Quando a giugno Pechino ha annunciato di voler rendere Hainan il porto franco più grande al mondo, gli esperti hanno sollevato alcune perplessità. L’isola era già comparsa nei piani di Deng Xiaoping salvo poi cadere nell’oblio dopo essere diventata meta di speculatori e trafficanti negli anni ’90. Nel giro di un mese, tuttavia, le prospettive sembrano essere già cambiate. Secondo le autorità doganali, solo nella prima settimana di luglio, i turisti, perlopiù cinesi, hanno speso 450 milioni di yuan (64 milioni di dollari) per acquistare beni importati nei quattro centri commerciali duty-free autorizzati. Un 58% in più rispetto alla media giornaliera nella prima metà dell’anno. L’entusiasmo è attribuibile alla revisione del limite di spesa individuale esente da imposte, portato da 30.000 a 100.000 yuan (US $ 14.300) l’anno, e all’aumento delle merci incluse nel nuovo regime (da 38 a 45), che ora comprende anche telefoni cellulari, tablet, bevande alcoliche e tè. Certo, se non fosse stato per Covid, probabilmente i numeri sarebbero più contenuti. Ma, con le restrizioni sui viaggi intercontinentali, chi normalmente spendeva all’estero si è trovato costretto a farlo vicino casa. Questo implica possibili perdite per i marchi stranieri. Ma c’è chi sta risolvendo convertendosi all’e-commerce, come recentemente avvenuto per Prada e Louis Vuitton. [fonte SCMP, SCMP]

Il capoluogo del Xinjiang in lockdown

Urumqi, la capitale del Xinjiang è entrata improvvisamente in lockdown. Nella giornata di ieri, senza preavviso, le autorità hanno sospeso la metro, ristretto i voli e limitato la libertà di movimento all’interno dei compound residenziali, mandando nel panico la popolazione. Supermercati e negozi sono stati presi d’assalto. Le misure sono stata introdotte dopo la conferma di nuovi casi di Covid, di cui molti asintomatici. Dopo 149 giorni senza nuove infezioni, nelle ultime ore si sono registrati sei casi confermati e 11 asintomatici. Fin dall’inizio dell’epidemia, la situazione nello Xinjiang è stata attentamente monitorata dagli analisti, preoccupati dalla facilità con cui il virus rischia di propagarsi nei centri costruiti dalle autorità per “rieducare” le minoranze islamiche. Il nuovo focolaio potrebbe avere ripercussioni anche nel confinante Kazakistan, dove la missione diplomatica cinese ha messo in guardia dalla diffusione di una polmonite atipica “sconosciuta” ma che le autorità locali sostengono non sia altro che Covid.  [fonte SCMP]

Sale la disoccupazione tra i neolaureati cinesi

La crescita del Pil non basta a prendere il polso dell’economia cinese. Dietro all’espansione del 3,2% annunciata ieri si nasconde un calo delle vendite retail e un dato sull’occupazione non confortante. Mentre infatti la disoccupazione urbana è scesa nel mese di giugno al 5,7%, rispetto al 5,9% di maggio e al picco del 6,2% di febbraio, il sottoindice per la popolazione compresa tra i 20 e i 24 anni con una laurea o un livello di istruzione superiore è schizzata al 19,3%. Segno che la strada per i neolaureato si preannuncia in salita.  Contemporaneamente, uno degli indicatori chiave per monitorare la creazione di posti di lavoro – i neoassunti – è sceso a 5,64 milioni di unità nella prima metà dell’anno, 1,73 milioni in meno rispetto a un anno fa. Che le occasioni lavorative siano scarse lo conferma anche il numero dei lavoratori migranti ad aver lasciato le zone rurali: circa 177 milioni, pari a un calo del 2,7% rispetto al 2019. Mantenere stabile l’occupazione è una priorità per evitare disordini sociali. Giovani e migranti sono i due segmenti della popolazione che più pesano sulla stabilità del sistema.

Dopo Luckin Coffee, un’altra truffa cinese al Nasdaq

Nel giorno del ritorno in patria di SMIC –  il più grande produttore di chip cinese, già quotato a Hong Kong, ha debuttato sullo STAR market, il “Nasdaq” di Shanghai  – un altro scandalo rischia di offuscare la reputazione delle aziende cinese negli States. Come se non fosse bastata la frode di Luckin Coffee, Kingold Jewelry, uno dei più grandi produttori di gioielli, ha aperto un’indagine interna dopo l’accusa del magazine Caixin, stando alla quale l’azienda quotata al Nasdaq avrebbe usato oro fasullo per assicurarsi prestiti miliardari da 14 istituzioni finanziarie nazionali. Lo scandalo coinvolge 83 tonnellate “di oro” – pari al 22% della produzione annuale aurea della Cina – che Kingold ha utilizzato come garanzia per ottenere 2,9 miliardi di dollari di credito. Ma una parte consistente dei lingotti non sarebbe altro che rame placcato. La società, che è di Wuhan, era stata duramente colpita dall’epidemia [fonte CNBC, SCMP]

Il primo Apple Store cinese chiude ma…

Il primo Apple Store in Cina, aperto nel quartiere Sanlitun di Pechino nel 2008, ha chiuso. Ma niente paura, a sostituirlo c’è un nuovo locale molto più grande. Il nuovo negozio, inaugurato stamane, è il secondo più importante dell’azienda di Cupertino a livello globale, dopo quello di New York, ed è il più grande nella regione Asia-Pacifico. La decisione arriva contestualmente alla crisi vissuta dal vivace quartiere a causa del coronavirus, con numerosi esercizi commerciali costretti ad abbassare definitivamente le saracinesche. Inizialmente, infatti, l’apertura dello store era prevista per il mese di marzo. Nei 12 anni trascorsi da quando Apple ha aperto il suo primo negozio nel paese, il colosso tecnologico americano ha ampliato il numero dei punti vendita a 42 in 14 province del paese. [fonte Global Times ]

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