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Libri sotto l’albero. I consigli di “Letture asiatiche”

In Letture Asiatiche by Redazione

Un memoir, una raccolta di racconti di fantascienza, un graphic novel, un romanzo ambientato tra Cina e America e infine un caposaldo della narrativa sci-fi queer taiwanese. I consigli natalizi di Letture Asiatiche, la rubrica sulla letteratura in Cina e Asia a cura di Linda Zuccolotto 

Siamo dell’idea che qualsiasi giorno dell’anno sia buono per scegliere di regalare e regalarsi un libro. Ma se siete alle prese con i regali di Natale e avete bisogno di ispirazione, abbiamo pensato per voi a cinque titoli che vi faranno, ognuno a modo suo, viaggiare con la mente e con il cuore nel continente asiatico.

Crying in H Mart

Michelle Zauner, Mondadori, 276 pagine (traduzione dall’inglese di Marta Barone)

Per chi ama il connubio cibo e lettura

Nata a Seul da madre coreana e padre americano, Michelle Zauner vive da sempre negli Stati Uniti. La voce del gruppo indie Japanese Breakfast sceglie la scrittura per elaborare il lutto, in un memoir che scava nei ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, raccontando il legame con la madre attraverso i piatti della cucina coreana.

“Da quando mamma è morta, piango da H Mart.”

H Mart, una delle più grandi catene di supermercati specializzate in cibo asiatico, diventa il luogo simbolo di questo viaggio. È una manna dal cielo per chi vive all’estero: qui si possono trovare gli ingredienti e le pietanze che profumano di casa, ma anche sentire più forte la mancanza della propria famiglia.

“Il cibo era il modo il modo in cui mia madre esprimeva il suo amore.”

L’autrice sperimenta il potere terapeutico del cibo, insieme gioia e conforto ma anche strumento per esprimere la propria identità culturale. Fermando su carta parole, gesti e abitudini della madre, Michelle Zauner compie un viaggio alla ricerca delle proprie radici, alla (ri)scoperta della sua “metà coreana”.

Presto diventerà un film.

Deep vacation

Yi Yang, Bao Publishing, 200 pagine

Per chi vuole staccare la spina e godersi un’avventura che profuma di salsedine

Dopo un anno dall’uscita di Easy Breezy che ha riscosso un grande successo tra i lettori italiani, finalmente è arrivato il momento di godersi una nuova avventura in compagnia di Li Yu e Yang Kuaikuai, con qualche new entry. È estate sull’isola di Duanshan. In un villaggio di pescatori, i ragazzi sono pronti a trascorrere le vacanze alternando momenti di lavoro a ore di spensieratezza, fino a che non fa la sua comparsa un misterioso fantasma del mare che riporta alla luce vicende passate. Dai toni del rosso, colore che predominava nel precedente volume, ora le tavole di Deep Vacation si tingono delle sfumature del blu e dell’azzurro per esplorare ciò che si nasconde sotto la superficie dell’acqua.

Ispirandosi ad Haruki Murakami ed Edogawa Ranpo, Yi Yang aggiunge mistero e immaginazione a una storia adolescenziale che è insieme anche racconto di formazione. Negli elementi del mito e del folklore, oltre che nell’ambientazione della storia, è rintracciabile il richiamo alla sua città natale nel nord-est della Cina ai confini con la Mongolia.

Intrigante e coinvolgente, con quel tocco ironico che è un tratto distintivo di Yi Yang, Deep Vacation si fa leggere tutto d’un fiato ma merita la calma e l’attenzione necessarie per godere della ricchezza di dettagli delle tavole.

Membrana

Chi Ta-Wei, Add editore, 160 pagine (traduzione dal cinese di Alessandra Pezza)

Per chi è curioso di scoprire cosa ci fa Pier Paolo Pasolini in un romanzo sci-fi queer taiwanese degli anni ‘90

È l’estate del 2100. I disastrosi effetti del cambiamento climatico hanno reso la terraferma inabitabile e costretto la popolazione a una migrazione su larga scala nelle profondità marine. Mentre sulla superficie bruciata dal sole imperversa la guerra combattuta da androidi, nella città sottomarina di T Momo è una rinomata estetista, una vera e propria artista della pelle. Pagina dopo pagina, tramite frequenti flashback, Chi Ta-Wei ci fa compiere un viaggio nel passato della protagonista, all’origine del distacco dalla madre che dura ormai da 20 anni, alla ricerca della sua identità.

Chi Ta-Wei attinge da vari ambiti che spaziano dalla politica alla tecnologia, dall’etica alla scienza, in una narrazione ricca di significati astratti ed elementi ricorrenti. Come la pesca, frutto simbolo di longevità e immortalità in Cina, genitrice in una celebre fiaba del Giappone popolare di Momotaro, il ragazzo della pesca. O il canarino, curioso nome scelto da Momo per il suo centro estetico, simbolo di una voce forte e un’anima libera costretta alla prigionia. Ma il fil rouge dell’intero romanzo è proprio racchiuso nel titolo: non una ma tante membrane, più o meno reali e tangibili.

“Per Momo il mondo era avvolto da una membrana. A 30 anni continuava a pensare che ci fosse una specie di pellicola tra lei e tutto il resto.” Un racconto intimo e introspettivo che affronta temi di grande attualità con incredibile naturalezza. Il risultato sorprende sia per l’attualità sia per la fluidità, insieme tematica e narrativa, di una storia che continua a far riflettere una volta girata l’ultima pagina e che, citando Calvino, ci invita a indagare “…per cercare di scorgere cosa si profila in lontananza, negli spazi che si estendono al di là della parola «fine».”

Spore

Tang Fei, Future Fiction, 194 pagine (traduzione dal cinese di Francesca Bistocchi)

Per chi crede che la fantascienza parli di futuri asettici e lontani

Piccoli robot cantastorie in un parco divertimenti costretti a celare la propria identità per sopravvivere a un destino che gli è stato imposto in “Pepe”. Socialità ridotta a zero e fisicità quasi assente nel mondo dominato dalle realtà simulate in “La mia rosa preferita”. Un biglietto di sola andata nel passato per raccogliere dati ed evitare il ripetersi degli errori commessi dall’umanità in “La spia olandese”. Tatuaggi-ombra a dissolvenza rapida per mantenere viva la memoria in “Spore”.

“Voglio difendere la porta del tempo, non lascerò che il passato scivoli via da qui. Il passato non dovrebbe essere dimenticato. Un presente senza passato è un inferno.”

Per Tang Fei la fantascienza non è uno sguardo sul futuro, bensì una chiave di lettura per affrontare la realtà presente con sensibilità e umanità. È da questa premessa presente nella prefazione dell’autrice alla raccolta che è interessante leggere i sette racconti che la compongono, eterogenei per tematiche e ambientazione spazio-temporale. Come per i protagonisti di “Pepe”, per Tang Fei è naturale raccontare storie, attraverso le quali cerca di comprendere la società che la circonda e tutto ciò che vive. L’arte nelle sue diverse forme è una componente essenziale della sua vita ma lei rifugge qualsiasi categorizzazione delle sue opere, spaziando dalla fantascienza al fantasy, dalle fiabe al wuxia.

“L’uomo nasce una volta sola nella vita. Eccetto l’artista. Lui sperimenterà due volte cosa significa essere gettati nel mondo insensibile e freddo.”

La strada delle nuvole

Jenny Tinghui Zhang, Editrice Nord, 384 pagine (traduzione dall’inglese di Elisa Banfi)

Per chi cerca una storia commovente

Fa commuovere e arrabbiare il romanzo d’esordio di Jenny Tinghui Zhang, scrittrice nata in Cina e cresciuta ad Austin, in Texas. La sua giovane protagonista, Daiyu, diventa adulta tra le pagine di questo libro dovendo sopportare atroci sofferenze. Rapita al mercato del pesce di Zhifu e portata dentro un barile pieno di carbone fino in America, vive sulla propria pelle il disprezzo e la cattiveria di cui è capace l’essere umano. I ricordi della sua infanzia in un villaggio di pescatori vicino all’oceano sono il suo porto sicuro là fuori nel mondo e gli insegnamenti del maestro calligrafo Wang rimangono impressi nella sua mente e nel suo cuore.

Ma mentre nella prima parte il focus è sul triste destino della protagonista, successivamente l’attenzione si sposta dal singolo alla collettività. L’autrice ricorda alcune pagine di storia ai più sconosciute, ovvero l’ondata di violenza anticinese che ha colpito l’America negli anni ‘80 dell’Ottocento. Frequenti episodi di sinofobia e discriminazione razziale, fomentati da leggi come il Chinese Exclusion Act del 1882 e culminati nel massacro di Rock Springs, nel Wyoming, del 1885.

“[…] In questo posto chiamato Idaho, o anche West, essere cinese è considerato qualcosa di simile a una malattia.”

Il percorso di ricerca della propria identità avviene attraverso gli ideogrammi, filo conduttore dell’intero romanzo. Solo scrivendo e riscrivendo i caratteri che le hanno fatto compagnia per tanto tempo, Daiyu ricorda di non aver perduto sé stessa, di essere ancora viva.

A cura di Linda Zuccolotto