Oggi in Cina – Divieto del velo islamico a Urumqi

In by Gabriele Battaglia

Divieto di velo islamico nella capitale dello Xinjiang Urumqi: il provvedimento è parte di un progetto più ampio di controllo nella regione. Le manovre occulte dietro le oscillazioni della borsa di Shanghai. Le nuove linee guida per l’economia nel 2015. I maltrattamenti sui lavoratori migranti cinesi.
DIVIETO DEL VELO ISLAMICO A URUMQI
La capitale dello Xinjiang – la regione occidentale teatro di violenze ripetute – ha ufficialmente vietato il velo islamico in pubblico, per “evitare la diffusione dell’estremismo”, recitano i media di Stato. Il divieto fa parte di un generale ridisegno delle politiche cinesi nei confronti dell’etnia più irrequieta del Paese. In estrema sintesi, si sta passando da un modello di segregazione+sicurezza, a un altro dove a un aumento della repressione (parallelo all’aumento percepito delle violenze), corrisponde la politica delle “tre J” voluta dal presidente Xi Jinping: “contatto interetnico, scambio, mescolanza”. È una politica ambiziosa, perfettamente collocata nella fase storica che la Cina sta attraversando e nel suo nuovo sratus globale, ma che va incontro a problemi enormi.

GLI GNOMI DI SHANGHAI (E SHENZHEN)
Si dice che i cinesi ragionino in maniera diversa da noi: anche in materia finanziaria. E dietro alla recente altalena della borsa cinese, ci sono mosse di politica monetaria che cercano di controllare comportamenti individuali che si fanno collettivi. Raccontiamo una piccola storia in presa diretta per descrivere il profilo psicologico del tipico investitore cinese, che facendo massa produce fenomeni del tutto originali.

ECONOMIA: LINEE GUIDA PER IL 2015 (E NUOVA INIEZIONE DI LIQUIDITÀ
Nel 2015, la Cina accelererà le riforme in nove aree economiche, tra cui il mercato dei capitali e l’accesso al mercato per le banche private. L’ha comunicato la Conferenza Economica Centrale, che ha concluso i suoi lavori giovedì. È il massimo organismo decisionale sulle politiche economiche di Pechino. Il paese dovrà inoltre accelerare le riforme nelle autorizzazioni amministrative, negli investimenti, nelle politiche dei prezzi, nei monopoli industriali, nelle operazioni di franchising, nei servizi di Stato, e negli investimenti all’estero. C’è consenso sul “nuovo normale”, cioè l’obiettivo di mantenere crescita stabile, a una velocità più lenta ma più qualitativa, recita il comunicato diffuso dopo la riunione.
Nell’immediato, le autorità hanno intanto dato mandato alle banche di Stato per aumentare il volume dei prestiti negli ultimi mesi del 2014 e rilassare la riserva obbligatoria, al fine di espandere il credito, mentre Pechino si prepara a rilasciare dati ufficiali che potrebbero confermare il rallentamento generalizzato dell’economia.

MIGRANTI VESSATI
Il trenta per cento dei lavoratori migranti impiegati nell’edilizia ha dichiarato di avere subito intimidazioni e minacce di violenza, al momento di chiedere salari non corrisposti dai datori di lavoro. Lo dice una ricerca svolta da alcune Ong, che ha preso in esame 4329 lavoratori migranti reduci da 138 casi di mancato pagamento dei salari lungo un arco di sette anni. Lo studio conferma anche altre irregolarità e vessazioni, proprio mentre Pechino cerca di migliorare le protezioni giuridiche per il lavoro.

[Foto credit: bbc.com]