La parte iniziale di questo progetto di tesi è dedicata a fare chiarezza sulla tecnologia Blockchain e sui suoi legami con le criptovalute. Esistono, infatti, numerosi termini per definire e descrivere la Blockchain: tecnologia, network, infrastruttura, ecosistema. Per confondere ancora di più le acque, per molto tempo il termine Blockchain è stato confuso con le criptovalute, il Bitcoin o i pagamenti on-line in generale.

In realtà le criptovalute sono solo una delle numerose e possibili applicazioni della tecnologia Blockchain che è oggi utilizzabile quindi sia nel contesto finanziario (con Bitcoin e altre criptovalute che si sono sviluppate successivamente), ma anche come piattaforma per gestire transazioni e scambi di informazioni e dati in maniera decentralizzata e in campi che non hanno alcuna attinenza con la finanza.

Cinque sono i concetti chiave fondanti della tecnologia Blockchain: decentralizzazione, trasparenza, sicurezza, immutabilità e scalabilità. A questi se ne aggiungono altri due che fanno da corollario: fiducia e comunità, perché il fine della tecnologia Blockchain è rendere possibile la nascita di una comunità decentralizzata in cui tutti i membri possano scambiarsi dati, informazioni o valore in fiducia, senza il bisogno di un’autorità centrale che faccia rispettare le regole.

Infatti questa tecnologia può essere definita come un grande registro on-line elettronico, su cui è possibile costruire una miriade di applicazioni. Come suggerisce il nome, è una catena di blocchi digitali che contiene un registro delle transazioni che vengono effettuate tra i partecipanti della catena. Ogni singolo blocco è collegato a tutti i blocchi dei partecipanti della rete e questo rende difficile alterarlo poiché, proprio a causa della natura decentralizzata del digitale, un hacker dovrebbe modificare tutto il blocco contenente quella transazione. La transazione viene cosi registrata in maniera trasparente e sicura sulla rete attraverso il consenso dei partecipanti.

E’ in questa decentralizzazione e democrazia che sta il portato rivoluzionario intrinseco all’utilizzo delle tecnologie Blockchain.

Nella seconda parte ci si è focalizzati sul fenomeno in Cina. La febbre delle criptomonete è esplosa in Cina nel 2013, e il dragone si è imposto sulla scena internazionale quale hub dell’ecosistema delle criptovalute mondiale, sia per via del numero di transazioni operate e soprattutto per il mining, ovvero il processo operativo che sottende al funzionamento della tecnologia blockchain e che richiede grande potenza di calcolo (per aggiungere nuovi blocchi alla blockchain) e un ingente dispendio di energia elettrica per funzionare. I network di miners e le fabbriche di bitcoin si sono avvantaggiate in Cina dell’iniziale disinteresse delle autorità e del basso costo dell’elettricità nel paese.

Ad essere precisi il bitcoin non rappresenta il primo esperimento con le criptovalute avvenuto in terra cinese. Già nel 2002, la Tencent, aveva lanciato il “Q-coin”, un sistema di pagamento online che permetteva agli utenti di utilizzare monete virtuali per acquistare servizi sulla piattaforma Taobao. In poco tempo divenne così popolare da insospettire le autorità che intervennero nel 2009, limitandone l’uso solo al trading di servizi e beni virtuali e di servizi on line.

Il Bitcoin approda in Cina solo nel 2013, con un lungo documentario della CCTV, la tv nazionale. In poco tempo, il paese diventa il primo mercato al mondo. Le ragioni del successo delle criptovalute in Cina sono molte: la debolezza e la svalutazione dello Yuan, l’anonimato garantito dalle criptovalute, i bassi costi dell’energia elettrica in Cina. Gli ultimi dati relativi al luglio 2018 indicano la Cina come la sede di più dell’80% delle mining factories al mondo.

È possibile individuare una delle principali motivazioni che hanno spinto lo stesso Satoshi Nakamoto, l’inventore del Bitcoin, alla realizzazione della criptovaluta in questa sua breve citazione: “Bitcoin is very attractive to the libertarian viewpoint if we can explain it properly”. “如果我们能正确解释比特币,这对于自由主义观点非常有吸引力”.

Per la prima volta, la tecnologia non può essere tenuta sotto controllo da entità centralizzate grazie alla struttura decentralizzata della tecnologia Blockchain.

Naturalmente questa repentina espansione non è passata inosservata all’occhio delle autorità cinesi che si sono espresse per la prima volta nel dicembre 2013 in una nota della People’s Bank of China: “First Notice over Bitcoin of the People’s Bank of China”. Nel documento si sottolinea come le criptovalute non siano in nessun modo paragonabili al Renminbi e si mettono in evidenza i rischi in cui gli utenti potrebbero incorrere utilizzando criptovalute, vietandone altresì qualsiasi forma di trading nel paese.

La stretta ha parecchie cause, alcune chiare altre meno. Le autorità di Pechino temono che le criptovolaute possano incoraggiare traffici illeciti e incrementare la corruzione, ma ai più attenti non sfugge la volontà di Pechino di tenere strettamente sotto controllo, o addirittura inglobare, una tecnologia che potrebbe rivelarsi pericolosa per la tenuta economica e sociale del paese.

La pubblicazione del documento ha causato una crisi delle criptovalute con effetti importanti nel resto del mondo dove il valore del Bitcoin ha perso più del 50% rispetto al dicembre 2013.

Una non perfetta implementazione del bando ha però permesso alle operazioni di criptovalute di continuare nel corso del 2015, facendo leva su stratagemmi e sul scarso enforcement della legge. Da quel momento, tra le manovre deflattive di Pechino e i sospetti che il governo nutre nei confronti delle maggiori piattaforme, le criptovalute sono riuscite a sopravvivere raggiungendo un picco nel 2017, rappresentando un anno d’oro anche per l’Offerta di valore iniziale (ICO- Initial Coin Offering), una modalità di crowdfunding lanciata dalle start-up per raccogliere fondi e realizzare la propria idea business.

Mentre la Cina sta adottando tecnologie blockchain in una varietà di contesti diversi, l’atteggiamento delle autorità nei confronti delle criptovalute rimane molto attento.

L’ultimo capitolo della tesi è dedicato a un’analisi di alcuni progetti futuri della tecnologia Blockchain in Cina. In particolare, si analizza l’eventuale collaborazione tra l’ecosistema cinese NEO (la più importante criptovaluta cinese) ed Ethereum (altra criptomoneta, rivale di Bitcoin) con il governo cinese, insieme a degli scenari ipotetici su cosa accadrà se questa nuova tecnologia divenisse centralizzata e regolamentata dal governo cinese o se una criptovaluta nazionale venisse rilasciata dall’autorità cinese centrale. Il lavoro è completato da un interessante glossario dei termini della tecnologia Blockchain in inglese e cinese.

*Titolo originale: “The Crypto Ecosystem in China: Between technological development and political restriction”.Master’s Degree Programme
In Languages, Economics and Institutions of Asia and North Africa, Academic Year 2017/2018

Supervisor Prof. Renzo Cavalieri, Assistant supervisor Adriano Bonforti

**Teresa Tropea, 
teresa-tropea@hotmail.it, laureata in Lingue, culture e società dell’Asia e dell’Africa Mediterranea presso l’Università Cà Foscari di Venezia, ha conseguito anche una laurea magistrale in Language and Management to China, ottenendo una prima borsa di studio presso la Capital Normal University di Pechino (首都师范大学 ) nel 2015 e una seconda a Barcellona all’Universitat Autònoma Barcelona  (UAB) nel 2017. Ha effettuato nel 2017 un tirocinio presso H-Farm (TV), un incubatore di start-up che, in partnership con l’intermediario cinese di investimenti all’estero QWOS, ha lanciato “Marco Polo”, un programma che ha favorito l’accesso a sei start-up italiane di entrare nel mercato cinese.  Attualmente è Milano dove svolge un tirocinio presso la divisione Technology di Accenture.