Nello Hubei, la provincia di cui Wuhan è capoluogo, cominciano a rotolare le prime teste. Dopo il sanzionamento di un centinaio di quadri locali, quest’oggi Pechino ha annunciato il licenziamento del segretario del partito della Commissione sanitaria provinciale, Zhang Jin, nonché del suo direttore Liu Yingzi. A rimpiazzare entrambi sarà  Wang Hesheng, vicedirettore della Commissione sanitaria nazionale nominato la scorsa settimana membro del comitato permanente dello Hubei, il principale organo decisionale della provincia. Il recente rimpasto – che ha coinvolto anche il segretario della Commissione per gli affari politici e legali Chen Yixin, spedito nello Hubei per gestire la crisi – giunge a pochi giorni dalla morte del medico whistleblower Li Wengliang, acclamato come un eroe dal web per aver tentato di far luce sul contagio quando il governo locale tentava ancora di sminuirne la pericolosità. La Commissione nazionale di supervisione, il massimo organo di vigilanza, sta indagando sul decesso. [fonte: SCMP]

Caso Equifax: gli Usa incriminano quattro militari cinesi

Nella giornata di ieri, il dipartimento di Giustizia americano ha formalizzato le accuse contro quattro militari dell’Esercito popolare di liberazione sospettati di aver hackerato Equifax, una delle principali agenzia di valutazione del credito, rubando segreti commerciali e i dati personali di circa 145 milioni di americani. Nel corso dell’operazione, avvenuta nel 2017, gli hacker avrebbero rubato nomi, date di nascita e numeri di previdenza sociale di milioni di americani; informazioni che possono essere utilizzati per accedere a cartelle mediche e conti bancari. “Questi dati hanno un valore economico e questi furti possono alimentare lo sviluppo cinese di strumenti di intelligenza artificiale”, ha spiegato Barr. Una posizione condivisa dal direttore dell’FBI Christopher Wray, che ha parlato di “un approccio espansivo per rubare l’innovazione”. Si tratta dell’ultimo capitolo di una campagna che dal 2018 ha visto le autorità americane accusare di spionaggio funzionari del governo cinese, uomini d’affari e accademici. Ma il caso  Equifax spicca per la mole del materiale trafugato. All’epoca dei fatti, l’azienda fu costretta a pagare 700 milioni di dollari per rimborsare i clienti direttamente interessati dal leak. [fonte: Guardian, NYT]

Sparito giornalista attivista: stava indagando sull’epidemia di Wuhan

Si era recato presso un ospedale di Wuhan, come spesso faceva da quando aveva cominciato a coprire l’epidemia. Poi più nulla. E’ da giovedì che l’avvocato giornalista Chen Qiushi è sparito. Lo stesso giorno in cui è morto il medico whistleblower Li Wenliang, simbolo dell’opacità del sistema amministrativo cinese. Secondo la madre, Chen sarebbe stato messo in quarantena forzata dopo aver pubblicato un video di denuncia sulle condizioni in cui vertono le strutture ospedaliere della città. Diventato popolare per aver seguito sul campo le proteste di Hong Kong, il ragazzo conta oltre 200mila follower su Twitter e 400mila su Youtube. La sua scomparsa ha già messo in allarme il web. “Chen Qiushi non può diventare un altro Li Wenliang! La Cina deve lasciar parlare la gente “, scrive un utente su Weibo. Intanto, secondo Caixin, almeno altri due medici hanno subito un trattamento simile a quello di Li per aver diffuso le prime notizie sul virus il 30 dicembre scorso, prima che il governo locale ammettesse il rischio di una trasmissione da uomo a uomo.[fonte:Caixin, Guardian]

Come il coronavirus sta cambiando le proteste di Hong Kong

Il coronavirus non ha risparmiato nemmeno i manifestanti di Hong Kong. In questo caso però il contagio non si manifesta con i tipici disturbi fisici della malattia bensì con il proliferare di nuove strategie di protesta che vedono per la prima volta protagonisti i sindacati. Si tratta di un fenomeno cominciato negli scorsi mesi, quando il movimento antiestradizione si era già trasformato in cassa di risonanza per recriminazioni sociali più estese. La vittoria del fronte democratico alle elezioni distrettuali, combinato a una postura più aggressiva della polizia nelle operazioni di sgombero, ha diradato le contestazioni in strada. Ma la gestione deludente dell’epidemia ha attirato nuove critiche contro l’amministrazione Lam – contraria a una chiusura totale dei collegamenti con la Cina – scoprendo il fianco alle proteste congiunte di manifestanti antigovernativi e operatori sanitari. Una petizione lanciata da consiglieri distrettuali e dimostranti per condannare l’operato della chief executive ha totalizzato 35mila firme, mentre l’Hospital Authority Employees Alliance ha indetto lo sciopero più numeroso mai realizzato dal settore medico-sanitario. L’Alleanza è una delle tante nuove unioni sindacali emerse dal ventre delle proteste antiestradizione. Il Dipartimento del Lavoro ha confermato che dall’inizio dell’anno si sono formarti 27 nuovi sindacati, rispetto ai 23 di tutto il 2019 e i 13 del 2018. Secondo uno studio della  City University, la perdita di fiducia nei confronti delle autorità ha ormai lanciato le basi per un movimento di resistenza civile che sopravviverà anche all’epidemia. [fonte: SCMP]

Ecco come la Corea del Nord aggira le sanzioni

La Corea del Nord ha continuato a sviluppare il proprio programma nucleare e missilistico, aggirando le sanzioni internazionali per tutto il 2019. Lo rivela un rapporto delle Nazioni Unite visionato dalla Reuters nell’attesa che venga reso pubblico il prossimo mese. Secondo l’indagine, “nonostante la sua ampia capacità indigena, [Pyongyang] si avvale dell’approvvigionamento esterno illecito di alcune componenti e tecnologie”. Nel tentativo di eludere le sanzioni, la Corea del Nord avrebbe iniziato a esportare milioni di tonnellate di merci – sanzionate dal 2017 – attraverso il trasferimento da nave a nave. Secondo uno stato membro non specificato, tra gennaio e agosto, il Regno eremita ha continuato a esportare carbone per un valore di 370 milioni di dollari con la complicità di chiatte cinesi, dirette verso la Baia di Hangzhou e il fiume Yangtze. Contestualmente, la pubblicazione di un altro studio di Recorded Future, gruppo americano specializzato nell’analisi delle armi digitali, ha rilevato un’impennata del 300% nell’utilizzo della rete internet dal 2017 a oggi. Le attività, perlopiù mediate dalla rete russa, parrebbero suggerire l’acquisita padronanza nelle operazioni di mining e furto delle criptovalute, così come nella gestione del controllo sociale da parte del regime nordcoreano. [fonte: Reuters, NYT]

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