La bufala dei calciatori nordcoreani condannati a morte

In by Simone

Qui a China Files abbiamo a più riprese evidenziato il pressappochismo col quale la Corea del Nord viene trattata dai media italiani. Ultima in ordine cronologico, la bufala della condanna a morte per la nazionale nordcoreana di calcio ha preso incredibilmente piede tra i siti di news online, secondo uno schema ben rodato di pornografia del male. Un case study che abbiamo provato a dissezionare in questo pedigree della bufala.
Fatto: la nazionale di calcio maschile nordcoreana ha perso contro la Corea del Sud la finale dei giochi asiatici 2014. La sconfitta è arrivata allo scadere del secondo tempo supplementare, tra polemiche arbitrali.

Trascorse due settimane dalla partita la notizia del possibile arresto dei giocatori nordcoreani, rei di aver disonorato il Paese, e addirittura il rischio che possano essere messi a morte, ha iniziato a circolare tra le redazioni di giornali e televisioni italiane.

La copertura giornalistica della Corea del Nord ha appena attraversato un periodo di indiscrezioni su ipotetici sconvolgimenti al vertice del regime. Una valanga di rumors scatenata dall’assenza in pubblico del giovane leader Kim Jong Un, tornato a farsi vedere soltanto la scorsa settimana dopo quaranta giorni, dopo che la stampa ufficiale nordcoreana era stata costretta ad ammettere i problemi di salute del Brillante compagno.

Superata l’ondata di articoli sulla situazione politica e sui movimenti interni al regime, che continuano a essere avvolti dal mistero, l’attenzione si è concentrata sulla sorte dei calciatori nordcoreani.
«A morte i calciatori sconfitti». L’ultimo orrore in Nord Corea, titola il sito de Il Giornale.
«Nord Corea. Kim Jong Un arresta nazionale di calcio per sconfitta contro Corea del Sud. Rischio pena di morte» scrive l’Huffington Post.
«Corea del Nord, nazionale perde il "derby" con il Sud: giocatori incarcerati e a rischio esecuzione» sono invece le parole scelte da RaiNews 24.
«Corea del Nord, la Nazionale ko. "Squadra rischia pena di morte"» spiega il Corriere della Sera, per poi rimuovere l’articolo.
La frenesia da indignazione acchiappaclic non fa prigionieri, e lungo il weekend la "news" viene rilanciata dal Fatto Quotidiano, TgCom24, AdnKronos e da molti altri siti di news online, aggregatori, rimbalzando da Facebook a Twitter.

Ma lunedì, 13 ottobre, quattro giorni prima che le redazioni si accorgessero della sorte delle furie rosse nordcoreane, Piergiorgio Pescali, giornalista specializzato in vicende asiatiche, aveva già messo in guardia dal rischio bufala.

In una nota sulla sua bacheca Facebook, e poi sul suo blog, aveva confutato quanto scritto da Nessuno Tocchi Caino, associazione della galassia radicale, che lotta contro la pena di morte nel mondo.

Il sito dell’associazione, che funge anche da aggregatore di notizie sul tema, traduceva un articolo dello statunitense National Report, che a sua volta citava come fonte il Rodong Sinmun, giornale ufficiale del comitato centrale del Partito dei lavoratori di Corea. Di fatto l’articolo spiegava che, dopo la sconfitta per 1-0, i calciatori sarebbero stati trasferiti in una prigione di massima sicurezza e raccontava dell’intenzione dello stesso Kim di giustiziarli in pubblico.

Probabilmente per Nessuno Tocchi Caino, e in seguito per la Nuova Agenzia Radicale, si è trattato di un errore di fretta e di poca attenzione nella scelta le notizie. Da una rapida occhiata alla home page del National Report si può dedurre la scarsa attendibilità della fonte, in realtà un sito di satira.

Il modello potrebbe essere quello seguito da The Onion o da Lercio. Con difficoltà si può infatti dare credito a notizie come quella del Vaticano che rivendica di aver inventato l’Ice Bucket Challenge come strategia per battezzare chi ancora è fuori dal consesso della Chiesa.

Già in passato il giornalismo mainstream era caduto nelle trappole della satira di questo genere. Restando in tema di Corea del Nord, la versione online del governativo Quotidiano del popolo cinese prese per vera l‘elezione di Kim Jong Un a uomo più sexy del pianeta. Gaffe poi ripresa dalla stampa internazionale in una sorta di meta-giornalismo che replicava la bufala e allo stesso tempo se ne faceva gioco.

Complice forse la ripresa del campionato dopo la pausa per le nazionale, nel fine settimana la notizia dell’arresto dei calciatori di Pyongyang ha ripreso vigore. Ma soltanto in Italia.

Sui siti specializzati in questioni nordcoreane non ce n’è traccia, lo stesso vale per i quotidiani sudcoreani, anche tra quelli più conservatori, che in passato hanno contribuito a diffondere notizie spesso infondate. Gli unici accenni ai giochi asiatici sono alla cerimonia di premiazione che il regime ha organizzato per rendere omaggio agli atleti medagliati con l’oro.

«Forse, la notizia della condanna a morte non è vera. Il dramma è che in certi luoghi una simile notizia resta a tutt’oggi verosimile», si premura di scrivere il Giornale. « Stabilire se la notizia sia vera o meno è, come al solito, pressoché impossibile, trattandosi della Corea del Nord. Fatto sta che le voci sono allarmanti, così come allarmante è il solo fatto che una notizia del genere sia verosimile», dice l’Huffington Post.

Negli anni l’accuratezza non è stata la prima caratteristica della copertura mediatica riservata al regime. Si pensi alla bufala dei 120 cani che avrebbero sbranato Jang Song Taek, deposta eminenza grigia del regime, nonché zio del giovane Kim, che trovò però la morte davanti a un plotone d’esecuzione. O ancora alla presunta esecuzione dell’ex fidanzata di Kim, riapparsa in pubblico dopo la "morte".

A volte bastano i dettagli. I nordcoreani sono stati sconfitti in casa dai sudcoreani, si legge da più parti. Peccato che la partita si sia giocata a Incheon, che sta sì in Corea, ma del Sud.

Il meccanismo pare essere composto da due elementi deleteri: il pressappochismo col quale la copertura delle news asiatiche viene trattata in Italia, che si poggia sulla concezione di un continente monstre pieno di "strano ma vero", ultra ricchi, ultra poveri, il paradiso della narrazione degli eccessi; il problema dell’impossibilità di poter provare, oltre ogni lecito dubbio, la veridicità delle notizie provenienti da Pyongyang, in coppia con un’abitudine a raccontare un regime del Male Assoluto, un feticcio del Cattivone senza scrupoli che, pur con una qualche applicabilità nelle lucide follie della dinastia Kim, troppo spesso sfocia in slanci di Pornografia del Male senza arte né parte.

Il cerchio si chiude con la classica sequela di auto-smentite, di "ci siamo cascati tutti", si cancellano le tracce della notizia falsa, avendo comunque messo in cassaforte decine di migliaia di click, esposizione sui media mainstream, centinaia di commenti indignati.

E quando ormai la contro-storia della bufala del National Report inizia a prendere piede, si corre ai ripari come si può.
Nessuno Tocchi Caino, citata pigramente come "fonte" da gran parte dei media italiani, si è difesa con un comunicato girato tra le redazioni ma, al momento, ancora non disponibile sul sito dell’associazione. Questo:

Nessuno tocchi Caino smentisce di essere la fonte della notizia secondo la quale la nazionale di calcio della Nord Corea sarebbe stata mandata in galera e rischia l’esecuzione per una sconfitta con la squadra della Corea del Sud. La fonte della notizia è il sito nationalreport.com che il 6 ottobre ha fatto riferimento a un articolo pubblicato dal giornale di regime nord coreano Rodong Sinmun.
Nel merito di questa notizia che Nessuno tocchi Caino ha pubblicato sul suo sito con relativa fonte, è effettivamente improbabile che in Nord Corea si dia notizia di una sconfitta, essendo la propaganda basata solo su fatti e avvenimenti favorevoli all’immagine del regime. Tuttavia è già accaduto che, in casi analoghi, chi ha perso in competizioni sportive abbia subito maltrattamenti, per cui la squadra di calcio sconfitta può essere a rischio di severe punizioni.

Scusate tanto, ci siamo sbagliati. E avanti il prossimo.