adesione al Partito e sulla conformazione della propria produzione letteraria ai principi dei Discorsi di Yan’an. Inoltre, una panoramica di questo genere può essere utile al fine della comprensione del comportamento assunto dagli intellettuali durante il periodo dei Cento Fiori e del tipo di relazione esistente tra l’intelligentsia cinese e la leadership del PCC.

Il secondo capitolo è invece incentrato sulla prima fase del Movimento dei Cento Fiori, in quanto risulta rilevante prendere in considerazione il fatto che esistano delle grandi differenze tra il primo ed il secondo anno della campagna, sia riguardo alle critiche espresse, sia riguardo all’atteggiamento adottato dagli intellettuali e dal Partito. In apertura del capitolo è presente un’ampia panoramica volta ad illustrare il ruolo degli intellettuali nella società cinese e quella che Mao avrebbe desiderato che fosse la vera funzione da essi interpretata.

Per facilitare la comprensione della tematica, nel capitolo vengono presentati i discorsi di incoraggiamento alla libera espressione di critiche ed opinioni, pronunciati da Zhou Enlai e Mao Zedong poco prima del lancio della campagna. Il terzo capitolo invece, parte con l’analisi della seconda fase dei Cento Fiori, inaugurata dal discorso intitolato Sulla corretta gestione delle contraddizioni in seno al popolo di Mao Zedong, ma esso punta più approfonditamente a chiarire le motivazioni del cambio di marcia del Partito rispetto alla liberalizzazione promossa durante la Campagna dei Cento Fiori ed esamina le difficoltà dell’epoca, la situazione degli intellettuali in tale momento e le conseguenze disastrose della Campagna contro la Destra, la quale ha segnato la  creazione di un’ampia frattura nel rapporto tra intellettuali e PCC ed all’emarginazione della classe intellettuale cinese dal resto della società.

Si evince perciò, tramite l’analisi che ho avuto modo di approfondire nella stesura del mio progetto, che Mao Zedong ha cercato di sfruttare la figura intellettuale a proprio favore negli anni fin quando gli è stato effettivamente possibile, cercando di controllarne il pensiero e provando soprattutto ad utilizzarne le energie allo scopo di facilitare lo sviluppo della nazione in campo economico, industriale e sociale. Mao era convinto che gli intellettuali vedessero nel PCC l’unica via possibile da seguire e, per questa ragione, si sentiva autorizzato a chiedere il contributo dell’intelligentsia, imponendo nello stesso tempo un certo numero di restrizioni nei confronti di tale forza sociale.

Rendendosi però conto che la classe intellettuale non sarebbe mai stata completamente disposta a piegarsi alla volontà del Partito senza opporre la minima resistenza, il lancio della Campagna contro la Destra simboleggia l’esatto momento in cui Mao ha deciso di rinunciare alla figura dell’intellettuale cinese come chiave dello sviluppo e del progresso del paese in ogni settore, discriminandola, umiliandola pubblicamente e relegandola così ai margini della società, dove sarebbe rimasta ancora per molti anni a seguire.

*Martina Totaro martinatotaro[@]outlook.com è nata il 27 aprile 1992 a Roma. Da sempre appassionata allo studio delle lingue, decide di dedicarsi allo studio della lingua, della cultura e della storia della Cina, laureandosi con successo in Lingue e Mediazione Linguistico-Culturale all’Università degli Studi Roma Tre.   

**Questa tesi è stata presentata presso l’Università degli Studi Roma Tre. Relatore: prof: Mauro Crocenzi.