Li Tie, da qualche giorno il nuovo Commissario Tecnico della Nazionale Cinese, è riuscito come pochissimi altri calciatori asiatici prima di lui a lasciare il segno in Europa, tra l’altro con la maglia di un club prestigioso come quello dell’Everton. Arrivato in Inghilterra nell’agosto del 2002, come parte dell’accordo di sponsorizzazione tra la società del Merseyde e la compagnia cinese di telecomunicazioni Kejian, nonostante lo scetticismo generale ha regalato dei ricordi sicuramente piacevoli in quello che già all’epoca era considerato uno dei campionati più competitivi del macrocosmo calcistico mondiale.

La chiave del suo successo, ovviamente, va cercata e trovata in queste dichiarazioni di David Moyes, all’epoca manager dei Toffeeman, che in più di un’occasione ha avuto il coraggio di lodarne pubblicamente tenacia ed etica del lavoro. 33 presenze nella prima stagione: schierato spesso nello Starting Eleven, sempre davanti la difesa, senza licenza di offendere (appena 2 Gol in carriera), assoluto protagonista di un più che positivo settimo posto finale. Il riscatto da parte dell’Everton ed il successivo rinnovo contrattuale sono sembrati il giusto premio per il classe ’77, pronto con rinnovata ambizione e “fame” ad affrontare la stagione 2003-2004.

Una serie di prestazioni deludenti, infortuni che non gli permisero di essere schierato con continuità (tra cui la rottura della gamba che gli impose un anno di stop), una situazione societaria complessa, gli impedirono di ri-confermarsi sugli stessi livelli. La deludente parentesi allo Sheffield United ha semplicemente, temporaneamente, rallentato il momento del suo triste, seppur non da sconfitto, ritorno in patria.

In una lunga intervista rilasciata, nel 2014, al portale Bleacher Report, il centrocampista originario della provincia del Liaoning ricorda senza rimpianti l’esperienza in Premier League: dimostrando, tra l’altro, una straordinaria conoscenza dell’universo calcistico della “Terra di Mezzo“, fondamentale per ottenere successi o comunque risultati soddisfacenti alla guida della Nazionale del Dragone.

Aver lavorato come assistente di Marcello Lippi, Alain PerrinRadomir Antic, aver avuto una lunga esperienza in Brasile (1993-1998 progetto finanziato dal Jianlibao Soft Drink Group) in fase di crescita, umana e sportiva, lo rendono indubitabilmente un allenatore in grado di districarsi in ambienti e rapporti umani totalmente diversi l’uno dall’altro. Per comunicare con un campione nato e cresciuto in Brasile come Ricardo Goulart, non si potrà si potranno utilizzare le stesse espressioni, lo stesso stile (nemmeno la stessa lingua) che può e deve essere utilizzato per confrontarsi magari con un giovane ed inesperto Wei Shihao.

L’idea che ci si fa provando a leggere tra le righe delle sue dichiarazioni è quella di un Commissario Tecnico assolutamente affamato ed in cerca di ri-conferme più che riscatto. L’augurio è che il suo stile di gioco propositivo e divertente per gli spettatori neutrali, possano essere, in qualche maniera, le chiavi per ottenere risultati positivi con la Nazionale Cinese.

Di Calcio8Cina*

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