mercato del lavoro

(Un)work in progress

In Economia, Politica e Società by Vittoria Mazzieri

Molti hanno definito il mercato del lavoro cinese attuale come “una bomba a orologeria”: la generazione più istruita della storia è anche la più disoccupata, e cresce la disillusione. Il Partito deve riuscire a contrastare l’ozio e a promuovere talenti dove c’è penuria di manodopera. Obiettivo: stabilizzazione economica e sociale. Un estratto dal nostro ultimo e-book dedicato al terzo mandato di Xi Jinping

C’era una volta la corsa al successo. Un’intera nazione di lavoratori instancabili pronti a sacrificarsi in nome della crescita economica, con la certezza che con il duro lavoro avrebbero potuto migliorare le loro condizioni di vita: gli abitanti delle zone rurali e periferiche, migrati nei centri urbani per ingrossare le file dei “colletti blu” impiegati nelle fabbriche del paese. Ma anche le generazioni di cinesi istruiti, pronti a scalare le vette delle nuove aziende del tech.

Negli anni, proprio in seno alla categoria dei “colletti bianchi” sono nate discussioni che hanno iniziato a minare alla base la tradizionale concezione di successo, svelando gli standard lavorativi dei colossi del tech fatti di straordinari quotidiani e assoluta dedizione al lavoro. Una insofferenza generale di cui Pechino si è servita per giustificare le sue azioni di rettifica volte a “disciplinare i giganti tecnologici” colpevoli di essere cresciuti in maniera “disordinata”.

Ma a fronte di maggiori controlli, la situazione è peggiorata. Nei primi sei mesi del 2022, alcuni grandi colossi del paese si sono visti costretti a ridurre l’organico, soprattutto nei settori più coinvolti dalla rettificazione del governo come il tutoraggio online e il gaming. Secondo il China Daily le ristrutturazioni sono state necessarie visto il “contesto internazionale complesso” e il rallentamento della crescita economica. Se le previsioni del governo di inizio anno collocavano la crescita a un buon 5,5%, poi ridimensionato al 3,9%, le stime della Banca Mondiale prevedono per quest’anno un tasso di crescita del Pil di appena il 2,8%.

Già nel 2015 il Pil cinese aveva toccato i minimi storici dopo oltre 25 anni, passando dal 7,3% dell’anno precedente al 6,9%. Ma a tranquillizzare Pechino, in quel periodo, erano i dati promettenti sul fronte dell’occupazione e del livello salariale, che registravano crescita stabile. Invece in un 2022 ancora segnato da chiusure a intermittenza per la strategia nazionale zero Covid, è sempre più difficile per giovani e laureati entrare nel mondo del lavoro. Quella a cui molti si riferiscono come la “generazione più istruita nella storia della Cina” è anche la più disoccupata. Le quasi 11 milioni di persone che si laureeranno nel 2022 (nel 1999 non arrivavano al milione) avranno la sfortuna di sperimentare il peggior mercato del lavoro degli ultimi decenni. Numeri record, infatti, anche per la disoccupazione giovanile (quella che affligge i cinesi tra i 16 e i 24 anni), che a luglio ha toccato picchi del 19.9%. 

Le conseguenze che ne potranno derivare sono molteplici: il senso di insoddisfazione generale rischia di minare la tanto agognata stabilità sociale. I cittadini impossibilitati per ragioni economiche a metter su famiglia non potranno che peggiorare le previsioni sull’arrivo dell’inverno demografico (una fase di decrescita della popolazione che secondo le stime inizierà entro il 2025). Senza dimenticare la presumibile spinta nulla ai consumi interni, essenziali per traghettare il paese fuori dal rallentamento economico.

Alcuni media hanno descritto lo squilibrio tra domanda e offerta del mercato del lavoro come “una bomba a orologeria”. Il web cinese da tempo se n’è lamentato utilizzando un termine preso in prestito dal mondo accademico: 内卷 neijuan, “involuzione”, che descrive una situazione di totale stagnazione, per cui una migliore istruzione o competenze aggiuntive non garantiscono l’accesso a rosee prospettive di carriera. Altri neologismi nati negli ultimi anni richiamano un senso di disillusione nei confronti del concetto di meritocrazia che premierebbe il duro lavoro con il successo professionale: 摸鱼 moyu e 躺平 tangping indicano rispettivamente la volontà di ridurre al minimo le prestazioni lavorative e di celebrare la pigrizia, il non agire, in chiave anticapitalistica.

Ma l’ozio, purtroppo, è nemico della prosperità comune. Lo ha chiarito qualche mese fa un articolo pubblicato sulla rivista ideologica ufficiale Qiushi, che ha sottolineato la necessità di “contrastare l’assistenzialismo che alimenta l’ozio”: il Partito deve mobilitare i giovani e dissuaderli dalle idee “malsane” del tangping e del neijuan. Soprattutto alla luce delle recenti pessime prestazioni economiche. In un recente discorso pubblico, anche il premier uscente Li Keqiang ha pronunciato chiare parole contro l’inerzia e ha detto che per stabilizzare l’economia serve una mobilitazione immediata dei talenti del paese.

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