“Nelle aree rurali molte persone sono ancora sotto l’influenza di norme patriarcali e lasciano tutte le risorse ai ragazzi; viceversa, si richiede alle ragazze di dare tutto alla famiglia in segno di rispetto e non viene loro permesso di andare a scuola perché tutti i fondi della famiglia vengono spesi per i ragazzi.” [Donna, 20 anni, studentessa di lingue a Perugia.]

Io credo di essere molto fortunata, i miei genitori danno la stessa importanza a figli maschi e femmine. Ma in alcune zone povere della Cina, in zone ancora abbastanza tradizionaliste, c’è ancora la concezione che gli uomini siano superiori alle donne. Non viene data importanza alle donne, che dovranno assistere il proprio marito ed educare i propri figli fino alla vecchiaia. Riguardo alla differenza di aspettative, generalmente coincidono. Si desidera, semplicemente, che i propri figli abbiano un futuro prospero. In alcune zone contadine, forse, dopo che le figlie finiscono la scuola elementare o la scuola media non viene loro concesso di studiare oltre. Ma queste sono situazioni che nelle città ormai si vedono raramente” [Donna, 19 anni, studia italiano a Fóshān. ]. Come sottolinea la ragazza intervistata, se la situazione dell’abbandono scolastico nelle zone rurali è piuttosto equa per quanto riguarda i maschi e le femmine fino alle scuole medie, il divario aumenta negli anni successivi.

剩 (shèng) è un termine che significa letteralmente residuo, rimanente, superfluo: aggettivo che si accompagna generalmente a sostantivi quali cibi, vestiti e prodotti, indicandone una quantità in eccesso. Di recente è comparso anche come attributo del carattere 女 () donna. 剩女 (shèngnǚ) può essere tradotto come: “leftover woman”, ovvero: “avanzo di donna”, in riferimento alle donne nubili con età intorno alla trentina, istruzione di livello universitario e una buona posizione lavorativa. Laureate, indipendenti e moderne, queste giovani vengono considerate un “surplus negativo”. La ricercatrice americana Leta Hong Fincher sostiene che si trattò di una mera campagna per rimediare ai milioni di scapoli in eccesso in Cina a causa di una “selezione” basata sul genere, una serie di aborti legati alla politica del figlio unico. Durante la Rivoluzione Cinese le donne sostenevano “una metà del cielo” ma a causa delle norme sessiste profondamente radicate all’interno della società cinese un divario tra salari, molestie sessuali sul posto di lavoro e maschilismo imperante resero impossibile raggiungere un’uguaglianza di fatto. Il valore della donna era ancora posto in relazione ai successi dell’uomo; con il tempo e le generazioni, in particolare a partire dai nati dopo gli anni ’80, vi furono alcuni cambiamenti.

Tradizionalmente la famiglia cinese è composta da un insieme piuttosto ampio di persone –  la coppia marito-moglie, il figlio, i genitori paterni e i parenti stretti (zii, cugini, nipoti) – che condividono la vita quotidiana sotto lo stesso tetto. I ruoli e i compiti di ciascuno sono ben delineati: ogni individuo è inserito in un’organizzazione gerarchica. Come accade tradizionalmente nella maggior parte del mondo, alle donne sono affidati la cura e l’educazione della prole, la pulizia della casa, la spesa, la cucina e la gestione domestica in toto. Il carattere di uomo: 男 (nán) è composto da 田 (tián) terra e 力 () forza, suggerendo come l’individuo maschio sia intrinsecamente legato alla forza fisica necessaria per lavorare la terra. In una società rurale i campi sono il fulcro dell’attività quotidiana di chi deve sostenere economicamente la propria famiglia. All’uomo è richiesto di essere un punto di riferimento, guadagnare, far rispettare la dignità e il buon nome della sua famiglia.

Con un’eredità culturale di questo stampo, le giovani (e in taluni casi emancipate) ragazze cinesi che studiano, lavorano e non si accontentano faticano a incastrarsi nel puzzle di una Cina che, per quanto si stia aprendo al mondo, non è ancora in grado di assimilare completamente questa “nuova” tipologia di donna. 剩 è un avanzo che suggerisce quanto quello che hanno in più queste giovani – una laurea – divenga un limite allo sviluppo e alla piena realizzazione di una donna cinese: trovare un buon marito, diventare una signora rispettabile e una madre virtuosa. Un’espressione più moderna per trasmettere lo stesso concetto suddivide i generi umani in: “Maschio, femmina e femmina PhD”, alludendo a donne che faticheranno a trovare un compagno – o non lo troveranno mai – perché troppo vecchie. A confronto, i pareri di due ragazzi cinesi sulle aspettative nutrite dai genitori cinesi nei propri figli:

“I genitori cinesi sperano che le loro figlie mettano su famiglia con un buon marito e che siano felici. Nei confronti dei figli maschi hanno aspettative ben più alte.”
[Uomo, 27 anni, ha studiato architettura a Shànghǎi e ora abita a Piacenza dove ha ottenuto un dottorato, sempre in architettura.]

“Nella Cina antica molte famiglie adoravano i figli maschi poiché potevano aiutare la famiglia a sufficienza guadagnando ancora più stipendio, oltre che supportare e prendersi cura dei loro genitori anziani. Le figlie femmine, invece, dovevano metter su famiglia con un altro uomo. Dopo il matrimonio non appartenevano più alla stessa famiglia. Dunque, i figli maschi piacevano di più: permettevano loro di studiare e di avere un’ottima istruzione affinché in futuro ottenessero un buon lavoro. […] Nella Cina di oggi questa situazione è già molto rara. Che si tratti di figli maschi o femmine, entrambi ricevono l’amore dei genitori e vengono trattati equamente. Solo in alcune piccole zone le persone hanno ancora il punto di vista di un tempo. Io credo che siano tutti uguali, sia maschi che femmine hanno valore. Anche le ragazze hanno bisogno di ricevere un’istruzione e hanno il diritto di scegliere per la propria vita, che tipo di vita vogliono vivere. Una ragazza che riceve una elevata istruzione può anche diventare una madre migliore. Ritenere che una ragazza non possa continuare a partecipare al Gāokǎo per potersi sposare presto è ridicolo e stupido.” [Donna, 20 anni, studentessa di lingue a Perugia.]

Il mondo accademico diventa sempre più internazionalizzato e favorisce l’iper-mobilità non solo di programmi e conoscenze, ma anche di studenti e accademici; non è però lo stesso per tutti gli individui in questione. La mobilità accademica è influenzata dalle differenze di genere per via delle relazioni patriarcali presenti in spazi nazionali social-culturali ed espresse attraverso decisioni, istituzionali e familiari, su chi è incoraggiato o a chi è permesso andare all’estero per guadagnare esperienze internazionali e chi non lo è.

“Ho frequentato la scuola media e il liceo più buoni nella mia città e per me non c’è differenza tra i ragazzi e le ragazze. Secondo me adesso ci sono tante ragazze cinesi che hanno ambizioni, soprattutto chi studia all’estero e non in Cina. Forse in Cina ci sono anche tante famiglie tradizionali, ma nella nostra generazione le ragazze sono più “powerful”” [Donna, 23 anni, studentessa di Design all’Università degli studi di Milano, originaria di Chóngqìng.]

È necessario considerare il contesto socio-culturale cinese per avere una visione più generale delle caratteristiche della mobilità accademica di genere. La disuguaglianza di genere è persistita durante l’intera storia della Cina ed è stata spesso giustificata con il concetto Taoista dello yīn-yáng (阴-阳): due elementi che compongono l’universo e che si completano vicendevolmente. Lo yīn rappresenta la parte femminile, oscura, fredda e negativa, in contrasto con lo yáng: maschile, luminoso, caldo, positivo. Non rispettare la relazione tra yīn e yáng significa non rispettare l’armonia del mondo e tra gli esseri umani. Il fondamento metafisico della teoria dello yīn-yáng offre una prospettiva concettuale molto promettente per affermare il valore equivalente di uomo e donna, ma è allo stesso tempo un modo molto semplice per confermare le differenze di genere. Anche gli studiosi sono divisi a metà: c’è chi riflette sull’utilità del suddetto principio in tempi odierni e ritiene che abbia molto da offrire al femminismo, contrariamente a chi rinnova il ricordo di una teoria che ha denigrato le donne per anni nel corso della storia della Cina. La discrepanza tra queste due concezioni deriva in parte da una svolta fondamentale nella concezione della teoria stessa: come fondatore del confucianesimo imperiale, Dǒng Zhòngshū (董仲舒 179 a.C.-104 d.C.) è stato il primo ad integrare la teoria dello yīn-yáng nel confucianesimo stesso facendole perdere gran parte del suo significato e sfruttandone i concetti per porre le donne in una posizione di inferiorità.

Gli studiosi hanno concordato sul fatto che Dǒng Zhòngshū favorisse chiaramente lo yáng allo yīn. Innanzi tutto, modificò l’armonia naturale tra i due () in un’unione imposta dall’alto (合hé): l’ordine gerarchico da rispettare giustificò anche la posizione sociale delle donne. Identificò inoltre lo yáng con la natura umana (性xìng) e la benevolenza ( rén) e lo yīn con l’emozione (qíng) e l’avidità ( tān). È evidente la distinzione tra caratteristiche positive – maschili – e negative, femminili. Queste due teorie, unite, costituiscono una base filosofica per la teoria e la pratica della disuguaglianza di genere nelle sue manifestazioni propriamente “cinesi”. Ad ogni modo, precedentemente al periodo comunista, l’educazione formale era considerata un privilegio delle famiglie più benestanti e la percentuale di analfabetismo delle donne si aggirava intorno al 90%. Viceversa, nel 1958, 16 milioni di donne ricevettero un’istruzione. L’ultimo sondaggio condotto nel 2010 dall’Associazione Nazionale delle donne (中华全国妇女联合会 Zhōnghuá Quánguó Fùnǚ Liánhéhuì) e dall’Ufficio Nazionale di Statistica (国家统计局 Guójiā Tǒngjìjú) riporta inoltre degli apparenti miglioramenti rispetto al decennio precedente: le donne tra i 18 e i 64 anni hanno completato in media circa 8.8 anni di educazione (un aumento di 2.7 anni dal 2000). Tra quelle intervistate il 33.7% ha ricevuto l’educazione nella scuola secondaria superiore e oltre, mentre il 14.3% ha ricevuto l’educazione in college e oltre (un aumento del 10.4% rispetto al decennio scorso).

La differenza più considerevole ad un livello più alto della carriera accademica è dimostrata in un sondaggio recente (2011) condotto tra studenti “eccezionali” (杰出 jiéchū) delle facoltà umanistiche e di scienze sociali, che contano già una scarsa presenza di studenti maschili nella maggior parte del mondo, Cina inclusa. Tra i 1.278 studenti selezionati per meriti eccezionali solo 89 erano donne (circa il 7%). Un valore basso, ma anche relativamente alto se paragonato ad altre discipline generalmente dominate da studenti maschili: tra i 743 studenti dell’Accademia Cinese di Scienze (中国科学院 Zhōngguó Kēxuéyuàn) solo il 6% è donna.

I valori patriarcali radicati nella società, le riforme economiche spinte dalla competitività del sistema e un insufficiente intervento governativo limitano le scelte educative e il futuro di ragazze e donne cinesi. Diversi studi hanno concluso che la politica del figlio unico ha contribuito a migliorare l’uguaglianza di genere nell’educazione, poiché i genitori sono più propensi a pagare per l’istruzione del loro unico figlio indipendentemente dal genere. Nonostante ciò, il bias di genere nella mobilità accademica non è visibile solo in Cina ma anche in Germania, una delle destinazioni per ragioni di studio e lavorative più popolari in Europa. Secondo il Ministero dell’Educazione della Repubblica Popolare Cinese.

 

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Di Veronica Zanon*

**Questa tesi è stata discussa presso l’Università degli Studi dell’Insubria nell’anno accademico 2017/2018 con il titolo “Caratteristiche, pregi e criticità del sistema educativo della Repubblica popolare cinese”. Relatore: Prof. Daniele Brigadoi Colognia