Malesia – Anwar assolto dall’accusa di sodomia

In Uncategorized by Simone

Anwar Ibrahim, leader storico dell’opposizione in Malesia, è stato finalmente assolto dall’accusa di sodomia. Nel Paese musulmano l’accusa di rapporti omosessuali rappresenta uno stratagemma comune per neutralizzare avversari politici scomodi.
Brividi di trionfo per l’opposizione in Malaysia: Anwar Ibrahim ha celebrato un sorprendente trionfo contro le accuse di sodomia mosse contro di lui in sede legale, ed è pronto a continuare la sua campagna elettorale per le prossime, vicinissime elezioni.

Quello di Anwar Ibrahim è un caso che per anni ha scaldato la platea politica malese: leader dell’opposizione, Anwar ha realizzato sorprendenti risultati durante la campagna elettorale del 2008. Pochi mesi dopo il suo successo , però, arriva un’inaspettata accusa di sodomia direttamente dal suo pupillo aiutante politico, Mohd Saiful Bukhari Azlan, 26.

"Mi ha violentato in un appartamento". Questa accusa avrebbe potuto mandare Anwar Ibrahim in prigione per 20 anni. Tanta è la pena riservata alla sodomia nella islamicissima Malesia.

Ma la mattina del 9 gennaio l’Alta Corte di Kuala Lumpur ha dichiarato che le prove di accusa basate su campioni di DNA "non possono essere attendibili".
Secondo la cronaca minuto per minuto dell’udienza pubblicata del quotidiano The Star, la decisione è stata presa in tempi brevissimi: Anwar Ibrahim si è presentato di fronte alla corte attorno alle ore 8.50 della mattina, ed è uscito davanti a una folla trionfante di circa 5,000 persone alle ore 9.20, dopo che i giudici lo hanno rilasciato alle ore 9.15.

In quel momento, la moglie Wan Azizah, in lacrime, ha abbracciato il marito mentre all’esterno la folla ha esultato non appena la notizia si è sparsa con un velocissimo passaparola.

Dalla parte opposta della barricata, comunque, un portavoce dell’amministrazione del primo ministro Najib Razak ha dichiarato alla Associated Press che il verdetto  "rappresenta una negazione della continua insistenza di Anwar sul fatto che il nostro governo abbia manipolato i giudici nel creare l’accusa di presunta sodomia".

Anwar ha commentato alla Associated Press che, benchè piacevolmente sorpreso dal verdetto, nutre dei dubbi sull’indipendenza politica della corte: "Anche questa decisione mi sembra politicamente pilotata".

Il leader fu già accusato di aver sodomizzato il proprio autista nel 1998, a un passo dall’ottenere la carica di vice primo ministro, e scontò una pena carceraria di 6 anni. A quei tempi la vicenda fu vista dall’opinione pubblica e dalla stampa come il tentativo riuscito dell’ex premier malese Mahathir Mohamad di liberarsi da un inconveniente bastone tra le ruote.

Alla stessa maniera, nel 2008, dopo aver condotto un’eccellente campagna politica, Anwar venne accusato dal suo giovane assistente di un crimine che suona come un deja-vu. In questo caso però, se da una parte il fatto fu usato dal governo per dequalificare Anwar e renderlo un paria politico, dall’altra fu usato dagli attivisti dell’opposizione per evidenziare come la classe politica in carica nel paese da piú di 50 anni faccia a liberarsi dei suoi nemici.

Solo dopo tre anni, la corte ha dichiarato che la sola testimonianza di Saiful non è completamente credibile, e che le tracce di DNA trovate sul suo corpo potrebbero essere state facilmente compromesse.
Il giudice Mohamad Zabidin Diah ha concluso che "la corte è sempre riluttante a condannare per delitti sessuali senza prove precise a supporto". 

Secondo il Washington Post, la reazione di Saiful, che non è apparso in tribunale, sarebbe stata affidata a Twitter, dove avrebbe scritto di voler "rimanere calmo, continuare a pregare ed essere paziente".

In questo momento, l’opposizione in Malesia detiene un terzo dei seggi al parlamento e sta lottando per portare avanti un’agenda che migliori i problemi razziali e le restrizioni della libertà individuale nel paese. Anche Najib Razak sta impegnandosi parallelamente nella medesima campagna elettorale con il suo Fronte Nazionale UMNO (partito dei Malay Uniti), con l’unica differenza che il suo partito è stato in carica sin dal 1957, sostenendo, perlomeno a parole, gli stessi principi di unione razziale e libertà in un Paese fortemente contraddittorio, in cui l’etnia può pregiudicare le possibilità di un cittadino. 

[Foto credit: uk.ibtimes.com]

*Marco Ferrarese ha suonato per 10 anni nei The Nerds Rock Inferno, una delle poche punk rock band italiane capaci di infiammare i palchi di Europa e Stati Uniti. Dal 2007, incuriosito dall’Asia, si trasferisce in oriente. Ha vissuto in Europa, Cina, Stati Uniti e Australia, e viaggiato in circa 40 paesi. Al momento vive, scrive e lavora in Malesia, a Penang. Il suo sito è www.monkeyrockworld.com