L’entrata in vigore delle nuove regole coincide con l’inizio della “settimana dorata” del turismo cinese, quando, in occasione delle festa che celebra la fondazione della Repubblica popolare, milioni di cinesi si mettono in viaggio in tutto il Paese e all’estero.

Se cinque giorni in Corea del Sud con un pacchetto organizzato dalla China International Travel Service fino all’anno scorso costavano 4mila yuan, pari a circa 430 euro, il prezzo è salito ora a 7mila yuan.

Il meccanismo che si vuole spezzare è quello in cui le agenzie propongono pacchetti a prezzi “irragionevolmente bassi” per attrarre i turisti. Per rientrare dei costi fanno accordi con i proprietari di negozi, inserendo nel tour una tappa per lo shopping, che i clienti siano d’accordo o meno. Addirittura in alcuni casi impedendo loro di uscire se prima non comprano souvenir e merci a sufficienza. Alle guide pagate poco non resta invece che convincere i clienti a dare una qualche mancia.

L’obiettivo del governo è che nel lungo tempo il settore riesca ad auto-regolarsi. “Il mercato delle agenzie di viaggio è molto competitivo. Per gli operatori è difficile sopravvivere facendo affidamento soltanto sui prezzi bassi”, ha spiegato Li Guang, general manager dell’ufficio reclami della China Youth Travel Service, citato dall’agenzia ufficiale Xinhua. “Il recente aumento dei prezzi rappresenta un ragionevole ritorno a una sana competizione”, ha aggiunto Wang Yanqi, direttore del Centro di ricerca sull’economia del divertimento.

La legge vuole tutelare i diritti dei viaggiatori che non dovranno più essere costretti a pagare costi diversi da quelli contrattati. Allo stesso tempo preme affinché i visitatori mantengano un comportamento consono, “rispettando usi e tradizioni locali, tutelando l’ambiente, e rispettando le regole del turismo civile”. Un riferimento a recenti episodi in cui sono stati stigmatizzati i comportamenti dei visitatori cinesi.

Secondo i dati ufficiali, lo scorso anno i visitatori cinesi all’estero sono stati 80 milioni, il 15 per cento in più rispetto ai dodici mesi precedenti. Quest’anno, emerge da un documento dell’Organizzazione mondiale per il turismo, saranno 90 milioni. Guardando al mercato interno si parla di quasi tre milioni di viaggi nel 2012, stando alle cifre dell’Amministrazione nazionale per il turismo.

Per adesso un primo risultato della nuova norma è un calo delle prenotazioni, proprio in un periodo, quello della “settimana d’oro”, in cui negli anni passati si registrava un picco di vacanzieri. Li Shaung, numero due alla BTG Outbound Tours, ha ammesso al South China Morning Post che il calo è stato del 40 per cento paragonato allo stesso periodo dello scorso anno.

Come sottolineano alcuni addetti al settore, per i turisti in realtà non cambierà molto, perché quello che prima era pagato a parte ora sarà caricato direttamente quando si va in agenzia o quando si organizza il viaggio. Ciò su cui bisognerà vigilare, spiegano, è l’applicazione della legge, che nelle intenzioni porterà anche a migliorare il settore del turismo nella Repubblica popolare. “In passato la concorrenza era soltanto sui prezzi”, ricorda ancora un agente di viaggio sulla stampa di Hong Kong. “Gli attori seri ora dovranno innovare i prodotti proposti e i servizi”.

[Pubblicato su Lettera43 il 2 ottobre 2013]