Scrittore molto prolifico, Feng Tang (pseudonimo di Zhang Haipeng) è approdato solo di recente in Italia grazie alla traduzione di due sue opere, ossia la raccolta di racconti Palle imperiali (天下卵) e il romanzo Una ragazza per i miei 18 anni (十八岁给我一个姑娘), editi da Orientalia Editrice.
Un dottorato in medicina a Pechino, un master in amministrazione aziendale negli Stati Uniti, Feng Tang è attualmente businessman di successo a Hong Kong, e, citando le sue parole, usa le parole per “sconfiggere il tempo”.

CHI E’ FENG TANG

In realtà, in patria gode di particolare fama come scrittore, soprattutto tra i giovani cinesi, e la ricetta di questo successo è sicuramente da ricercarsi nel suo modo di raccontare la giovinezza con un linguaggio sfrontato e schietto, ma anche nella sua partecipazione attiva sul web, in particolare sul social network Weibo, dove interagisce spesso con i suoi lettori. Inoltre, le sue opere sono state adattate al piccolo e grande schermo, ispirando film e serie tv di successo. Ma se da un lato è particolarmente apprezzato dal pubblico giovane, dall’altro è stato spesso fortemente criticato da chi fatica ad apprezzare la sua narrativa definita volgare, narcisista e “teppista”, tanto da venir estromesso dall’Associazione degli scrittori cinesi.

Sempre per la scrittura e i temi trattati nei suoi libri è stato talvolta associato a scrittori come Wang Shuo, conosciuto per la cosiddetta “letteratura dei teppisti”, anche lui amato da un pubblico giovane per la spudoratezza e il cinismo nel raccontare di gangster e bulletti di quartiere.

PALLE IMPERIALI

I quattro racconti contenuti in Palle imperiali, tradotti per la prima volta in una lingua straniera, sono stati selezionati in realtà con il consenso dell’autore da una raccolta più ampia, tenendo conto anche delle esigenze del lettore italiano. Senza dubbio la formazione poliedrica e il bagaglio culturale di Feng Tang gli permettono di destreggiarsi con abilità chirurgica fra le vicende di eunuchi, castratori, concubine, assassini, indovini e medici, celando fra le righe una critica alla società contemporanea.

Ciò che si nota subito leggendo Feng Tang è infatti la fusione di richiami storici e letterari eruditi, e il linguaggio disinibito, volgare e senza mezzi termini con cui abbatte tabù ancora radicati nella società, come la sessualità. Frequenti sono, ad esempio, i riferimenti a Sima Qian, uno dei più grandi storici della Cina antica, condannato all’evirazione per aver preso le difese di un generale caduto in disgrazia, autore di quella che è considerata la prima grande opera storiografica cinese, lo Shiji Memorie di uno storico. Ma non mancano riferimenti agli studi universitari dell’autore: nelle descrizioni accurate di parti del corpo umano e nell’ultimo racconto della raccolta, dove il protagonista è Xiao Ming, nientedimeno che il direttore sanitario mondiale in un mondo distopico e ipertecnologico del futuro.

Questo mix fra tradizione e modernità, tra passato e futuro, tra linguaggio schietto e citazioni colte, può risultare insolito per un lettore al primo approccio con Feng Tang, ed è per questo che la postfazione a cura della traduttrice di Palle imperiali risulta veramente utile a comprendere meglio l’autore e il contesto storico, culturale e geografico dei suoi racconti.

UNA RAGAZZA PER I MIEI 18 ANNI

Una ragazza per i miei 18 anni è invece il primo capitolo della cosiddetta “Trilogia di Pechino” che lo ha reso popolare e che comprende anche i romanzi 万物生长 Tutto cresce e 北京, 北京Pechino, Pechino.

A detta dell’autore non ci sarebbe alcuna connessione tra la sua vita personale e ciò di cui parla nelle sue opere, come si legge nelle prime pagine del romanzo dove afferma che si tratta di “un’opera di pura fantasia, non potrebbe essere più falsa di così”. In realtà, quest’affermazione è stata smentita da lui stesso in altre interviste e il giovane protagonista della trilogia potrebbe essere facilmente ricollegabile a Feng Tang nel suo percorso di crescita da adolescente delle medie e superiori, a studente universitario della facoltà di medicina.

Il diciassettenne Qiushui, voce narrante del romanzo, e un ristretto gruppo di suoi amici si trovano in quella delicata fase di passaggio tra l’adolescenza e l’età adulta, quell’età a cui a posteriori si guarda con un mix di tenerezza e vergogna. La loro quotidianità è scandita dalle lezioni e dalle distrazioni al di fuori del campus, quando si trovano a bighellonare in giro per Pechino e ad adocchiare le coetanee. Sono ragazzi in piena tempesta ormonale, con le fantasie, i sogni e la ribellione tipici dell’età adolescenziale, che non riescono a trovare negli insegnanti e nei genitori supporto e risposte concrete ai loro interrogativi.

LA CITAZIONE

“Percepivo chiaramente l’esistenza di due universi distinti. Oltre a quello che occupavamo violentemente con la sedia su cui appoggiavamo il sedere, c’era l’altro in cui guizzava la fantasia, che si poteva raggiungere lasciando correre lo sguardo oltre quel vetro annebbiato e misterioso che li separava. […] Questo mondo sotto la nostra sedia era davvero troppo stretto”.

DESIDERI ANNI ’80

L’unica figura che sembra in qualche modo comprendere gli sconvolgimenti interiori e le pulsioni dei giovani ragazzi è il vecchio Kong, che con i racconti anche sconci delle sue esperienze passate e le dritte su come approcciare l’altro sesso, diventa per loro una sorta di mentore e guida. A differenza degli insegnanti che cercano di reprimere la sessualità dei ragazzi, infatti, il vecchio Kong li tranquillizza affermando che il desiderio che provano è qualcosa di assolutamente naturale e comune a tutti gli esseri umani. Fa parte di un cambiamento fisiologico e psicologico che si riflette anche nell’ambiente circostante, nell’alternarsi delle stagioni in una Cina di fine anni ’80 in rapida trasformazione.

La sessualità è dunque ancora una volta elemento dirompente, tanto che non mancano riferimenti a famose opere del genere erotico cinese (in Cina associato al colore giallo), come il Jinpingmei e il Tappeto da preghiera di carne. Tuttavia le descrizioni esplicite, che poco lasciano all’immaginazione, si mescolano anche alle emozioni e ai sentimenti del protagonista, in una narrazione che alterna linguaggio scurrile a citazioni di romanzi classici e poesie di epoca Tang.

di Linda Zuccolotto

Laureata magistrale in Language and Management to China all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ho studiato per un periodo a Pechino con una borsa di studio. Su Instagram condivido la mia passione per la Cina sulla pagina @hanzilovers.