Lungi dall’essere nuovi, i recenti attriti tra il Premier Li Keqiang e il Presidente Xi Jinping sono stati resi pubblici a seguito del commento di Li sui “1000 yuan” durante le Due Sessioni e nei primi giorni di giugno, quando lo stesso, allora a Yantai, ha sostenuto la necessità di ripristinare la cosiddetta “economia delle bancarelle” per far fronte al rallentamento economico post-pandemia. I media statali non hanno risparmiato le critiche. Al contrario. Il solo fatto che i due commenti non siano stati modificati o censurati, prima del rilascio, suggerisce che questo “scontro” tra Xi e Li sia stato intenzionalmente sfruttato dal sistema di propaganda 文宣系统, sottolineando, nuovamente, come Pechino non simpatizzi per chi cerca di forzare il sistema.

Come si spiegano queste tensioni? Sono la prova della resistenza da parte della nota fazione dei “tuanpai” 团 派 – Lega della Gioventù Comunista Cinese 共青团 (CCYL) – nei confronti di Xi o sono il semplice sfogo di un Premier che cerca di fare leva sull’opinione pubblica per “stimolare” l’economia? Considerando il panorama generale delle fazioni interne al PCC, la risposta sembrerebbe essere la seconda.

Lotta tra fazioni

 Indipendentemente dalle tensioni tra i sottogruppi o, come le chiamava il politologo Zou Dang 邹谠 “gruppi di fazioni”, nella storia recente del Partito la principale lotta al suo interno è sempre stata tra  gli elementi “riformatori” e quelli più conservatori. Dopo la lenta ma efficace rimozione della vecchia “Banda di Pechino” 北京帮 – composta da figure come Chen Xitong 陈希同 e, dopo il 1989, da figure militari pro-Deng, come i fratelli Yang (Yang Shangkun 杨尚昆 e Yang Baibing 杨白冰) – Jiang Zemin, con l’aiuto di alcuni membri conservatori anziani, ramificati a Shanghai e nel nord-est del paese, è stato in grado di consolidare il suo potere diventando leader incontrastato fino alla prima metà degli anni venti del XXI° secolo. Naturalmente, tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, Jiang ha dovuto trovare un punto di equilibrio con il suo successore “imposto” Hu Jintao – riformatore – e i suoi compagni all’interno della CCYL. All’epoca, Hu, appena uscito da due periodi di mobilità spesi tra il Guizhou e il Tibet, fece affidamento sugli alleati di Deng e sul gruppo dei riformatori – principalmente Qiao Shi  乔石 e Song Ping 宋平 – per “rimanere in gioco”.

Sebbene all’inizio degli anni 2000 Hu Jintao abbia iniziato a nominare un crescente numero di suoi associati e protettori dalla fazione dei tuanpai, ambo i rami del Partito hanno imparato a convivere nonostante le forti pressioni, esercitate di volta in volta sui rispettivi alleati, per assicurarsi posizioni chiave in seno al governo. Tuttavia, i tuanpai, anche dopo il 2003, non hanno mai veramente preso il sopravvento su Jiang Zemin e sulla sua vasta rete di supporto che ha permeato il Partito, i governi regionali e interi settori dell’economia, oltre a beneficiare del sostegno dei membri più anziani del Partito interessati ad ottenere promozioni per i propri figli, i cosiddetti “principi” 太子党. Grazie a questo meccanismo, Jiang è stato in grado di tenere Hu Jintao al guinzaglio per tutta la durata del suo secondo mandato.

Dopo il 18° Congresso del Partito, il neo nominato Xi Jinping ha cominciato una lenta opera di smantellamento delle diverse reti di Jiang, arrestando prima Zhou Yongkang 周永康, Su Rong 苏荣, Xu Caihou 徐才厚, Guo Boxiong 郭伯雄, ma anche l’aiutante di Hu Jintao, Ling Jihua 令计划. Ling, tuanpai di formazione, è sempre stato molto più vicino agli uomini di Jiang Zemin in generale, piuttosto che a Hu Jintao.

La parte iniziale della campagna di anticorruzione guidata dal Vicepresidente Wang Qishan 王岐山 – tecnicamente un riformatore più “classico” – ha poi permesso a Xi di riprendere alcune posizioni chiave all’interno del Partito, isolando così Li Keqiang e il resto dell’imponente rete di quadri tuanpai capeggiata da Hu Jintao. Pertanto, non è che il Presidente Xi e il suo nuovo “esercito di Zhijiang” 江新军 siano l’unica forza in gioco; semplicemente, il Premier Li e i quadri della CCYL non sono attualmente in grado di sfidare il Presidente.

Il problema con la CCYL

Nonostante venga dipinta come la “fazione populista” e nonostante i quadri con un passato di tuanpai siano stati per lo più classificati come tali, la CCYL non costituisce una vera e propria “fazione”. Con l’ascesa di Hu Jintao, Li Keqiang e in seguito Hu Chunhua – così come molti altri “guerrieri tuanpai” associati a Ling Jihua – si è creata molta confusione riguardo alla struttura della CCYL.

La campagna promossa da Xi contro il gruppo e culminata nel 2014 con l’arresto di Ling Jihua – strettamente legato a quello di Zhou Yongkang e Bo Xilai – ha eliminato definitivamente il poco potere che il predecessore Hu Jintao aveva lasciato nelle mani dei tuanpai.

Come sottolineato dall’esperto Kou Jianwen, intraprendere il percorso per diventare tuanpai è il primo passo per aspiranti leader: questo percorso è stato utilizzato da quadri opportunisti – vicini a Xi Jinping e in passato a Jiang Zemin – per raggiungere gli apici del Partito con ogni mezzo a loro disposizione. Attualmente, la maggior parte dei quadri che si appoggia alla struttura del tuanpai per acquisire potere non ha quasi alcun legame con figure come Hu Jintao e persino Li Keqiang. Non sorprende quindi vedere sempre più quadri cercare di fare carriera nella CCYL poiché, come anche illustrato nell’articolo uscito nel 2016 Factional Pull: Measuring the “Tuanpai Effect” on Elite Formation from 1992 to 2012, la tecnica funziona realmente.

Questa visione “opportunistica” della struttura del tuanpai, tuttavia, mina la sua presunta inclinazione idealistica. Queste caratteristiche sembrerebbero derivare sia dal capo della fazione (ad esempio Hu Jintao, visto come un populista) sia dall’accettare incarichi politici nelle province interne per lunghi periodi di tempo – spesso interpretato come l’avere a cuore “le questioni sociali”. Rimane incerto fino a che punto questi elementi siano il risultato dell’“essere un tuanpai”. Questo è particolarmente vero quando notiamo che anche i membri di altre fazioni – come Han Zheng 韩正 (Shanghai Gang) e Yang Yue 杨岳 (alleato di Xi) – si servono  del medesimo canale.

Questo lungo excursus sulla natura della due principali fazioni interne al Partito ci riporta alla questione del Premier Li e ai suoi commenti, inquadrati come un tentativo di sfidare Xi. Allo stato attuale, il Premier semplicemente non può reagire o difendersi contro Xi. Inoltre, per lo stesso Li, non ci sarà alcuna posizione da ricoprire dopo il 2022. Addirittura, anche per il resto del suo mandato, non è chiaro fino a che punto gli sarà permesso proporre nuove politiche, prendere qualsiasi forma di iniziativa o avere voce in capitolo, poiché impotente e sempre più isolato.

Di Cercius Group*

**Cercius Group è una società di intelligence geopolitica e di consulenza strategica. Con sede a Montreal ed uffici ad Hong Kong e Firenze, Cercius Group si specializza in analisi e previsioni dei principali trend politici ed economici della Repubblica Popolare Cinese. Per maggiori informazioni info@cerciusgroup.com