Tariffe: la Cina rischia milioni di posti di lavoro

La guerra commerciale con gli Usa potrebbe costare alla Cina fino a 5 milioni di posti di lavoro. A dirlo sono le proiezioni degli economisti di JPMorgan Chase & Co., secondo i quali se Trump procederà con le attese tariffe del 25% su 200 miliardi di prodotti cinesi, e la seconda economia passerà al contrattacco svalutando la propria valuta del 5% e imponendo a sua volta ritorsioni commerciali, le posizioni professionali a venire colpite saranno 700mila. Ma se Pechino non dovesse intervenire in gioco ci sono 3 milioni di posti di lavoro. Nell’eventualità estrema che Washington colpisca tutte le importazioni di Made in China, a perdere il posto saranno 5 milioni di cinesi, mentre la crescita nazionale rallenterebbe dell’ 1,3%. Tenere sotto controllo la disoccupazione nel corso della transizione strutturale verso una crescita “sostenibile” è tra le priorità del governo Xi Jinping e condizioni necessaria a mantenere la stabilità sociale. Ma il rallentamento dell’economia, la sovraccapacità industriale, la lotta all’inquinamento – e adesso anche la guerra commerciale – mettono a repentaglio l’obiettivo di nuovi 10 milioni di impieghi per l’anno in corso.

Caccia alle balene: il Giappone vuole sospendere la moratoria

Martedì, le nazioni a favore della caccia alle balene hanno bloccato la proposta per l’istituzione di una riserva nell’Atlantico meridionale, vanificando quasi venti anni di negoziati. E’ solo uno dei segni di disaccordo in seno all’International Whaling Commission, che in questi giorni si riunisce in Brasile. Il no è arrivato da Islanda, Norvegia, Russia e ovviamente Giappone, già impegnato a fare pressione per una modifica del sistema di voto tra i paesi membri attraverso la sostituzione della soglia dei tre quarti con una maggioranza semplice. L’obiettivo ultimo di Tokyo è quello di far cadere una moratoria sulla caccia per scopi commerciali che dura da 32 anni. La proposta è all’origini di frizioni diplomatiche con Australia e Nuova Zelanda, convinte che il Sol Levante stia facendo leva sul suo peso economico per convincere le nazioni regionali più piccole.

Il Bangladesh nuova fucina dei super-ricchi

Tutto vero. Tra il 2012 e il 2017 il Bangladesh si è attestato come il paese con l’aumento più rapido di ultraricchi, scavalcando Stati uniti, Cina, Vietnam, Kenya, India, Hong Kong, Irlanda, Israele e Pakistan. Secondo le statistiche della società di ricerca americana Wealth-X, nei cinque anni trascorsi, il paese dell’Asia meridionale ha visto crescere il numero dei suoi paperoni – con un patrimonio investibile di almeno 30 milioni di dollari –  del 17,3%. Con una quota del 14,2%, lo scorso anno il settore finanziario, bancario e degli investimenti ha fatto da traino alla popolazione ultra-ricca. Nell’ultimo decennio, la percentuale di ricchezza dell’Asia è passata dal 18 al 27% del totale mondiale, posizionandosi appena dietro la seconda regione più ricca del mondo, l’Europa (28%). Secondo il Brooking Institute, quest’anno il Bangladesh si appresta a superare l’India per tasso di crescita per motivazioni sociali che spaziano da una maggiore inclusione delle donne nel mercato del lavoro e un maggiore accesso all’istruzione per i bambini.

Hanoi contro la carne di cane

Incivile e pericoloso per la salute. Il consumo di carne di cane non si adatta ad una “capitale moderna”. Il sindaco di Hanoi Nguyen Van Suu ha invitato la popolazione a cambiare le proprie abitudini alimentari, citando il rischio della propagazione della rabbia e l’impressione negativa trasmessa ai turisti stranieri. La carne di cane e gatto è trovabile in un migliaio di ristoranti e negozi della capitale. Nella città si contano circa 493mila esemplari, di cui il 10% allevati proprio per uso commerciale. Mentre buona parte del web ha salutato l’iniziativa del governo di Hanoi, non sono mancate le critiche di chi considera il consumo di carne di cane parte della tradizione locale. E non solo. “La gente mangia la carne di cane e questo non è un problema”, spiega un ristoratore che dice di avere richieste anche da parte di sudcoreani, americani e stranieri di altri paesi.

Corea del Sud: pizza e hamburger per evitare la leva obbligatoria

Dodici studenti di canto sono finiti sotto indagine per aver cercato di dribblare la leva obbligatoria con un insolito espediente: aumentando il loro giro vita. Per risultare non idonei al servizio militare, i ragazzi sono stati scoperti assumere pizza e hamburger fino a cinque volte al giorno e scambiarsi consigli sulle chat sull’assunzione di “bevande ad alto contenuto proteico, integratori e succo di aloe per mantenere il peso dei liquidi”. Lo scopo degli aspiranti cantanti era quello di proteggere la propria carriera musicale da inutili distrazioni: in Corea del Sud tutti gli uomini sotto i 28 anni devono trascorrere circa 22 mesi nell’esercito. Le principali critiche sono dirette contro la paga dei coscritti, che ammonta a solo circa 300.000 won al mese, molto al di sotto del salario minimo.

Lo Sri Lanka vieta i sacrifici animali hindu

I templi induisti dell’isola non potranno più sacrificare animali e uccelli. L’iniziativa è partita dal ministero degli Affari religiosi hindu con il supporto dei gruppi più moderati. In Sri Lanka non è raro che capre, bufali e polli vengano offerti alle divinità induiste, una pratica sanguinosa fortemente criticata dalla maggioranza buddhista della popolazione. Il nuovo bando non sembra coinvolgere i sacrifici messi in atto dalla componente islamica del paese. L’ex Ceylon ha sperimentato ondate di tensione religiosa negli ultimi anni. A marzo rivolte anti-islamiche hanno provocato la morte di tre persone e la distruzione di centinaia di moschee, abitazioni e attività commerciali.