Il 23 marzo 2019 Luigi Di Maio firmava l’adesione italiana alla Belt and Road, alla presenza del presidente cinese Xi Jinping. Il 23 marzo 2021 lo stesso Luigi Di Maio convocava l’ambasciatore di Pechino in Italia, Li Junhua, per le contro sanzioni cinesi in risposta a quelle dell’Unione europea sul Xinjiang. In due anni è cambiato il mondo. E per una volta, vista la pandemia da coronavirus, non è solo un modo di dire. E anche le relazioni tra Roma e Pechino, come sa chi segue Go East, hanno vissuto più svolte. Dall’entusiasmo post Via della Seta (anche leghista, checché se ne dica), alla prima retromarcia del Conte bis con il golden power esteso al 5G. Dalla nuova ripartenza con le mascherine e i video su Facebook di Di Maio, al neo atlantismo del titolare della Farnesina di cui si sono visti i primi sintomi pubblici in concomitanza della visita di Mike Pompeo lo scorso settembre.

Ora, anche in Italia, si utilizza apertamente la parola “genocidio” per descrivere la repressione in corso in Xinjiang contro la minoranza uigura. Genocidio, ergo sistematica distruzione. Sterminio di massa. Le parole sono importanti, diceva qualcuno. Mantenendo fermo il punto sulla condanna del mancato rispetto dei diritti umani, siamo sicuri che utilizzare la parola “genocidio” sia la cosa più corretta da fare? Se lo è chiesto per esempio il The Economist, dando risposta negativa, qualche settimana fa. Da una parte c’è chi cela l’etichetta made in Xinjiang sui prodotti col cotone proveniente da quella regione autonoma (non Ovs, che ha bloccato le importazioni), dall’altra c’è chi ostenta l’etichetta del “genocidio”. Azione utile a migliorare la sorte degli uiguri? Oppure frutto di un consapevole calcolo politico? O ancora, inconsapevole adeguamento a fini altrui? Il dubbio esiste, e lo ha espresso benissimo anche Giulia Pompili nella sua ultima Katane: “Bisogna tracciare una linea tra le questioni pretestuose e di propaganda politica, che ci fanno somigliare alla Cina, come il ‘genocidio’ nel Xinjiang, e i reali problemi che la Cina pone. Se si confondono i due piani, allora la battaglia è persa”. Cosa possibile da fare, anche chiedendo conto (a tutti i livelli, anche durante gli incontri diplomatici e non solo a favore di telecamera o titolo a effetto) dei circa 1,5 milioni di uiguri internati nei campi di rieducazione (dato di Amnesty).

Eppure, sembra ormai di uso comune proprio quella parola terribile che rischia di essere normalizzata se non maneggiata con cura e utilizzata con cognizione di causa. E non è di uso comune solo negli Stati Uniti, prima con l’amministrazione Trump accortasi in zona Cesarini di una situazione ignorata a lungo e poi anche con l’amministrazione Biden, impegnata a rilanciare la presenza Usa a livello globale puntando sul lato morale (si potrebbe dire ideologico). Quel termine è ormai pienamente sdoganato anche in Italia. Lega e Fratelli d’Italia hanno presentato una risoluzione per chiedere che il parlamento italiano definisca ufficialmente “genocidio” quanto sta accadendo in Xinjiang. Azione che secondo Politico potrebbe creare crepe nel governo Draghi. Movimento Cinque Stelle e Partito Democratico non sono d’accordo, con sfumature diverse. Sul blog di Beppe Grillo è apparso un nuovo articolo  piuttosto in linea con quanto pubblicato sui media cinesi sull’argomento. Il Pd denuncia invece la repressione dei diritti umani in atto ma prima di utilizzare quel termine vorrebbe vederci più chiaro.

Sui nostri media c’è chi ha tradotto tutto ciò con “il Pd sta con Grillo, non con Biden”. Su che cosa? Sul “genocidio” degli uiguri appunto. Termine che ritorna nuovamente in articoli successivi (per esempio in questo, in cui campeggia anche una foto che accomuna la Cina al regime nazista colpevole dell’Olocausto) in cui appunto si dà ormai per scontato l’utilizzo di questa definizione.

L’ex ministro degli esteri Giulio Terzi dà la colpa alla Farnesina per l’arresto di quattro uiguri “respinti dal consolato di Shanghai”. Laura Harth puntualizza che l’utilizzo del termine “genocidio” non è un pretesto. Anche di Xinjiang parla in questa intervista (rilanciata anche dai media cinesi) l’ex ambasciatore italiano a Pechino Alberto Bradanini.

Tra i residenti stranieri in Cina (o ex residenti) c’è chi si è speso per parlare a difesa dell’operato di Pechino nel Xinjiang in una (molto sponsorizzata dai media cinesi) dichiarazione pubblica. Tra loro anche degli italiani.

 

IL MINISTRO DI WASHINGTON

Chi la parola “genocidio” la utilizza in modo ricorrente è Antony Blinken. L’ultima volta lo ha fatto solo poche ore prima di ricevere (insieme a John Kerry) Luigi Di Maio a Washington. Il ministro degli Esteri, quello che su Go East avevamo definito “ministro di Shanghai“, diventa il primo rappresentante diplomatico del suo livello di un governo straniero a essere ricevuto dal team Biden a Washington. Chi l’avrebbe detto. Eppure ora il M5s rivendica proprio grazie al suo operato il “rafforzamento dell’amicizia” con gli Usa, in occasione del 160esimo anniversario dell’avvio delle relazioni bilaterali. “La leadership dell’Italia è cruciale in tutti i dossier”, ha detto Blinken. Non sembra si parli di Cina (almeno ufficialmente). I dossier citati sono soprattutto pandemia, Libia e clima.

Di Maio e Blinken si erano già incontrati a Bruxelles prima della ministeriale Nato e avevano persino pubblicato insieme un editoriale congiunto su Repubblica per celebrare il 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Stati Uniti.

A proposito di Nato, Kurt Volker, ex analista Cia, ambasciatore degli Stati Uniti alla Nato con Bush e inviato speciale di Trump in Ucraina, in una intervista a La Stampa ha definito l’Italia “anello debole” dell’Alleanza Atlantica dopo il caso Biot.

Il 23 marzo ricorrevano i due anni dalla firma del memorandum of understanding sulla Belt and Road avvenuta nel 2019 durante la visita a Roma di Xi Jinping. Antony Blinken è intervenuto chiedendo all’Italia di “restare uniti” visto che “la Cina vuole dividerci”. Su Formiche, Michele Geraci spiega perché la Via della Seta non è “andata in porto” e sostiene che gli scali italiani siano rimasti esclusi non tanto per il sovranismo euro-atlantico quanto per il sovranismo dei paesi del nord Europa. Qui, invece, un’analisi di Francesca Ghiretti. 

 

RELAZIONI POLITICHE

Torniamo un passo indietro e parliamo di nuovo di sanzioni (quelle cinesi hanno colpito anche alcuni ricercatori italiani del think tank Merics). Qui un parere di Lia Quartapelle, che in questa diretta Instagram con Simone Pieranni ha parlato di molti argomenti legati alla Cina della politica estera italiana.

Torniamo anche alla convocazione di Li Junhua alla Farnesina, durante la quale, secondo la versione presentata in una nota dell’ambasciata, Li “ha presentato le rimostranze in merito alla decisione dell’Unione Europea di imporre sanzioni unilaterali alla Cina con la scusa della presunta questione dei diritti umani nello Xinjiang”. Durante l’audizione di Li Junhua in commissione esteri della Camera, i deputati della Lega hanno abbandonato l’aula. Il Carroccio è d’altronde la forza politica italiana più anti cinese, sin dai tempi dell’opposizione al Conte bis. Salvini insiste anche sulle responsabilità in materia di Covid. Di entrambe le cose parla nel dettaglio qui Giulia Pompili.

A proposito di pandemia. Nel contratto per la fornitura di ventilatori cinesi, secondo la Verità, è spuntato il nome di Massimo D’Alema. Dopo la pubblicazione del report Oms sull’origine del Covid e le dichiarazioni del suo direttore generale che ancora non escludono del tutto l’ipotesi di fuoriuscita dal fantomatico laboratorio di Wuhan. Paolo Liguori ha rivendicato il suo “scoop” dello scorso anno. Si era diffusa la teoria che Ilaria Capua avesse sostenuto la teoria del laboratorio. Qui una spiegazione di quanto accaduto. Diverse trasmissioni televisive ne stanno parlando. Per esempio Fuori dal coro di Mario Giordano e Presa Diretta che ha titolato il servizio “anatomia di un complotto”.

Il governo Draghi intanto ha piazzato alcuni colpi alla presenza cinese in Italia. Con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri datato 25 marzo sono stati esercitati i poteri speciali su un contratto di fornitura 5G alla società Linkem da parte di Huawei e Zte. E’ stato poi utilizzato il golden power sull’acquisto del 70% di Lpe, una piccola fonderia italiana di semiconduttori con sede a Baranzate (provincia di Milano), da parte della cinese Shenzen Invenland Holdings.

Nelle scorse settimane l’ipotesi di una vendita di Iveco ai cinesi, da parte di Cnh industrial, si è rafforzata. Sull’onda di queste voci il titolo ha guadagnato il 4,3%. La stessa Cnh aveva confermato di aver riaperto le trattative con Faw Jiefang, parlando di “discussioni preliminari” in corso. Anche qui c’è aria di golden power.

Intanto, Giancarlo Giorgetti ha assegnato le deleghe al Mise. “Quelle alle telecomunicazioni se le prende Anna Ascani, del Pd, che ha una posizione a dir poco chiara sulla Cina (forse pure… come dire, troppo!)”, segnala Giulia Pompili.

Resta, per ora, la videosorveglianza cinese a Palazzo Chigi, visto che nel 2020 Giuseppe Conte scelse Dahua per installare 19 termoscanner, come scrive Giulia Pompili. In 134 procure italiane ci sono invece le telecamere di un’altra azienda cinese, Hikvision, rivelano Raffaele Angius e Luca Zorloni su Wired.

 

RELAZIONI ECONOMICHE

Huawei Italia ha inaugurato a Roma il suo Cyber Security Transparency Centre, il quarto del colosso informatico cinese dopo quelli già operativi a Banbury (Regno Unito), Bonn, Dubai, Toronto, Dongguan e Bruxelles. Doveva esserci il ministro Gelmini, ma al suo posto è andato il pentastellato Bugani, braccio destro di Raggi, scrive Gabriele Carrer.

Wilson Wang, ceo di Huawei Italia, intervistato dal Sole 24 Ore dopo i dati 2020, ha confermato che l’Italia è “strategica” per il colosso di Shenzhen ma ha detto anche di non aver incontrato nessuno del governo Draghi. John Suffolk, Global Cybersecurity & Privacy Officer, ha invece chiesto al governo italiano di scegliere le tecnologie “migliori nell’interesse del paese”.

Si è tenuta presso l’Ambasciata d’Italia a Pechino l’Assemblea Generale dei soci della Camera di Commercio Italiana in Cina (CCIC).

L’agenzia nazionale per l’internazionalizzazione del sistema camerale e la Camera di Commercio milanese aprono gratuitamente le porte di Pavilion Italia, il marketplace di Agenzia ICE e Tencent, a brand e aziende dei settori di interesse strategico per l’export della produzione italiana in Cina.

Ducati chiude il 2020 con 48mila moto vendute. Cina in forte crescita (+26%). Pirelli prevede un’accelerazione della propria crescita nel mercato cinese nei prossimi anni e si aspetta di approfittare di “opportunità a lungo termine” in Cina. Anche Ferragamo viaggia sulla Via della Seta. In questo caso nel vero senso della parola.

Fermati i cloni made in China di Molteni&C., la cui presenza sul mercato cinese è molto rilevante. Secondo l’imprenditore Matteo Marzotto “è una follia subire l’egemonia cinese”.

Da Sassari arriva un progetto, rivolto alle auto elettriche, ad opera di Abinsula, azienda sassarese con collaborazioni in tutto il mondo. Proprio da una collaborazione con l’azienda cinese Xpeng nasce un sistema di “emergency call” da implementare nelle auto elettriche.

L’Inter è sempre più vicina al suo 19esimo scudetto. Steven Zhang sta per tornare a Milano e dovrebbe annunciare il nuovo main sponsor (si parla di Samsung). Suning alla fine potrebbe restare la proprietaria del club nerazzurro.

 

RELAZIONI CULTURALI

Diversi accademici italiani hanno firmato una dichiarazione per la libertà accademica e di ricerca, con cui esprimono solidarietà agli studiosi colpiti dalle sanzioni del governo cinese.

Ha trovato ampio spazio sui media italiani il libro “La mano invisibile – Come il Partito Comunista Cinese sta rimodellando il mondo”, scritto dai giornalisti australiani Clive Hamilton e Mareike Ohlberg. Il Fatto Quotidiano ha pubblicato un estratto in cui si descrivono “le fitte attività di lobbying e di pressione politica degli Istituti Confucio”. Qui un altro estratto da Domani sull’utilizzo dei think tank occidentali “per fare propaganda”.

Nei giorni scorsi è nato un caso sul libro di testo per le scuole elementari “Leggermente plus” di Giunti (edizioni del Borgo) e della pagina in cui appare la storia di Lee, la bambina cinese che “dice glazie, plego e facciamo plesto” e “non si offende quando la prendiamo in giro”. Su China Files il commento della professoressa Xiaomo Ma dell’Università degli Studi di Napoli L’Orientale. Qui la posizione della casa editrice. Del caso ha scritto anche il Manifesto. 

Dopo tre anni, il corrispondente di Repubblica da Pechino, Filippo Santelli, è rientrato in Italia.

Chloe Zhao, la regista cinese candidata agli Oscar con Nomadland, ha raccontato in un’intervista a Repubblica che sa parlare un po’ di italiano e che lo ha studiato per il suo amore per Roberto Baggio. “Ero attratta dalla sua sofferenza”, dice, riferendosi alle sfortune azzurre del Divin Codino ai mondiali di Usa ’94 e Francia ’98.

Il Dalai Lama ha parlato online in esclusiva con l’Unione Buddhista Italiana. Collegato dalla sua residenza a Dharamsala, in India ha approfondito le “Quattro nobili verità” (denpai shi) fondamento dell’insegnamento buddhista: l’esistenza della sofferenza, la causa della sofferenza, la sua cessazione e la via, il sentiero da seguire per sopprimerla.

Interessante lettura da SupChina sul ruolo dei cristiani in epoca Qing. Ora invece, il Partito comunista vuole sinizzare i suoi cristiani.

In Cina, come anche in diversi altri paesi asiatici, si sono tenuti diversi eventi per celebrare la figura di Dante Alighieri. Negli anni ’40, lo scrittore Lao She (1899-1966) compose tre sapienti saggi sulla «Commedia». Letti oggi, ci appaiono l’espressione del dissenso contro il silenzio a cui si voleva piegare la letteratura. Ne parla il Manifesto.

Qui una bella diretta Instagram di China Files, con Momoko Banana, influencer di origini cinesi cresciuta in Italia, intervistata da Sabrina Moles.

 

NON SOLO CINA

Asean

Importante cambio della guardia alla presidenza dell’Associazione Italia-ASEAN. Romano Prodi ha accettato di prendere il posto di Enrico Letta, neo segretario del Pd. Nel suo commiato, il presidente uscente Enrico Letta ha sottolineato che “in questi sei anni di attività, il livello di relazioni politiche ed economiche è cresciuto grazie al lavoro dell’associazione, che si è sviluppato dalle intuizioni di Francesco Merloni – alla guida di uno dei primi gruppi industriali italiani a guardare all’Asia sudorientale – e del Presidente della Repubblica Mattarella, primo capo di stato europeo a visitare il Segretario Generale dell’ASEAN”. Prodi è subito intervenuto alla cerimonia di chiusura della prima Youth Conference Asean-Italy. Qui il video.

La Camera di Commercio Italiana a Singapore (ICCS – Italian Chamber of Commerce in Singapore) ha presentato il nuovo Comitato Luxury Retail che si andrà ad affiancare ai sette gruppi già esistenti ed incentrati su differenti settori di attività strategici per le opportunità di business nel Sud Est Asiatico.

Myanmar

La politica italiana continua a prendere posizione contro la giunta birmana protagonista del golpe militare dello scorso 1° febbraio. Luigi Di Maio ha chiesto il ritorno della democrazia e la liberazione degli arrestati. Il collega di partito Fabio Massimo Castaldo ha chiesto nuove sanzioni Ue e provvedimenti più decisi da parte di Bruxelles. I senatori del Pd Luigi Zanda e Alessandro Alfieri hanno invece chiesto di inviare in Myanmar una delegazione della Commissione esteri del Senato. Il segretario Enrico Letta ha chiesto ai generali di fermarsi, Piero Fassino spera che alle parole della comunità internazionale seguano anche azioni concrete. Anche Italia Viva e Forza Italia sono intervenuti parlando di situazione “non più tollerabile”.

Lia Quartapelle chiede invece di fare chiarezza sul tema della vendita delle armi al regime birmano, vicenda raccontata nel dettaglio da Emanuele Giordana su Il Manifesto (per esempio qui e qui).

I capi delle forze armate di 12 nazioni – tra cui l’Italia – hanno condannato la violenta repressione della giunta militare contro i manifestanti che chiedono il ripristino del governo civile del Myanmar.

Secondo Confagricoltura “l’Unione europea dovrebbe assumere una decisione analoga a quella presa dagli Stati Uniti, che hanno sospeso tutti gli accordi commerciali in vigore con il Myanmar in risposta alla violenta repressione dei manifestanti anti-golpisti”.

Indonesia

Lo scorso 28 marzo, Domenica delle Palme, c’è stato un attentato davanti a una chiesa cristiana a Makassar, in Indonesia. Diversi politici italiani sono intervenuti sul tema. Antonio Tajani di Forza Italia ha detto che “non si può più tacere sulla persecuzione dei cristiani nel mondo”. Anche Benedetto Della Vedova di +Europa ha sottolineato come il terrorismo anticristiano “non sia stato ancora sconfitto”. Giorgia Meloni ha manifestato “vicinanza ai cristiani perseguitati”, mentre Lia Quartapelle ha parlato di “gesto spregevole”.

Giappone

Infrastrutture S.p.A. ha ottenuto un finanziamento non-recourse di circa 10 milioni di euro per la realizzazione di un impianto fotovoltaico di 4,4 MW a Litate, cittadina nella Prefettura di Fukushima. A concedere l’importo l’istituto di credito giapponese Sumitomo Mitsui Trust Bank.

A Milano nascerà l’ufficio del futuro dell’architetto giapponese Kengo Kuma: Welcom, feeling at work.

Nell’ambito di una missione nella Prefettura di Okinawa, l’Ambasciatore Starace – dopo avere fatto visita ai professori e studenti italiani presenti all’OIST (Okinawa Institute of Science and Technology) – ha incontrato il Governatore dell’arcipelago Sud Occidentale del Giappone Denny Tamaki. Nel corso del colloquio sono state  discusse le possibilità di collaborazione a livello di centri universitari e di ricerca italiani e giapponesi in settori di eccellenza nelle tecnologie di punta con particolare riferimento alla robotica , intelligenza artificiale, energie rinnovabili.

In occasione della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo, è partita l’iniziativa “Italian Samurai”, coordinata dall’Ambasciata d’Italia a Tokyo con il contributo della comunità dei ricercatori italiani in Giappone.

Corea

E’ uscito il report annuale degli investigatori dell’Onu che si occupano di come la Corea del nord evade le sanzioni economiche. Giulia Pompili ha riassunto in un thread tutto quello che riguarda l’Italia. In particolare, Mercedes e calciatori.

Asia centrale

Proger ha arricchito il suo portfolio di progetti internazionali con la firma di un contratto con ZarubezhneftGaz Central Asia per lo sviluppo dell’importante campo di gas di Djel in Uzbekistan per conto di Gazprom International. Il contratto vale 1,2 milioni di dollari.

Mikro Kapital, società specializzata nell’impact finance e nella microfinanza che opera in 14 paesi sotto la guida del presidente Vincenzo Trani, ha concluso un operazione che ha visto la Compagnia diventare il primo azionista di Imon International (Imon), il principale istituto di microcredito del Tagikistan.

Prosegue lo sviluppo internazionale di Sdf, azienda di Treviglio, selezionata come partner tecnologico per lo sviluppo della meccanizzazione agricola in Kazakistan.

India

Dopo nove anni si è chiusa la vicenda dei due marò. I giudici indiani hanno disposto un risarcimento alle famiglie dei pescatori uccisi.

 

AGENDA E RECUPERI

Martedì 13 aprile alle 9,30 importante appuntamento con Associazione Italia-ASEAN con il webinar Come le città dell’Asia Pacifico attive nella Food policy potranno beneficiare del MUFPP?, organizzato in collaborazione con il Milan Urban Food Policy Pact. Interverranno Anna Scavuzzo, Vicesindaco di Milano con delega alla Food policy, Alessia Mosca, Vicepresidente Esecutivo dell’Associazione Italia-ASEAN, Filippo Gavazzeni, Responsabile Segreteria MUFPP, Andrea Magarini, Coordinatore della Food Policy del Comune di Milano, Ir. Gin Gin Ginanjar, M.Eng, Capo del Dipartimento Food and Agriculture di Bandung, Jeong Jin Sook, Team Leader Food Policy Division del governo metropolitano di Seoul, Dr. Pius Sugeng Prasetyo, preside della Facoltà di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Cattolica Parahyangan, Henriette Faergemann, primo consigliere presso la delegazione dell’Unione Europea in Indonesia e Brunei.

Mercoledì 14 aprile alle ore 12 l’Università di Siena ospita un webinar sul tema del giornalismo italiano sulla Cina. Intervengono Lorenzo Lamperti e Andrea Franceschini. Per i dettagli e per accedere all’evento link QUI.

Giovedì 15 alle 20,30 nuova diretta Instagram China Files. Lorenzo Lamperti parlerà di penisola coreana con Francesca Frassineti di ISPI, tra batosta elettorale a Seul e Busan per Moon e la “ardua marcia” di Kim.

Tra il 15 e il 29 aprile torna finalmente “Luci dalla Cina”, il Festival organizzato dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano che negli anni passati ci aveva accompagnati in un viaggio alla scoperta di una Cina inedita.

Dall’8 aprile sono aperte le iscrizioni al laboratorio di traduzione organizzato dall’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano.

Anche ad aprile, come sempre, numerosi gli eventi online organizzati dall’Istituto di Cultura Coreano in Italia. Qui una panoramica.

Qui si possono recuperare i primi due panel della conferenza The EU, Japan and a Fraying International Order, alla quale hanno preso parte numerosi ospiti internazionali.

Sulla pagina youTube dell’Istituto Confucio di Milano si possono recuperare i video di diversi eventi. Qui la presentazione del libro “Colora il mondo” di Wu Ming alla quale ha partecipato anche Simone Pieranni insieme ad Alessandra Lavagnino.

Di Lorenzo Lamperti