E’ un peccato che l’ultimo kolossal della Marvel, Shang-chi e la leggenda dei dieci anelli non abbia ancora, e forse non avrà mai, una data d’uscita in Cina. Eppure il film, a differenza del criticatissimo Mulan sempre di casa Disney, ha successo laddove il secondo non era riuscito e cioè nello sforzo di ricreare un ambiente culturale cinese credibile e rispettoso. In Shang-chi infatti non ci sono incongruenze imbarazzanti nelle figure mitologiche presentate o goffi tentativi di ammiccamento al pubblico cinese con il risultato di reiterare ancora di più gli stereotipi.

La produzione si è sforzata di raccontare una storia, con al centro la formazione del protagonista intorno a cui ruotano familiari e amici che hanno vicende proprie, un passato che viene anche mostrato. Come quello del padre, Xu Wenwu, il cui attore è Tony Leung pluripremiata star di Hong Kong che riesce a dare spessore al villain, il cupo capo di una setta segreta. O come l’amica d’infanzia Katy, interpretata dall’ottima Awkwafina, attrice comica già vincitrice di un Golden Globe per l’interpretazione in The Farewell – una bugia buona. Nel film viene mostrata la famiglia della ragazza, i suoi battibecchi con la madre e il suo tentativo di vivere secondo i propri desideri nonostante le pressioni familiari. Una figura di donna moderna che fa il paio con quello della sorella di Shang-chi, Xu Xia Ling che di fronte all’assenza di riconoscimento del padre dichiara orgogliosamente: “Costruirò io il mio impero”.

Bellissime e ben fatte anche le scene di combattimento, considerate da alcuni tra le migliori action scenes dei film della Marvel. Particolarmente degno di nota all’inizio del film il combattimento in una foresta di bambù che ricorda in alcuni punti il film La Tigre e il Dragone di Ang Lee. Colpisce nei dialoghi il frequente passaggio di lingua dal cinese all’inglese o viceversa, anche se alcuni, come l’attrice Michelle Yeoh, non hanno un accento standard in mandarino.

Ma Shang-chi è soprattutto una vicenda familiare, di conflitti, dubbi e risoluzioni, elementi da sempre senza nazionalità. Lo conferma anche il box office dato che dal 3 settembre il film ha già incassato nel mondo più di 166 milioni di dollari (dati del sito boxofficemojo). E anche in Italia si conferma al primo posto. Chissà quanto successo avrebbe riscosso in Cina, considerato il più grande mercato cinematografico internazionale e dove la Marvel ha sempre ricavato dal 10 % al 20% dell’ incasso mondiale dei suoi film fin dal primo Iron man (dati Comscore).

Per capire i motivi di questa decisione del governo cinese, l’unico a poter dare il nulle osta alle proiezioni nel paese, si può leggere che nel 2019 il Global Times, testata vicina al PCC, aveva criticato la scelta del fumetto da cui sono tratte le vicende di Shang-chi: è presente infatti il personaggio di Fu Manchu, padre del protagonista che viene descritto come stereotipo negativo e quintessenza dello Yellow Perill. Il Global Times aggiungeva che anche se la produzione aveva cambiato il nome di Fu Manchu a Xu Wenwu, l’essenza non era cambiata.

Anche il casting non è stato molto apprezzato dal pubblico cinese che sulla piattaforma Weibo negli anni scorsi aveva biasimato la scelta degli attori Simu Liu e Awkwafina che non rispetterebbero i canoni di bellezza vigenti in estremo oriente. A riguardo, su un’altra piattaforma, Zhihu, si può leggere: ”In questi anni gli occidentali rappresentano la Cina e i cinesi che hanno in mente loro”. E in effetti, per fare un esempio, gli occhi di Awkwafina non sono grandi come quelli di molte attrici cinesi né così quelli di Liu.

Secondo la testata Deadline però c’è un ulteriore motivo di scontento verso Liu. Pare che in un’intervista del 2017 avesse raccontato di come i suoi genitori gli avessero descritto una Cina povera e gli orrori della Rivoluzione Culturale. Discorso che non è stato apprezzato nel momento storico attuale in cui il governo cinese sta rafforzando il suo controllo in tutti i settori, compreso quello del mondo dello spettacolo.

Ma Shang-chi e la leggenda degli dieci anelli, fuori dalla Cina e dalle sue logiche, è importante per un’altra ragione. E’ infatti il primo film della Marvel con un cast a maggioranza asiatica e il grande successo che sta avendo fa sperare che, come Black Panther, contribuisca a costruire una narrazione più inclusiva e più rappresentativa della società. Ci sono infatti milioni di discendenti della diaspora cinese sparsi nel mondo e circa trecentomila in Italia che potranno ritrovarsi nei visi di Liu Simu e Awkwafina. Forse ancora di più perché non hanno una bellezza classica e certamente si potranno ritrovare in queste parole rivolte al protagonista: ”Tu sai chi sei? Tu sei il risultato di tutti quelli che sono venuti prima di te”.

Di Jada Bai*

*Docente di lingua cinese, mediatrice linguistica e culturale, organizzatrice di eventi e webinar culturali. Si occupa da sempre di comunità cinese e condizione femminile e ne scrive per varie testate giornalistiche (China Files, La Città Nuova – Corriere della Sera, All Women Magazine).