Progressista. Avanzo feudale. Patriota. Codardo. Un incosciente. Il più saggio. Nella Cina dei suoi contemporanei e dei suoi successori, Lu Xun ha continuato a vivere tanto nei suoi scritti quanto nell’ammirazione degli altri, nel loro biasimo o nelle loro strumentalizzazioni, condensandosi oggi in una formula che quasi regolarmente appare associata al suo nome: il più grande scrittore della Cina del Novecento. Tale giudizio, in apparenza interpretabile unicamente come il riconoscimento ultimo al suo valore di letterato, tradisce in parte anche una diversa forma
di grandezza, che risiede non tanto nell’acclamazione corale delle sue opere e della sua figura, quanto nella capacità delle sue considerazioni di fare ancora rumore nella Cina d’oggi. E’ infatti nel segno delle grida che Lu Xun attraversa la sua intera vita, invocando a piena voce il rovesciamento di una tradizione “cannibale” e moribonda, l’autoaffermazione individuale da realizzarsi mediante la popolarizzazione della cultura, e un pensiero critico e razionale, libero dal tradizionale oscurantismo e immune ai nuovi dogmi. Grida che non risuonano soltanto attraverso la carta, ma che prendono spesso forma nel dibattito e aperto scontro con gli avversari, siano essi campioni del conservatorismo o paladini del dogmatismo politico, fatto di slogan seducenti e concezione propagandistica della letteratura. Relativamente a quest’ultimo punto, è importante precisare che lo studio critico del marxismo e il coinvolgimento nella Lega degli Scrittori di Sinistra nel 1930 non hanno mai reso Lu Xun uno scrittore al servizio della propaganda ideologica; la sua letteratura, talvolta cruda denuncia delle circostanze, talvolta più intimista e specchio di crisi interiori, è figlia di un’indole critica e pragmatica, spesso esitante e pessimista, ma sempre rivolta ai cinesi e a una loro trasformazione morale, ritenuta necessaria alla lotta contro le ingiustizie sociali per il bene dell’intera nazione. Ma cosa ha rappresentato e tuttora rappresenta Lu Xun per i cinesi? E’ in risposta a tale interrogativo che il presente saggio intende ricostruire l’evoluzione della pubblica percezione del Lu Xun uomo e scrittore, e del significato che le sue opere hanno rivestito per il popolo cinese nel suo ultimo decennio di vita a Shanghai, durante il regime maoista e nella contemporaneità.

L’esperienza nella Lega degli Scrittori di Sinistra

Nel 1929, il bilancio di omicidi e arresti perpetrati dal Guomindang ai danni dei comunisti nella politica repressiva che passerà alla storia come Terrore Bianco ammonta a centinaia di migliaia di vittime. Il PCC è sull’orlo del collasso, ma gode di una crescente popolarità tra le masse, ottenuta soprattutto grazie al lavoro di stampa e diffusione di testi a carattere propagandistico. Con l’irruzione e la chiusura di alcune case editrici a opera della polizia  nazionalista e il rafforzamento sulla censura ai loro testi, il partito riorganizza la sua politica interna. Nel congresso del 1928 viene decretata la natura democratico-borghese della fase rivoluzionaria in essere, che necessita dunque anche del sostegno della piccola borghesia contadina e degli intellettuali. Tale posizione, sostenuta da Qiu Qiubai, salito ai vertici della gerarchia e critico degli eccessi commessi ai danni di scrittori del calibro di Lu Xun, sancirà l’inizio di una politica di riappacificazione con quest’ultimo, ora apprezzato dalla leadership comunista a causa del suo concreto appoggio ai movimenti di protesta e delle espressioni di solidarietà ai manifestanti; tali ragioni, unitamente al prestigio di cui gode come scrittore, sono considerate dal PCC qualità funzionali all’incremento della popolarità del partito nel mondo letterario, da realizzarsi mediante lo sfruttamento dell’immagine di un “vecchio guerriero e pensatore progressista” come Lu Xun. La fiducia in un’organizzazione di scrittori che fosse ben radicata tra le masse e che continuasse a propugnare la lotta contro il conservatorismo, lo spingono ad accettare l’invito ad una collaborazione con il PCC, che si concretizzerà il 2 marzo 1930 con la fondazione della Lega degli Scrittori di Sinistra (zhongguo zuoyi zuojia lianmeng, 中國左翼作家聯盟 ). L’aderenza all’organizzazione, lungi dal sancire una conversione ideologica di Lu Xun in senso marxista o dogmatico, rappresenta per quest’ultimo un’opportunità per creare una nuova generazione critica di intellettuali, laddove le vecchie organizzazioni hanno fallito:

But apart from the success of a few individuals, what has proletarian literature itself achieved? It should be an intrinsic part of the proletarian struggle for liberation, growing apace with the social strength of the working class. The fact that proletarian literature has a high position in the world of letters while the social status of the proletariat is so low, only goes to show that the writers of proletarian literature have become divorced from the proletariat and gone over to the old society. […] I have always thought it is important to train a younger generation of fighters, and have formed several literary groups in my time, though none of them amounted to much. We must pay moreattention to this in future.

In questo estratto del discorso inaugurale da lui pronunciato nel corso della cerimonia di  fondazione, appare evidente come il coinvolgimento nella Lega non costituisca un ripensamento ideologico, ma sia stato anzi accompagnato da rinnovate critiche ai radicali del PCC, responsabili di aver prodotto una letteratura staccata dalle masse, il cui unico risultato è stata la promozione sociale di poche personalità di partito a “nuovi eroi”. Nei primi mesi di attività nella Lega, Lu Xun, consapevole della propria autorità di scrittore che spingerà molti studenti a cercarlo come mentore – e delle ragioni che hanno spinto lo stesso PCC a fomentare un suo coinvolgimento nell’organizzazione, matura la “teoria del trampolino” (let. della scala, tizi zhi lun 梯子之论), esposta in una lettera del 27 marzo 1930 diretta allo studente Zhang Tingqian, in cui coniuga nelle sembianze di una lucida e amara analisi, eventi e persone che hanno animato la sua vita recente:

La teoria del trampolino è molto precisa […]. Se questi signori che l’adottano riuscissero a salire più in alto calpestandomi non ci sarebbe nulla di male. […] In passato ho dato il mio appoggio a diverse associazioni, […] e in tutti i casi o ho fallito o sono stato ingannato, ma non ho mai smesso di farlo, nella speranza che uscissero degli uomini coraggiosi dal cuore della Cina. Perciò questa volta ho di nuovo accettato la richiesta di giovani […], ho accettato di entrare nella Lega degli Scrittori di Sinistra, ho partecipato alle loro riunioni, al raduno a Shanghai degli scrittori rivoluzionari, anche se ho avuto l’impressione di persone ordinarie, quindi, pur essendoci il rischio di essere usato ancora una volta come trampolino, forse costoro non ne sarebbero nemmeno capaci!

Il brano condensa e rinnova due dei già citati punti fermi del pensiero di Lu Xun, ovvero il fascino illusorio e banale degli –ismi, che, pur essendo nuovi nei contenuti, “nello spirito raccontano la stessa vecchia storia”, e la fiducia riposta nei giovani. E’ proprio questo sentimento nei loro confronti- verso i quali tuttavia non risparmierà critiche ma che anzi compatirà nel loro eccessivo radicalismo (verranno qualificati più avanti nel testo come “umili peccatori, che hanno soltanto sei mesi in più di [mio figlio] Haiying” ) – a motivarlo nell’impegno sociale e nella continua ricerca di nuove voci e modalità espressive; a causa dell’attività di promozione artistica svolta a partire dal 1931, sarà infatti riconosciuto come padre del Movimento di Xilografia Moderna cinese (xinxing banhua yundong, 新兴版画运动). Il 1931 è anche l’anno della morte di Rou Shi (揉石), caduto insieme ad altri attivisti e scrittori militanti nella Lega durante un raid nazionalista e che sarà celebrato da Lu Xun in due scritti, uno dei quali è “La situazione del mondo letterario nella Cina delle tenebre” (hei’an zhongguo de wenyi jie de xianzhuang, 黑暗中國的文艺界的现状), in cui esporrà le sue impressioni sulle produzioni dell’organizzazione; nonostante nel testo il “movimento rivoluzionario proletario” venga definito “un germoglio nel deserto” e risulti evidente la familiarità con il linguaggio marxista (maturata in seguito alla lettura e traduzione di testi della dottrina), nello stesso anno la libertà intellettuale di Lu Xun verrà rivendicata nel saggio “Uno sguardo sul mondo letterario di Shanghai” (shanghai wenyi zhi yipie,上海文艺之一瞥), in cui espone l’inefficacia degli attuali scrittori militanti nel narrare la verità circa la rivoluzione, a
causa della loro estrazione sociale fondamentalmente borghese. A partire dal 1934, le inconciliabili differenze con alcuni funzionari di partito interni alla Lega (e.g. Feng Xuefeng, Zhou Yang) causeranno un progressivo deteriorarsi dei rapporti che culminerà con con l’inevitabile scioglimento della stessa tra il 1935 e il 1936. Nel contesto dell’imminente guerra con il Giappone, Lu Xun animerà una propria associazione letteraria di resistenza, dallo slogan “letteratura delle masse per la guerra di rivoluzione nazionale”. Accusato da Zhou Yang e altri ufficiali di partito di ribellione e cospirazione, ingaggerà con questi ultimi una pubblica lotta, che durerà fino alla sua morte nel
1936. L’episodio, come si avrà modo di constatare più avanti nel corso dell’elaborato, si configurerà di estrema rilevanza nell’ambito della Rivoluzione Culturale (wenhua dageming, 文化大革命).

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Di Barbara Di Silvio*

*Barbara Di Silvio- Classe ’94, di matrice abruzzese. Studia la Cina dal 2013 e, dopo la laurea in Lingue Orientali all’Università Roma Tre, si stabilisce a Venezia per continuare gli studi. Mentre aspetta di partire, parla di storia cinese presente e passata dalla laguna veneta.