Regno Unito, Irlanda ma anche Cina. Sono i tre paesi in cui Donald Trump risulta avere un conto in banca, secondo un’inchiesta del NYT. Il conto cinese, precedentemente non segnalato e intestato alla Trump International Hotels Management, è stato utilizzato per perseguire affari mai conclusi tra il 2013 e il 2015. In quello stesso arco di tempo sono stati pagati 188.561 dollari di tasse in relazione a potenziali accordi di licenza. Stando ai registri fiscali, il presidente americano avrebbe investito almeno 192.000 dollari in cinque società incaricate di perseguire accordi commerciali in Cina con conseguenti spese aziendali per 97.400 dollari. Le ultime rivelazioni rischiano di compromettere la strategia elettorale di The Donald, deciso a puntare tutto o quasi sui presunti intrallazzi cinesi del concorrente Joe Biden. L’ex vicepresidente è stato accusato di “vendere il paese alla Cina”. [fonte NYT, SCMP]

La Svezia chiude le porte a Huawei e ZTE

L’Autorità delle poste e telecomunicazioni svedese (Pts) ha vietato l’utilizzo di componentistica Huawei e ZTE nella rete nazionale. Il divieto è in linea con le nuove misure “anti-sabotaggio” introdotte nel gennaio 2020 su richiesta delle forze armate e dei servizi di sicurezza svedesi. I due colossi delle telecomunicazioni cinesi dovranno inoltre rimuovere tutte le apparecchiature già presenti entro il 1 ° gennaio 2025. La decisione di Stoccolma ricalca il diktat di Londra, che a luglio ha chiesto vengano disinstallate tutte le attrezzature Huawei per il 2027. Il divieto di martedì segue l’annuncio dell’esito delle prime gare per l’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze per il 5G. Le società prescelte sono Hi3G Access, Net4Mobility, Telia Sweden e Teracom. Tutte aziende svedesi. Mentre le pressioni americane potrebbero aver avuto il loro peso, è bene ricordare come le relazioni tra Pechino e Stoccolma siano ormai in caduta libera da anni. Nel gennaio 2018, le autorità cinesi hanno arrestato per la seconda volta Gui Minhai, il libraio di Hong Kong naturalizzato svedese preso in custodia mentre veniva accompagnato dal personale diplomatico di Stoccolma a Pechino per ricevere cure mediche.

Il leader tibetano accolto dal Dipartimento di Stato americano

Lobsang Sangay, il leader del governo tibetano in esilio, è stato accolto dal Dipartimento di Stato per un incontro privato. Il meeting, il primo del genere a coinvolgere un rappresentante politico del popolo tibetano in sessant’anni, si è tenuto a pochi giorni dalla nomina di Robert Destro a coordinatore speciale per gli affari del Tibet, incarico rimasto vacante dall’inizio della presidenza Trump. Secondo Sangay, Destro avrebbe auspicato una rapida approvazione del Tibetan Policy and Support Act, la bozza di legge passata alla Camera e ora al vaglio del Senato, con cui l’amministrazione americana, tra le altre cose, si riserva il diritto di sanzionare un’eventuale ingerenza cinese nella nomina del prossimo Dalai Lama. La legge, votata lo scorso gennaio, segna una sterzata rispetto al generale disinteresse mostrato da Trump per i diritti umani. Tanto che Sua Santità Tenzin Gyatso, in passato frequentatore assiduo della Casa Bianca, è ancora in attesa di ricevere un invito. [fonte SCMP]

La Cina approva legge sulla biosicurezza

La Cina è diventata il primo paese a dotarsi di una legge completa sulla biosicurezza. Il testo, che consta di 10 capitoli e 88 articoli, è stato approvato nel weekend dal parlamento cinese e copre questioni particolarmente attuali come la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, l’istituzione di un sistema di monitoraggio dei rischi e di allarme rapido, meccanismi di tracciabilità e rintracciabilità, gestione dei laboratori biologici, protezione della biodiversità e misure per prevenire attacchi biologici. Mentre Covid pare averne velocizzato l’approvazione, la legge era nel cassetto da circa un anno e precede di circa sei mesi il vertice Onu sulla diversità biologica che la provincia cinese dello Yunnan avrebbe dovuto ospitare a ottobre. Ma non è escluso abbiano influito anche considerazioni legate alla sicurezza nazionale. Secondo Yang Zhaoxia, vicedirettore del centro di ricerca per il diritto ecologico presso l’Università forestale di Pechino, il clima internazionale poco amichevole pone la Cina davanti al rischio di attacchi biologici. [fonte SCMP]

Xi celebra il 70° anniversario della “guerra di resistenza contro l’aggressione americana”

“Mantenere fede nella vittoria finale”. Lunedì, in occasione del 70° anniversario dell Guerra di Corea, Xi Jinping ha ricordato come il popolo cinese è in grado di “prevalere su tutti i nemici”. Dove per  “tutti” si intendono gli Stati Uniti. Nel 1950 truppe di volontari cinesi affiancarono gli alleati nordcoreani contro l’esercito statunitense intervenuto in aiuto del Sud, tanto che l’evento oltre la Muraglia è noto come la “guerra di resistenza contro l’aggressione americana”. Secondo gli esperti, le celebrazioni hanno il duplice scopo di dissuadere Washington da nuove provocazioni e – a pochi giorni dal quinto plenum – esortare i cittadini a sostenere il Partito-Stato davanti alle difficoltà del contesto internazionale. La location – il museo militare di Pechino – ricorda l’intervento con cui nel 2012 Xi, visitando il museo nazionale, lanciò il concetto di “sogno cinese”. E che il presidente oggi promette nemmeno Trump riuscirà a rendere un incubo. “Abbiamo sconfitto gli Usa quando eravamo poveri, di cosa dovremmo avere paura adesso?” si chiede Hu Xijin, editor del Global Times. [fonte SCMP]

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