Per comprendere la Cina bisogna comprendere inevitabilmente anche il Partito Comunista Cinese. Al giorno d’oggi, è uno dei partiti più gradi e longevi al mondo, con una membership pari a 90.6 milioni di membri. La sua fondazione risale all’inizio del XX secolo, periodo in cui la Cina era protagonista di numerosi cambiamenti che contribuirono al passaggio di paese sottosviluppato e frammentato ad una delle maggiori potenze nello scenario internazionale contemporaneo. Proprio per il ruolo che il PCC oggi ricopre in Cina e un maggiore controllo sulla società, l’analisi sull’evoluzione della sua membership è necessaria per una più completa conoscenza sul funzionamento del Partito-stato.

Il PCC governa il paese ininterrottamente dal 1949 e ha avuto la capacità di adattarsi, con le dovute difficoltà, alle richieste dei diversi periodi storici. Per l’attuale segretario generale del PCC Xi Jinping, una membership solida è alla base del mantenimento del potere. In effetti, uno degli obiettivi principali della sua agenda politica è la modernizzazione e uno svecchiamento del Partito stesso. Per questa ragione ha adottato una serie di misure e di provvedimenti per migliorare la disciplina tra i membri del PCC ed eliminare le mele marce. Di conseguenza il metodo di selezione dei nuovi membri ha subito cambiamenti, tanto che al giorno d’oggi i requisiti di ammissione sono più severi. Se durante il periodo della rivoluzione comunista, quando il partito agiva più come un’organizzazione di massa, lo spirito rivoluzionario e l’impegno nella realizzazione della causa rivoluzionaria erano gli unici elementi necessari per ottenere lo status di membro ufficiale del PCC, oggi non bastano. In particolare, successivamente alle riforme economiche e di apertura del 1978 promosse da Deng Xiaoping, una nuova classe sociale si diffuse all’interno del PCC: i tecnocratici. Per attuare con successo le riforme, conoscenze tecniche specifiche e una buona educazione, divennero i criteri di valutazione principali. Alcuni studiosi affermano che una maggiore apertura e l’avvio delle riforme economiche abbiano indebolito la fede politica e la lealtà verso il partito stesso. Essi sostengono che i benefici economici garantiti dalla membership prevalgano sull’ideologia politica. Questi continui mutamenti testimoniano la capacità di adattamento determinate dalle esigenze storiche, estendendo la membership anche a classi sociali considerate in precedenza controrivoluzionarie.

Tuttavia, sotto la leadership di Xi Jinping, il ritorno del nazionalismo sembra influenzare la selezione dei nuovi membri. Il rinnovo e lo svecchiamento del partito comporta una maggiore attenzione alle giovani reclute. In che modo? In primo luogo, si nota una crescente imposizione all’interno degli atenei universitari dello studio del marxismo e del pensiero di Xi Jinping rispetto al “socialismo con caratteristiche cinesi”. Inoltre, si promuovono attività legate al volontariato e al “turismo rosso”. Quest’ultimo consiste nel visitare siti storici e monumenti strettamente connessi alla rivoluzione comunista.  Per questa ragione, il seguente studio si concentra, dopo un’analisi storica sull’evoluzione della membership, sul processo di selezione utilizzato oggi dal PCC per scegliere i nuovi membri. Infine, durante l’anno di studio in Cina presso la Zhejiang University, ho avuto l’opportunità di svolgere delle interviste su un campione di studenti (aspiranti membri o membri effettivi), membri del partito che lavoravano presso gli uffici dell’università e professori. Le interviste svolte mostrano una prospettiva cinese alquanto interessante: per la maggior parte degli intervistati diventare membro è considerato un onore. La motivazione principale che li spinge al conseguimento della membership è “servire il popolo” e dare un contributo alla modernizzazione della propria nazione. Nonostante la fede politica sia ancora, almeno all’apparenza, molto solida, gli intervistati non negano i benefici ottenuti dall’ottenimento della membership. Essere membro è un dare e avere: impegnarsi per il miglioramento della propria nazione in cambio di vantaggi economici e relazionali.

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Di Lorenza Scaldaferri*

*Cresciuta in un piccolo paesino della Basilicata ed emigrata a Torino per gli studi universitari. Sin da bambina sognava di scalare la Grande Muraglia, inconsapevole che avrebbe deciso di dedicarsi alla Cina. Il suo personale sogno cinese inizia con la laurea triennale in Lingue e Culture dell’Asia e dell’Africa. Nel 2016 vola per la prima volta in Cina, vincitrice della borsa di studio dell’Istituto Confucio di Torino. Dopo aver conosciuto la cultura e la lingua cinese, decide di studiare la Cina con una prospettiva internazionalista. Nel 2019 consegue il doppio titolo in Scienze Internazionali con l’Università di Torino e la Zhejiang University (Haining, Cina). Nel corso degli studi si appassiona particolarmente della politica interna cinese, delle sue contraddizioni e misteri. Collabora con LoSpiegone, sperando di portare un po’ di Cina in Italia.

**Questa tesi è stata discussa nell’anno accademico 2018/2019 presso l’Università di Torino con il titolo “The membership of the Communist Party of China: a focus on young people”.