Capitolo 1 – L’apprendente sinofono: caratteristiche e processi acquisizionali

Negli ultimi anni sempre più studenti cinesi si sono avvicinati allo studio della lingua italiana sia in Cina sia in Italia, grazie anche a programmi di studio come il programma Marco Polo, a seguito integrato con il programma Turandot. Numerosi atenei italiani, ma anche scuole private e associazioni culturali, hanno attivato un corso propedeutico di lingua italiana della durata di 10 mesi «per permettere agli studenti cinesi che intendono iscriversi all’università di acquisire le competenze linguistiche e culturali necessarie a frequentare le lezioni universitarie» (Bonvino, Rastelli 2011: IX).

Tuttavia, nonostante le grandi speranze riposte nel programma Marco Polo, sono emersi alcuni problemi. Il primo problema concerne il numero inferiore, rispetto a quello atteso, di studenti cinesi che realmente si sono iscritti alle università italiane (Bonvino, Rastelli, 2011: 4), il secondo problema riguarda il fatto che diversi atenei e scuole private “senza alcuna specifica esperienza né sulle questioni acquisizionali, né sull’insegnamento dell’italiano L2, si sono lanciati sugli studenti “Marco Polo” considerandoli una fonte di entrate per i vari Centri linguistici” (Vedovelli 2011: 5). Questi problemi, insieme alla scarsa accoglienza degli studenti cinesi, alle debolezze mostrate nell’organizzazione del progetto e a causa anche delle elevate difficoltà nell’apprendimento della lingua italiana hanno portato molti studenti cinesi ad abbandonare il programma (Vedovelli 2011).

Quanto esposto finora può aiutare a comprendere le difficoltà incontrate dagli apprendenti sinofoni in Italia e il disagio provato dagli stessi perché non potendo comunicare nella lingua di arrivo, non comprendendo le lezioni e incontrando problemi di adattamento al nostro sistema formativo universitario.

In questo elaborato verrà presa in esame l’abilità di produzione scritta dell’esame CILS, la Certificazione di Italiano come Lingua Straniera realizzata dall’Università per Stranieri di Siena. In particolare, sarà svolta un’analisi degli errori morfosintattici più frequenti nelle produzioni scritte di candidati sinofoni. Questa analisi vuole essere d’aiuto per comprendere alcune differenze della lingua cinese rispetto a quella italiana e per dare alcune indicazioni per lo sviluppo dell’abilità di produzione scritta agli insegnanti di lingua italiana che lavorano con studenti cinesi.

Al fine di comprendere al meglio gli errori morfosintattici che verranno analizzati nel capitolo 3, potrebbe essere utile sintetizzare i principali concetti della linguistica acquisizionale per poi soffermarsi sulle caratteristiche dell’apprendente sinofono, il suo stile di apprendimento e le problematiche più comuni nell’apprendimento dell’italiano.

1.1        La linguistica acquisizionale e il concetto di “interlingua”

La linguistica acquisizionale è un settore della linguistica applicata che studia in maniera specifica le sequenze e i modelli di apprendimento di una lingua non materna, detta lingua seconda (L2) in quanto appresa dopo la lingua materna o lingua prima, detta L1, allo scopo di fornire maggiori indicazioni per una migliore impostazione didattica della L2 (Chini 2005).

Questa disciplina analizza e spiega, inoltre, le tappe del processo di apprendimento di una L2 e i fattori che possono condizionare tale processo, avvalendosi dei contributi derivati dai rapporti con altre scienze di area linguistica, psicologica e sociale (linguistica generale e applicata, sociolinguistica, neurolinguistica, psicologia cognitiva, psicologia sociale, ecc.).

Nell’ambito della linguistica acquisizionale è molto importante il concetto di “interlingua”, interlanguage così come proposto da Selinker nel 1972, ovvero «un sistema linguistico a sé stante […] che risulta dal tentativo di produzione da parte dell’apprendente di una norma della lingua obiettivo». Si tratta, quindi, di un prodotto della grammatica mentale, un sistema di regole diverso dalla L1 e dalla L2, ma che si fonda anche su regole provenienti da queste due lingue. L’interlingua è un sistema dinamico, creativo e variabile che idealmente tende alla lingua d’arrivo; essendo un sistema in costante movimento, progressivo ma anche regressivo, l’interlingua è soggetta a fossilizzazione, ovvero il meccanismo di cristallizzazione di un errore linguistico, per cui il parlante non sente più la necessità di migliorare la propria competenza linguistica e non riceve input comunicativi sufficienti per migliorare il proprio livello di interlingua.

L’errore è ora visto come un segno del progresso nel processo di apprendimento della lingua e ogni volta che l’apprendente percepisce l’errore e tenta di correggerlo, presumibilmente andrà a formulare nuove ipotesi che, inevitabilmente, lo porteranno a commettere nuovi errori prima di arrivare alla forma corretta.

* Diego Leporati Dopo una laurea in Lingue e Letterature Straniere (inglese, tedesco, cinese) all’Università degli Studi di Bergamo, nel 2010 ho frequentato un corso intensivo di cinese presso la Shanghai Jiaotong University 上海交通大学. Dal 2011 ho iniziato il mio percorso lavorativo presso una scuola privata a Shanghai (Shanghai Senmiao School 上海森淼学校), prima come insegnante di italiano a studenti cinesi poi come responsabile didattico (fino ad agosto 2017).

** Tesi discussa presso l’Università per Stranieri di Siena A.A. 2017-18, Master DITALS livello I

Relatore: Prof.ssa Machetti Sabrina