A Davos, di fronte al gotha dell’economia globale, il presidente cinese ha espresso un concetto molto chiaro: indietro non si torna, si va avanti sulla strada della globalizzazione, ma per ammorbidirne gli effetti nefasti sul lavoro bisogna fare leva sull’innovazione. Qual è lo stato dell’arte dell’innovazione cinese? Il visiting professor all’università Tsinghua di Pechino mi mostra la chat che ha in corso con la dottoranda. Lei deve fare una ricerca su «innovazione e problemi sociali», indagare cioè quali idee nuove, applicazioni, metodi, si possono utilizzare per affrontare la complessità crescente della società cinese. La dottoranda scrive: «Professore, può aiutarmi? Non riesco a trovare problemi sociali in Cina».

«È una ragazza in gamba, molto studiosa, ma non è la prima volta che mi fa questa domanda», dice il docente. La sua risposta, che scorre sullo schermo del telefonino, è ironica quanto gentile: «Cara, esci dalla biblioteca e fatti un giro attorno all’università. Di fronte a uno degli ingressi vedrai un contadino che vende dei cuccioli di coniglio. Dato che siamo 3 gradi sotto zero, i coniglietti tremano dal freddo e rischiano di morire. Lui dice che non c’è problema perché hanno il pelo, ma il fatto è che i conigli sono animali deboli di polmoni, che in inverno scavano una buca e se ne stanno sotto terra, solo che lui non lo sa o non ci pensa. Ecco, questo è un minuscolo problema di maltrattamento degli animali, ma è un problema sociale. Poniti la domanda: il governo come potrebbe suscitare in maniera innovativa una sensibilità diffusa sui diritti degli animali?».

A Davos, di fronte al gotha dell’economia globale, il presidente cinese Xi Jinping ha espresso un concetto molto chiaro: indietro non si torna, si va avanti sulla strada della globalizzazione, ma per ammorbidirne gli effetti nefasti sul lavoro bisogna fare leva sull’innovazione.

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