La Cina sotto l’ombrellone: Xu Xing, E quel che resta è per te

In by Simone

Xu Xing, E quel che resta è per te, ed. Nottetempo, 2006

Bici scassata e sacco a pelo sudicio, camion malandati su strade socialiste, inquietanti donne del passato e amorevoli puttane, vecchi pidocchiosi, trovate improvvise per mettere insieme un po’ di soldi per mangiare e sbronzarsi, divertenti e dissacranti meditazioni sotto cieli ‘belli come una poesia’, paesaggi emozionanti, folli risate e pianti infantili.

Definito il Kerouac cinese, Xu Xing racconta i vagabondaggi di un moderno antieroe.
La prima parte, già pubblicata da Theoria nel 1995 col titolo ‘Quel che resta è tuo’, vede il protagonista attraversare la Cina da nord a sud con il suo ‘fratello di sventura’. Le parti successive lo vedono ancora arrancare verso il Tibet e l’Europa. Autodefinendosi un bastardo buono a nulla, consapevolmente privo di ogni senso di responsabilità sociale o affettiva, il protagonista non insegue alcuna salvezza o ideale, è l’apatia a dominare le giornate in un mondo in cui ‘non è rimasto niente’.

Sullo sfondo del nuovo periodo di Riforme e Apertura, a incorniciare le avventure di questo moderno Don Chisciotte, c’è un’infinità di personaggi grotteschi, miserabili, scaltri e ingenui allo stesso tempo: un’umanità tanto varia quanto vera. La piacevole traduzione di Lucia Regola trasmette bene lo stile leggero e umoristico dei dialoghi e delle narrazioni dell’autore, il cui sarcasmo non risparmia nessuno: né il comunismo, né i recenti ricordi della Rivoluzione culturale, né i progressi auspicati dal nuovo periodo di riforme, e neanche l’Europa e i suoi falsi miti, gli artisti spocchiosi, i burocrati corrotti e i santi, disonesti pure loro. Perché alla fine quello che resta, quello che ti lasciano è ben poca cosa.

Xu Xing nasce nel 1956 a Pechino. Gli anni della Rivoluzione culturale lo vedono peregrinare per la Cina, mentre i suoi genitori vengono arrestati.  Nel 1977 si arruola e comincia a scrivere. Nel 1981 è cameriere a Pechino. Nello stesso anno scrive il racconto ‘Variazioni senza tema’ (Wu Zhuti bianzou), pubblicato nel 1985 sulla rivista People’s Literature (Renmin Wenxue). È proprio negli anni ’80 che Xu Xing comincia a farsi fama come scrittore, divenendo un importante rappresentante  del revival letterario seguito agli anni della Rivoluzione Culturale. Nel 1989 si trasferisce a Berlino, dove studia presso l’Accademia di belle arti. Dopo quattro anni torna in patria. Nel 1995 l’Observer francese lo annovera tra i 240 più eminenti autori mondiali. Per l’ironia e la leggerezza che contraddistinguono i suoi scritti, e per aver saputo narrare gli umori e le riflessioni della gioventù cinese, Xu Xing è considerato una delle icone tra gli scrittori degli anni ’80.

Xu Xing ha un blog, che si trova all’indirizzo: http://xintianyou1.blogcn.com/index.shtml

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