Niente più autorizzazione a costruire, permesso revocato. Il governo della prefettura di Okinawa ha nuovamente bloccato i lavori di spostamento della base aerea di Futenma a Henoko, nella parte sudorientale dell’isola principale del piccolo arcipelago meridionale del Giappone.

Il nuovo blocco, secondo quanto riferito dai media giapponesi e internazionali, è legato a sospette illegalità nella procedura.

Dopo l’ok dell’ex governatore della provincia Hirokazu Nakaima nel 2013, nel 2015 era arrivato il primo stop ai lavori da parte del successore Takeshi Onaga, scomparso a inizio agosto a causa di un tumore al pancreas.

Onaga, esponente del movimento All-Okinawa, aveva fatto dell’opposizione alla costruzione di nuove basi militari americane il tratto distintivo del suo lavoro politico.

Le sue posizioni hanno accentuato le divisioni latenti con il governo centrale, ma gli sono valse un ampio sostegno popolare, anche oltre i confini provinciali.

Okinawa oggi ospita circa il 50 per cento dei soldati americani su suolo giapponese, in totale 50mila persone. Le strutture militari statunitensi, inoltre, occupano circa il 20 per cento del territorio totale dell’isola principale dell’arcipelago un tempo conosciuto come Regno delle Ryukyu.

Secondo un recente sondaggio del Mainichi Shimbun, uno dei principali quotidiani giapponesi, il 42 per cento dei residenti di Okinawa è contrario alla nuova base di Henoko.

Come già accaduto nel 2016, Tokyo farà ricorso per dimostrare la regolarità dei lavori. Per il governo conservatore attualmente al potere, lo spostamento della base di Futenma, negli anni scorsi al centro di incidenti e polemiche legate alla difficile convivenza tra il personale delle basi Usa e i residenti locali, a Henoko è l’unica soluzione per alleggerire il carico della presenza militare sulla popolazione civile.

Attivisti e residenti denunciano però l’impatto ambientale negativo della struttura – se completata, la base di Henoko si affaccerà sulla Baia di Oura, luogo unico dal punto di vista naturalistico – tanto che alcune associazioni hanno raccolto firme per un referendum sullo spostamento della base.

La proposta del gruppo è stata ricevuta dal vice-governatore di Okinawa, Kiichiro Jahana, che ha già annunciato un’assemblea per la discussione della proposta di referendum. I promotori dell’iniziativa sono riusciti a raccogliere più di 90mila firme, rispetto alle 23mila richieste.

Il nuovo stop ai lavori di costruzione della base di Henoko arriva tuttavia in un momento cruciale: mancano poco più di due settimane al voto che determinerà il successore di Onaga.Dal nuovo governatore della provincia dipenderà infatti la convocazione del voto.

A correre per il posto sono in due: Atsushi Sakima, ex sindaco di Ginowan, sostenuto dal partito liberaldemocratico al potere a Tokyo, e Denny Tamaki, politico riformista-sostenuto dall’alleanza All Okinawa.

Su quest’ultimo, già prima della morte di Onaga, giravano voci di una possibile successione, dato il legame di profondo rispetto tra i due. L’annuncio ufficiale è arrivato solo pochi giorni fa. L’ha dato lo stesso Tamaki, figlio di un militare americano e di una donna giapponese e con un passato da dj in un radio locale, in camicia bianca a fiori in stile hawaiano.

«Realizzando le ultime volontà di Onaga», ha spiegato in conferenza stampa il candidato del movimento anti-basi, «andrò avanti con il nostro obiettivo di fermare la costruzione di nuove basi».

[Pubblicato su Eastwest]