“GET THE FUCK OUT”. Teodoro Locsin Jr. lo ha scritto proprio così, tutto in maiuscolo, in un thread su Twitter che rappresenta il punto più basso delle relazioni tra Manila e Pechino. Già, perché Locsin Jr. è il ministro degli Esteri delle Filippine e il bersaglio della sua espressione, che di diplomatico ha ben poco, è la Cina. Alla base c’è una storica disputa territoriale tornata prepotentemente di attualità nelle scorse settimane, dopo lo stanziamento di una flottiglia di navi cinesi nelle acque contese. Una vicenda che si inserisce nel contesto delle oscillazioni diplomatiche delle Filippine che, in seguito all’avvicinamento al vecchio rivale cinese promosso dal Presidente Rodrigo Duterte e le tensioni con gli Stati Uniti di Donald Trump, sembrano essere in procinto di tornare (ma solo parzialmente) all’ovile dell’ex colonizzatore.

Attenzione però a concludere frettolosamente che le Filippine abbiano scelto di stare dalla parte degli Stati Uniti. degli Stati Uniti. Duterte ha preso le distanze dal thread di Twitter di Locsin Jr., definito “maleducato”. “La Cina resta il nostro benefattore. Solo perché abbiamo un conflitto con la Cina non significa che dobbiamo essere scortesi e irrispettosi”, ha dichiarato il Presidente delle Filippine, richiedendo poi a Pechino di lasciare “che i nostri pescatori peschino in pace e non ci saranno problemi”. Duterte sta cercando di mantenere basso il livello dello scontro ed è riluttante a fronteggiare Pechino sul tema del Mar Cinese Meridionale, anche perché le Filippine sono in una seria situazione di difficoltà sanitaria, a causa della pandemia da Covid-19. E il loro piano vaccinale dipende proprio dalle forniture cinesi, nonostante ci siano stati degli abboccamenti in tal senso anche con Washington. Proprio in questi giorni, Manila sta trattando l’invio su base mensile di quattro milioni di dosi del siero di Sinovac Biotech. Duterte si è invece fatto iniettare, a favore di telecamera, il siero prodotto da Sinopharm. L’arrivo di Biden e le ultime tensioni un risultato però intanto ce lo hanno avuto: dal progressivo scivolamento nell’abbraccio di Pechino, Manila è tornata a cercare di camminare con maggiore equilibrio lungo la sottile linea rossa che divide le due potenze.

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Di Lorenzo Lamperti