La situazione nello Hubei è ancora confusa. A dirlo è nientemeno che Chen Yixin, l’uomo spedito da Xi Jinping a Wuhan per risolvere la crisi. “La portata della diffusione non è stata stimata con precisione. Secondo i calcoli delle parti interessate, il numero potenziale di casi infetti a Wuhan potrebbe essere ancora molto elevato,” ha spiegato il funzionario nominato vicedirettore del team anticrisi. L’arrivo di Chen – che è già costato il posto a due funzionari della Commissione sanitaria provinciale, oltre che ai leader del partito di Wuhan e dello Hubei – ha coinciso con un controverso cambiamento nel metodo di diagnosi che mercoledì ha fatto schizzare il numero dei casi a livello provinciale. Il bilancio complessivo delle ultime 24 ore è di nuovi 5090 casi e 121 decessi per un totale di 63,851 casi. Numeri che – secondo la commissione sanitaria nazionale – comprendono 1700 infezioni tra medici. Ieri le autorità locali hanno annunciato che le imprese con base nello Hubei rimarranno chiuse fino almeno al 21 febbraio, mentre il Consiglio di Stato ha esteso le stesse restrizioni e precauzioni mediche di Wuhan anche a Huanggang e Xiaogan, due delle città con il più alto numero di casi. Almeno tre invece i centri ad aver emesso “ordini di controllo in tempi di guerra”. Intanto non si placano le polemiche per il silenzio con cui Pechino ha risposto all’offerta di aiuto da parte di Washington. A distanza di quasi una settimana dall’arrivo del primo gruppo di esperti internazionali dell’Oms, Pechino non avrebbe ancora sciolto le riserve sulla composizione del team di 10-15 membri, né tanto meno accettato un coinvolgimento del U.S. Centers for Disease Control and Prevention nella lotta al virus. Contraddicendo le lodi di Trump. nella giornata di ieri Larry Kudlow ha espresso disapprovazione per la scarsa traspaenza con cui Pechino sta gestendo l’epidemia[fonte: FT, SCMP, NYT]

JD e Alibaba promettono 65mila assunzioni

Stabilizzare il mercato del lavoro rimane una delle priorità della leadership cinese. Lo ha ribadito Xi Jinping mercoledì durante un meeting del comitato permanente del politburo, il terzo dall’inizio dell’epidemia. Mentre c’è chi, sordo agli appelli del presidente, sarà costretto a snellire consistentemente la propria forza lavoro (dalla catena di ristoranti Xibei a Xinchao Media), JD e Alibaba daranno il buon esempio assumendo 65mila nuovi impiegati grazie alla brillante performance riportata dall’ecommerce, uno dei settori ad aver beneficiato di più delle misure restrittive adottate in varie parti del paese. Secondo dati di JD, dal 24 gennaio a febbraio, quando il blocco dei trasporti ha cominciato a paralizzare diverse città, le vendite di prodotti freschi sono aumentate del 215% su base annua a quota 15.000 tonnellate. FreshHema, un ramo del colosso cinese dell’e-commerce Alibaba dedicato alla vendita e alla consegna di prodotti alimentari freschi, ha dichiarato che mentre gli ordini sono tornati all’80% del livello normale, il numero di corrieri disponibili è del tutto insufficiente. Un problema a cui le due aziende stanno facendo fronte assoldando “impiegati temporanei” da aziende partner. Stime raccolte da Reuters danno la crescita cinese al 4,5% nel primo trimestre. [fonte: Global Times, Reuters]

La moda italiana sopravviverà al coronavirus

L’epidemia che sta paralizzando la Cina colpirà pesantemente l’industria della moda italiana probabilmente per tutta la prima metà del 2020, ma non comprometterà la crescita sostenuta prevista per i prossimi due anni. E’ quanto sostiene il think tank Prometeia, secondo il quale le entrate del settore dovrebbero raggiungere gli 80 miliardi di euro nel 2021, rispetto ai 71,7 miliardi del 2018. Il calcolo si basa su 173 aziende italiane con fatturato superiore ai 100 milioni di euro. Per circa un decennio i consumatori cinesi hanno trainato l’industria del lusso arrivando oggi a rappresentare il 35% delle vendite globali, pari a 281 miliardi di euro l’anno scorso. Allo stesso tempo, però, la Cina rappresenta anche un importante fornitore di materie prime e tessuti per la moda europea, e c’è il rischio che le misure intraprese per contenere la diffusione del virus, il blocco dei voli e la chiusura di molte fabbriche si ripercuotano sulla produzione anche fuori dalla Grande Muraglia. [fonte: Reuters]

Nuove accuse per Huawei

La corte federale di Brooklyn ha annunciato nuove accuse penali contro Huawei e le sue sussidiarie. L’azienda di Shenzhen, già incriminata nel gennaio 2019 per furto di segreti commerciali ai danni di T-Mobile, è stata accusata di aver “sottratto illegalmente proprietà intellettuale” a sei società americane non meglio precisate. I capi d’accusa sono 16, compreso quello di “criminalità organizzata”. Secondo quanto annunciato dal dipartimento di Giustizia americano, “gli sforzi di Huawei per rubare segreti commerciali e altre sofisticate tecnologie statunitensi hanno avuto successo”. Le attività illecite sarebbero servite a “ridurre drasticamente i costi di ricerca e sviluppo e i ritardi associati, dando alla società un vantaggio competitivo significativo e ingiusto” sui rivali, hanno riferito in una nota i pm. La società avrebbe persino lanciato un programma di bonus per premiare i dipendenti disposti a sottrarre informazioni riservate dai concorrenti. Ulteriori dettagli fanno invece luce sulla fornitura di apparecchiature di sorveglianza utilizzate dal governo iraniano nella repressione delle proteste del 2003. E’ probabile che all’inasprimento dei toni seguirà una sentenza più severa anche se difficilmente gli ultimi sviluppi avranno ripercussioni sul caso Meng Wenzhou, la CFO ai domiciliari in Canada. Il tutto mentre secondo varie fonti il Pentagono avrebbe accolto la proposta con cui il dipartimento del Commercio si appresta a restringere ulteriormente le esportazioni di tecnologia americana all’azienda cinese, sotto sanzioni da maggio. [fonte: AP, Justice Gov]

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