È stato finalmente reso pubblico il censimento della popolazione cinese, il settimo dalla fondazione della Repubblica Popolare. Da qualche settimana il dibattito sullo stato della demografia cinese aveva interessato la stampa estera, ma anche preoccupato i cittadini che si chiedevano il perché dei ritardi nella diffusione dei dati. Sono confermate le affermazioni di Pechino che vedono il trend in crescita, per essere più precisi un aumento della popolazione a 1,412 miliardi rispetto ai 1,340 del 2010. Il tasso annuo di crescita tra il 2010 e il 2020 è, però, il più basso mai registrato nelle decadi precedenti: 0,53%. In calo le nascite, che hanno toccato la cifra più bassa tra 2019 e 2020 con il -18% rispetto alla media annuale. Confermato un restringimento della popolazione nella fascia d’età lavorativa, mentre gli over 60 sono cresciuti del 5,44%. Il National Bureau of Statistics (NBS) afferma che ci sono miglioramenti nello storico squilibrio di genere tra uomini e donne, che ora raggiungono rispettivamente il 51,24% e il 48,76%. Positivi anche i flussi migratori dentro il paese: “Il continuo sviluppo economico e sociale della Cina ha facilitato la migrazione e la mobilità della popolazione, le cui tendenze sono diventate sempre più evidenti e la dimensione della popolazione fluttuante è ulteriormente cresciuta”, afferma il NBS. Secondo altri demografi, come Ma He Yafu, la Cina è comunque prossima a un calo della popolazione perché le nascite sono scese sotto la soglia dei dieci milioni, mentre i decessi sono superiori. In risposta all’invecchiamento della popolazione invece, Pechino ha già previsto l’aumento dell’età pensionabile, che oggi è ferma a 60 per gli uomini e 55 per le donne. [Fonte: SCMP]

Una nuova -rara- comparizione pubblica per Jack Ma

Il fondatore di Alibaba Jack Ma è ricomparso in pubblico lunedì, in occasione dello “Ali Day” presso il campus universitario di Hangzhou. L’imprenditore è quasi sparito dalle scene da quando lo scorso autunno i regolatori finanziari di Pechino hanno bloccato la Ipo di Ant Group e avviato le indagini intorno al ramo fintech di Alibaba. Tant’è che le prime settimane i media internazionali hanno paventato la possibilità che fosse stato arrestato. L’ex CEO di Alibaba è stato visto mentre attraversava il campus su un bus navetta, destando l’attenzione dei curiosi e dei fan: in fondo, nonostante le difficoltà di questi mesi, Jack Ma rimane una figura esemplare per molti cinesi. Ora, invece, a fare notizia sono le rare volte in cui Ma partecipa a qualche evento: prima della crisi con l’antitrust, proprio un suo discorso dai toni critici avrebbe inasprito la dura reazione di Pechino. Ant Group ha per ora frenato la corsa in borsa e ha accettato di ristrutturarsi in holding finanziaria sotto il monitoraggio delle autorità finanziarie legate al governo. [Fonte: Reuters]

Taiwan promette collaborazione sui chip, ma solo per le democrazie. E attende riconoscimenti dall’OMS

La presidente di Taiwan Tsai Ing-wen ha affermato che collaborerà con i governi democratici per superare la crisi globale da carenza di chip. In un intervento al vertice sulla democrazia di Copenaghen, Tsai ha sollevato il problema della fragilità delle filiere per le tecnologie avanzate, di cui Taipei è uno dei maggiori fornitori al mondo. La pandemia, l’impennata della domanda e la crisi idrica di Formosa hanno contribuito a creare una carenza di microchip in tutto il mondo e, di conseguenza, il rallentamento della produzione in diversi settori dell’industria avanzata. “Taiwan continuerà a impegnarsi con l’UE e altri partner democratici per stabilire una fornitura più resiliente di beni critici come semiconduttori e forniture mediche” ha detto la presidente, agganciandosi alle recenti dichiarazioni dell’Unione intorno alla diversificazione dei fornitori, tra cui prevale la Cina. Tsai ha inoltre accennato alla riapertura del dialogo sugli investimenti in stallo dal 2015, affermando che “non solo aiuterebbe a proteggere le nostre catene di approvvigionamento, ma anche i nostri interessi reciproci, geopolitici ed economici, e invierebbe un messaggio sui valori da cui dipende la nostra partnership”. Nessuno stato membro dell’Ue ha rapporti diplomatici con Taiwan, in quanto prevale la consuetudine del riconoscimento dell’ “unica Cina” nei confronti di Pechino, che considera Formosa una delle sue province: ciò rende politicamente complessa qualsiasi iniziativa ufficiale. A proposito di forniture mediche, il viceministro degli esteri taiwanese Tien Chung-kwang ha dichiarato lunedì che l’isola aspetta ancora un invito da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, iniziativa sostenuta da oltre 50 paesi dopo che Taipei ha dimostrato di aver gestito al meglio la diffusione dei contagi di Covid-19 con soli 1200 casi e 12 decessi. Gli incontri dell’Assemblea mondiale dell’OMS inizieranno il 24 maggio. Taiwan stata espulsa dall’organizzazione nel 1972 dopo il riconoscimento della Repubblica Popolare presso le Nazioni Unite, e oggi fare passi nella direzione di Taipei rimane un tema sensibile per i vertici OMS. [Fonti: Reuters, SCMP]

La Cina si attrezza sul confine con il Nepal in ottica anti-Covid

Niente contatti, nemmeno in alta quota: secondo quanto dichiarato dalle autorità tibetane al South China Morning Post, Pechino sta lavorando a una “linea di separazione” per monitorare eventuali contatti con persone provenienti dal lato sud dell’Everest. A preoccupare, infatti, è l’aumento dei casi in Nepal, che ha ripreso a salire dopo mesi di apparente ritorno alla normalità. Saranno messe in atto misure rigorose per impedire qualsiasi contatto e aumentare la protezione individuale, ad esempio con attrezzatura monouso e protocolli precisi: le guide dovranno infatti segnalare un’area limitata di accesso agli scalatori una volta giunti in cima. Il giornale ha intervistato alcuni alpinisti esperti che conoscono la zona: i rischi di contatto sulla cima sono estremamente limitati, dicono, anche perché l’utilizzo delle maschere di ossigeno in quota funge da ulteriore protezione. Nel 2020 la stagione di risalita delle vette himalayane era stata interrotta dalla pandemia e da poco Katmandu aveva deciso di riaprire agli scalatori, rilasciando la cifra record di 408 permessi. [Fonte: SCMP]

Myanmar: stretta sugli accademici, Aung San Suu Kyi a processo in presenza

La giunta militare che ha preso il potere in Myanmar prende ora di mira il settore dell’istruzione: sono infatti almeno 11 mila, tra accademici e personale universitario, che sono stati sospesi per aver scioperato contro il golpe. A un anno dalla chiusura delle università dovuta alla pandemia di Covid-19, l’esercito ha finalmente annunciato la ripresa delle attività, ma escludendo chiunque non faccia opposizione aperta al movimento di disobbedienza civile. Molti anche gli studenti che rifiutano di tornare in classe alla luce dei licenziamenti o delle sospensioni in corso, come alla West Yangon Technological University dove il sindacato ha reso pubblico l’elenco del personale sospeso salutandoli come eroi. “Non vogliamo essere educati alla schiavitù militare, si legge all’ingresso di una scuola a Mawlamine, nel sud. Altri striscioni chiedono la liberazione della Lady: “Andremo a scuola solo quando la nonna Suu verrà rilasciata”. A tal proposito, è di poche ore fa la notizia che Aung San Suu Kyi comparirà davanti ai giudici per la prima volta in presenza. La seduta è prevista per lunedì 24 maggio, dopo che il processo ufficiale è stato rimandato più volte, fattore che ha sollevato preoccupazioni tra i legali della leader birmana. Sulla donna cadono diversi capi d’accusa, tra cui la violazione delle normative anti-Covid durante il periodo delle elezioni lo scorso autunno e il possesso illegale di walkie talkie. [Fonti: Reuters, Straits Times]

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