Nuove vesti per Ant Group dopo la batosta dei regolatori finanziari. Il ramo fintech di Alibaba era finito nel mirino delle autorità all’alba della quotazione sulle borse di Hong Kong e Shanghai, ora annuncia una nuova collocazione delle sue attività. In pratica, il gruppo diventerà una holding finanziaria supervisionata dalle agenzie di Pechino. Cosa significa? Ogni servizio fornito dall’azienda, comprese le neonate operazioni assicurative e di microcredito, sarà controllato dalle autorità politiche cinesi. È l’ennesimo colpo alle operazioni del gruppo Alibaba, dopo la multa da 18,2 miliardi di yuan imposta dalla State Administration for Market Regulation (SAMR). La mossa si inserisce in una più ampia campagna di regolamentazione e contenimento delle big tech che, sostiene il South China Morning Post, potrebbe anche chiarire dei punti oscuri nella legislazione e rendere possibile la mancata IPO di Ant Group. Ciononostante, le nuove regole imposte dal governo centrale hanno leso una crescita che ora è destinata a rallentare. Ant Group  dovrà “rispondere in modo proattivo alle strategie di sviluppo nazionali […] per migliorare l’innovazione della tecnologia finanziaria, per migliorare la competitività internazionale nella tecnologia finanziaria e per svolgere un ruolo maggiore nel promuovere il nuovo modello di sviluppo a doppia circolazione”, ha detto la banca centrale tramite l’agenzia di stampa nazionale Xinhua. Il quadro che emerge è quello di un’ulteriore stretta sul sistema finanziario, che Pechino teme di veder collassare a causa dei rischi sistemici che le stesse aziende private contribuiscono ad accrescere. [Fonte: SCMP]

La Cina in ripresa record sull’import-export

L’economia cinese continua a crescere: è quanto dimostrato dagli ultimi dati sullo stato delle operazioni di import-export nel paese. Le esportazioni in dollari sono aumentate del 30,6% a marzo rispetto all’anno precedente, ma a un ritmo più lento rispetto alla crescita record del 154,9% di febbraio. A contribuire è la ripresa della domanda globale a fronte delle nuove campagne di vaccinazione contro il Covid-19. Ma crescono anche le importazioni, passate dal 17,3% di febbraio al 38,1% di marzo. È il dato di crescita più alto in quattro anni. Il surplus commerciale è arrivato al 52,05 miliardi contro ogni previsione, con un aumento di 13,8 miliardi in confronto al mese precedente. Ciononostante, secondo gli esperti la ripresa post-Covid sarà lenta, anche se la Cina sembra per ora l’unico paese a mostrare una crescita significativa. [Fonte: Reuters]

L’UE dice “no” al Montenegro indebitato con la Cina

L’Unione Europea non pagherà il debito record del Montenegro contratto con la Cina. È quanto dichiarato da un portavoce dell’UE al South China Morning Post, a fronte delle continue richieste di aiuto del paese balcanico. Sul Montenegro grava quasi un miliardo di dollari di debiti con la Export-Import Bank of China stipulati dal governo precedente per la costruzione di un’autostrada di collegamento con la Serbia. Il ministro delle finanze del Montenegro Milojko Spajic domenica aveva chiesto, ancora una volta, l’appoggio di Bruxelles, dimostrando un cambio di rotta nella nuova amministrazione, più determinata a riavvicinarsi all’Unione Europea. La risposta, però, è chiara: “l’UE non rimborsa i prestiti dei partner che hanno preso da terzi”. E, aggiunge il portavoce europeo, “siamo preoccupati per gli effetti socioeconomici e finanziari di alcuni investimenti della Cina in Montenegro”. Risultato: l’Unione Europea continuerà a sostenere il progetto di adesione del piccolo stato balcanico, offrendo collaborazione per risolvere il problema del debito pubblico – passato dal 65,9% all’80% del PIL. Questo attraverso misure di consulenza e supporto tecnico, senza drenare denaro dalle casse europee. Il progetto per l’autostrada del Montenegro è stato giudicato, nel suo genere, il più costoso al mondo e ha risollevato il dibattito sulla dipendenza economica degli stati balcanici nei confronti della Cina, in particolare quelli coinvolti in importanti interventi infrastrutturali nel quadro della Belt and Road Initiative. [Fonte: SCMP]

L’ex ambasciatore cinese nel Regno Unito è il nuovo inviato per la Corea del Nord

Liu Xiaoming, ex ambasciatore della Cina a Londra, è stato scelto come nuovo inviato speciale per il ministero degli Affari Esteri cinese in Corea del Nord. “La principale responsabilità (di Liu) è assistere il ministero degli Affari Esteri a coordinare e risolvere le questioni relative alla penisola coreana, mantenere la comunicazione e la cooperazione con tutte le parti e fornire un ruolo costruttivo nella risoluzione politica delle questioni della penisola coreana”, ha dichiarato il ministero. Il diplomatico è considerato tra i migliori rappresentanti di Pechino all’estero, oltre a dimostrarsi molto attivo nel ricevere interviste e scrivere commenti per la stampa anglosassone per difendere l’immagine cinese man mano che crescevano le critiche. Liu termina un incarico di dieci anni a Londra, dopo una prima esperienza in Corea del Nord conclusasi con alcune tensioni tra l’inviato cinese e le autorità nordcoreane. Scegliere Liu Xiaoming nel 2006 era stata una scelta “rivoluzionaria” nell’evoluzione dei rapporti tra Cina e DPRK: l’uomo fa parte del ministero degli Affari Esteri mentre, di norma, Pechino gestiva la relazione in modo speciale attraverso l’International Liaison Department, un’agenzia sotto il Comitato centrale del Partito Comunista. L’agenzia è incaricata di costruire relazioni con altri paesi comunisti come Cuba, Vietnam e Corea del Nord e rappresenta un binario alternativo su cui la Cina mantiene la propria politica estera con alcuni stati. Ai tempi il passaggio di consegne aveva segnalato alla Corea del Nord che stava perdendo il suo status speciale agli occhi di Pechino se avesse continuato i suoi test missilistici nucleari. Quando nel 2009 il diplomatico ha lasciato il paese la situazione è stata riportata ai livelli pre-2006, ma la scelta di oggi sembra un nuovo tentativo di normalizzare la relazione con il partner nordcoreano. [Fonte: SCMP]

 Arrestato il funzionario di sicurezza promotore della sorveglianza con i big data

L’ex capo dell’Ufficio per la sicurezza della rete Liu Xinyun è finito tra le maglie della campagna anticorruzione promossa da Xi Jinping appena assunta la carica di presidente. Il funzionario è stato responsabile delle operazioni informatiche per il ministero della Pubblica Sicurezza cinese tra il 2014 e il 2018, assumendo un ruolo chiave nell’evoluzione delle strategie di monitoraggio dei cittadini attraverso l’uso di big data. Solo nel 2018 il suo ufficio di competenza ha arrestato 83 mila sospetti in relazione a 57 mila crimini informatici e cancellato 4,29 milioni di contenuti contenenti “informazioni illegali” da Internet. L’organo disciplinare del Partito comunista, noto anche come Commissione nazionale di supervisione, non ha fornito dettagli sui sospetti illeciti di Liu. Sappiamo che l’ondata di arresti si sta concentrando su figure provenienti da diverse branche della sicurezza cinese, come l’ex capo della polizia di Shanghai Gong Daoan, l’ex capo della polizia di Chongqing Deng Huilin e dell’ex viceministro della pubblica sicurezza Sun Lijun.  [Fonte: SCMP]

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