L’Associazione Italia-Asean nasce nel 2015. La sua missione è quella di rafforzare il legame e rendere più evidenti le reciproche opportunità, sia per le imprese che per le istituzioni. Qui pubblichiamo la newsletter Italia-Asean del 7 maggio.

Wall Street si è accorta del potenziale delle start-up del Sud-Est Asiatico. È una regione molto più grande e molto più popolosa dell’Europa o dell’America del Nord e la sua economia, nonostante la crisi pandemica, cresce a ritmo sostenuto. Ma per avere successo in questo mercato bisogna conoscerne le specificità. Non è un caso che le attività di Uber siano state interamente comprate dalla sua variante locale, Grab, nel 2018. Così come anche la cinese Alibaba ha faticato a lungo per surclassare Lazada, un’azienda di e-commerce regionale.

Negli ultimi anni il panorama delle start-up tecnologiche dell’Asia orientale si è espanso sempre di più. Servizi digitali come il ride-hailing o il delivery sono diventati sempre più popolari. Dal 2015 venture capitalist, gruppi tecnologici (tra cui Alibaba e Tencent, Google e SoftBank) e veterani di Wall Street hanno investito 26 miliardi di dollari nella regione.  La capitalizzazione del gruppo Sea, una società singaporiana di e-commerce quotata a New York, è quadruplicata nel corso dell’ultimo anno, raggiungendo i 125 miliardi di dollari. Anche Grab è stata recentemente quotata in borsa per un valore di quasi 40 miliardi di dollari, sostenuta, tra gli altri, da BlackRock, il più grande asset manager del mondo. Gojek, l’alternativa indonesiana di ride-hailing, è stata valutata a oltre 10 miliardi e potrebbe fondersi con Tokopedia, una società indonesiana di e-commerce, prima di accettare la quotazione a New York. Anche Traveloka, una società specializzata in prenotazioni aeree, è in trattativa per essere quotata a Wall Street. In sintesi, i servizi di e-commerce più apprezzati e utilizzati nella regione superano insieme il valore di 200 miliardi di dollari.

Tutte queste società hanno iniziato ritagliandosi un mercato di nicchia. Poi, sono evolute fino a diventare dirette concorrenti delle omonime aziende americane e cinesi. Grab è presente in otto Paesi, e oltre al trasporto offre servizi di food delivery, pagamenti digitali, assicurazioni, investimenti e consulenza sanitaria. Quest’anno, inoltre, prevede di lanciare una banca digitale a Singapore. Uno dei suoi co-fondatori, Tan Hooi Ling, la descrive come una commistione di Uber, DoorDash (un’app made in USA per la consegna di cibo) e Ant (la succursale finanziaria di Alibaba). Insomma, una super app che racchiude servizi normalmente distribuiti su più piattaforme. Stessa cosa vale per Gojek, che offre un simile catalogo di servizi.

La crescita esponenziale di queste piattaforme, tuttavia, non è affatto scontata. Se la qualità delle infrastrutture e delle reti di comunicazione non migliora molti dei potenziali fruitori saranno tagliati fuori, soprattutto se le aziende considereranno poco redditizio offrire i loro servizi in determinate zone. Il problema è stato sollevato in riferimento alla particolare conformazione geografica dell’Indonesia che ospita più di 6.000 isole e non possiede la rete infrastrutturale della vicina Cina. Senza contare che gran parte della popolazione ha un reddito molto basso, con pochi soldi a disposizione per fare acquisti online. E anche se le piattaforme emergenti riuscissero a superare tali ostacoli, prima o poi si troverebbero inevitabilmente a sovrapporsi l’un l’altra. Grab e Gojek già competono per stesso mercato.

Rischi ampiamente giustificati dagli ottimi risultati. Dopotutto, una crescita elevata si traduce in investitori tolleranti; le entrate di Sea sono aumentate del 101% lo scorso anno e Grab prevede di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2023. Molti investitori sostengono infatti che il mercato del Sud-Est asiatico sia talmente vasto e variegato da rendere impossibile la formazione di monopoli. Ciò rende credibili le parole del fondatore di Gojek, Kevin Alawi, “non è un mercato in cui chi vince prende tutto”. Una prospettiva che presenta molte opportunità per gli investitori occidentali specie in un contesto post-pandemia e di ripresa dei consumi interni.

A cura di Emilia Leban

 

Nel Mar Cinese Meridionale è in gioco l’equilibrio di Manila tra Washington e Pechino

Nella newsletter del 16 aprile avevamo raccontato i recenti sviluppi nel Mar Cinese Meridionale, per quanto riguardava la controversia tra Cina e Filippine. La diatriba diplomatica era scoppiata dopo che a marzo ben 200 pescherecci cinesi si erano ammassati nelle acque contese tra i due Paesi, in prossimità della laguna di Whitsun Reef (o Niu’e Jiao). La situazione da allora non è migliorata, e il recente tweet rivolto alla Cina del Ministro degli Esteri filippino Teodoro Locsin Jr. stigmatizza la gravità della questione, anche se per il momento la controversia si svolge su un piano diplomatico. Il Dipartimento degli Affari Esteri filippino ha presentato circa 80 proteste diplomatiche formali in risposta alle presunte incursioni cinesi nelle sue acque negli ultimi cinque anni, mentre la scorsa settimana, la Task Force nazionale filippina per il Mar delle Filippine occidentali – un organo coordinato tra diverse agenzie che sovrintende alla politica di sicurezza marittima del Paese – ha lamentato una “continua presenza illegale” di diverse navi della guardia costiera e della milizia cinese nelle acque contese. Nonostante entrambi i Paesi identifichino la questione come un fatto di politica interna, o al più di sicurezza regionale, il ruolo degli Stati Uniti potrebbe elevarlo al rango di affare internazionale. Le Filippine, il più antico alleato degli USA in Asia orientale e il principale destinatario di aiuti statunitensi in ambito di sicurezza, si sarebbero risentite della reticenza dimostrata dall’Amministrazione Biden a prendere una posizione nella questione del Mar Cinese Meridionale. Inoltre, sottolinea Lorenzo Lamperti di China Files, nonostante Biden abbia mancato l’occasione di riconquistare la fiducia del Presidente filippino, nel ribadire la sua attitudine filocinese Duterte si è trovato tra due fuochi: “dal progressivo scivolamento nell’abbraccio di Pechino, Manila è tornata a cercare di camminare con maggiore equilibrio lungo la sottile linea rossa che divide le due potenze”.

La crisi della libertà di stampa in Myanmar

Dall’inizio del colpo di Stato, la libertà di stampa in Myanmar è stata gravemente minata. Quasi tutti i giornalisti indipendenti sono costretti a lavorare sotto copertura, con le redazioni chiuse e la minaccia quotidiana di raid, arresti, violenze e azioni legali. Il regime militare ha infatti preso di mira i giornalisti nel tentativo di eliminare il dissenso pubblico e coprire le letali repressioni compiute sui manifestanti pro-democrazia, facendo svanire i progressi ottenuti dai media birmani. Nel 2013 il governo semi-civile ha permesso la circolazione di giornali privati ​​indipendenti per la prima volta in cinquant’anni. Con il golpe tutte le emittenti televisive indipendenti sono state eliminate, lasciando solo portavoce di propaganda e canali di intrattenimento. La giunta ha anche avvertito i cittadini di smontare le antenne paraboliche, che potrebbero consentire l’accesso alle notizie di protesta contro il regime diffuse dai media indipendenti. Internet a banda larga e l’accesso ai dati mobili sono stati interrotti e le forze del regime sequestrano regolarmente i telefoni cellulari durante i raid e le ispezioni stradali. Dal 1° febbraio sono stati arrestati almeno 71 giornalisti, tra cui un giornalista freelance giapponese. Alcuni sono stati rilasciati, ma molti sono ancora detenuti e accusati ai sensi dell’articolo 505 (a) del Codice penale. La suddetta sezione vieta commenti che “causano paura, diffondono notizie false, provocano direttamente o indirettamente un reato contro il governo”. I condannati rischiano una pena detentiva massima di tre anni. Il 3 maggio, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, le missioni diplomatiche in Myanmar, tra cui quelle di Stati Uniti, Regno Unito e UE, hanno chiesto, tramite una dichiarazione congiunta, il rilascio immediato di tutti i lavoratori dei media, l’istituzione della libertà di informazione e comunicazione e la fine di tutte le restrizioni di internet in Myanmar. Correndo rischi enormi, i giornalisti del Myanmar continuano a documentare la violenza e le repressioni della giunta.

Economia

L’ASEAN tra i due colossi mondiali

L’economia del Sud-Est asiatico continua a beneficiare delle tensioni tra Stati Uniti e Cina che non sembrano ancora giungere al termine. Delocalizzazioni dalla Cina all’ASEAN, investimenti esteri ed esportazioni crescono.

The Straits Times: https://www.straitstimes.com/asia/se-asia/south-east-asian-economy-gets-lift-from-us-china-tensions

Business

L’Asia e il fintech

Singapore rappresenta, insieme ad Hong Kong, il centro tecnologico e d’innovazione dell’Asia e si candida ad essere uno dei principali hub mondiali per il fintech e l’economia digitale.

The Fintech Times: https://thefintechtimes.com/fintech-challengers-and-more-the-singapore-scene/

Diritto

Proprietà intellettuale in ASEAN

Le Piccole e Media Imprese sono la spina dorsale dell’economia europea e il Sud-Est asiatico è sicuramente una destinazione promettente per espandersi e crescere. Cosa c’è però da sapere riguardo la tutela della proprietà intellettuale nella regione?

The Manila Times: https://www.manilatimes.net/2021/05/02/opinion/analysis/ip-protection-in-the-southeast-asia-region-what-eu-smes-should-know/869279/

Business

Cosmetica a Singapore

Grazie alla piattaforma di e-commerce Italian Gallery Sg e alla Camera di commercio italiana a Singapore, 14 aziende italiane del comparto saranno inserite su due dei principali market place del Sud Est Asiatico, Lazada e Shopee.

il Sole 24 Ore: https://www.ilsole24ore.com/art/la-cosmetica-singapore-iccs-e-promos-italia-AE0JElE?refresh_ce=1

Geopolitica

La Belt and Road dell’Occidente

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea rilanciano su una “propria” Belt and Road Initiative, proponendo progetti infrastrutturali importanti ai Paesi del G7, dopo che la Cina sta dominando la scena mondiale e coinvolgendo molti Stati nei suoi piani.

Financial Times: https://www.ft.com/content/2c1bce54-aa76-455b-9b1e-c48ad519bf27

Ambiente

Cambiamento climatico e pesca

Il cambiamento e l’instabilità climatica stanno stravolgendo molti fenomeni ambientali come venti, onde e maree, creando non pochi problemi e un aumento considerevole dei costi alle aziende ittiche malesi, fonte di sostentamento per molti cittadini.

Channel News Asia: https://www.channelnewsasia.com/news/asia/malaysia-climate-change-weather-patterns-fishermen-fish-stocks-14696702

Economia

Ridisegnare l’economia ASEAN

Si sono svolti la scorsa settimana in videoconferenza l’ASEAN Sectoral Bodies e gli Stakeholders Consultative Workshops, per discutere le strategie di sviluppo della regione verso la quarta rivoluzione industriale.

Vietnam+: https://en.vietnamplus.vn/asean-discusses-fourth-industrial-revolution-strategy/200870.vnp

Business

Investire in Indonesia

Il governo indonesiano ha istituito lo scorso 28 aprile un nuovo Ministero, dedicato esclusivamente agli investimenti, che avrà come compito principale quello di facilitare i processi di business nazionali ed internazionali nel Paese.

ASEAN Briefing: https://www.aseanbriefing.com/news/indonesia-establishes-new-investment-ministry/

Infrastrutture

Costruire città sostenibili

Più della metà della popolazione mondiale vive nelle città, che dovranno affrontare nei prossimi anni innumerevoli sfide, dall’inquinamento alla sicurezza. È giunto il momento di ripensare gli agglomerati urbani in chiave sostenibile e resiliente nel post pandemia.

East Asia Forum: https://www.eastasiaforum.org/2021/05/01/building-resilient-sustainable-and-secure-cities-for-a-post-covid-19-world/

Società

I loghi dell’ASEAN

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha invitato i giovani cambogiani a partecipare ad un concorso di design del logo dell’ASEAN, che verrà utilizzato nel 2022 durante l’anno di presidenza della Cambogia.

The Phnom Penh Post: https://www.phnompenhpost.com/national/foreign-affairs-ministry-launches-asean-logo-competition

Economia

Cina-Indonesia

I colloqui tra Freeport McMoran Copper & Gold e la cinese Tsingshan Steel per la costruzione di una fonderia di rame da 2,5 miliardi di dollari sull’isola indonesiana di Halmahera sono falliti, infliggendo un duro colpo al governo indonesiano che aveva spinto per l’accordo.

Asia Times: https://asiatimes.com/2021/05/china-indonesia-2-5-billion-copper-deal-falls-apart/

Geopolitica

L’UE nell’Indo-Pacifico

Molte potenze mondiali come Stati Uniti, Cina e Regno Unito hanno mostrato un certo interesse verso la regione e l’Unione Europea, vista la crescente concorrenza nell’area, dovrà implementare le sue strategie per l’Indo-Pacifico.

Gulf News: https://gulfnews.com/opinion/op-eds/europe-needs-a-better-indo-pacific-strategy-1.78924763

I CANALI DI ASSOCIAZIONE ITALIA ASEAN

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