Da quando le autorità americane hanno chiesto l’estradizione per frode della figlia del fondatore del colosso cinese Huawei, il primo pensiero nel mondo del business a stelle e strisce è stato: Pechino deciderà di vendicare il disonore colpendo il business americano? La risposta è giunta ieri quando la Corte intermedia del Popolo di Fuzhou ha ordinato alla Apple di sospendere la vendita in Cina dei vecchi modelli iPhone per aver violato due brevetti del produttore di chip Qualcomm Inc relativi alla tecnologia per il fotoritocco e il touch screen. La sentenza copre gli iPhone 6, 7 e 8, ma non influisce sugli ultimi modelli lanciati quest’anno. Apple ha dichiarato che intende presentare ricorso in appello e ha già chiesto al tribunale un riesame della sentenza. Mentre la disputa legale è stata avviata nel 2017, l’annuncio del verdetto giunge con tempismo sospetto. A stretto giro, il Global Times titolava senza mezzi termini “Chinese court bans Apple from selling older iPhones, shows China capable of exerting pressure on US tech giant”. E potrebbe essere solo l’inizio. Il gigante della Silicon Valley Cisco ha chiesto ai propri dipendenti di di annullare i viaggi in Cina non essenziali. “Per ragioni di sicurezza nazionale, possiamo iniziare a pensare alla possibilità di estromettere Apple dalla Cina”, ha scritto su WeChat Fang Xingdong, fondatore di ChinaLabs, un think tank tecnologico di Pechino.

La Cina osserva compiaciuta il caos francese

“La Francia manca della coesione necessaria alle riforme”. E’ il titolo eloquente di un editoriale dedicato dal nazionalista Global Times ai gilets jaunes, Le violente proteste andate in scena in Francia contro i rincari di benzina e gasolio. Per il tabloid vicino al partito comunista, il caos francese – assimilato a una sorta di “Primavera europea” – è lo specchio della crisi in cui vive il Vecchio Continente. “Un’economia stagnante impedisce all’Europa di dedicarsi a fondo alla risoluzione dei problemi, mentre le continue proteste hanno ulteriormente compromesso l’ambiente sociale da cui dipende lo sviluppo economico: un circolo vizioso.” In pieni festeggiamenti per i 40 anni dalle riforme denghiane, la Cina osserva con velato compiacimento la decadenza europea, arrivando persino a esaltare le proprie pratiche di controllo sociale come valida alternativa. Per il Global Times, l’efficienza dimostrata dagli apparati di sicurezza cinese nella recente repressione delle proteste dei veterani dell’esercito – terminata con 10 arresti – dimostrano la coesione e prontezza delle autorità cinesi. “Quale sistema è più stabile? Quale riesce a gestire meglio problemi e sfide nel processo di sviluppo sociale? E’ possibile fare paragoni tra Cina e Occidente.”

Il giro di vite contro le chiese informali fa oltre 100 arresti

Nonostante l’accordo tra Cina e Vaticano, la situazione per la comunità cristiana cinese non sembra prossima a un miglioramento. Nella giornata di domenica, le autorità di Chengdu hanno preso in consegna Wang Yi, leader della Early Rain Covenant Church, insieme a circa un centinaio di fedeli. Alcuni membri della comunità sono stati rilasciati ma sottoposti ai domiciliari. E’ dallo scorso settembre che la congregazione è nel mirino di Pechino a causa della sua natura “informale”. Grazie a una politica di tacita tolleranza, oggi circa la metà dei 60 milioni di protestanti cinesi frequenta diocesi non regolarmente registrate e pertanto considerate dal governo illegali. Con alle spalle un passato di studi giuridici, Wang viene considerato uno degli attivista cristiani più influenti in Cina. Il suo arresto arriva a un mese dalla sparizione di Shao Zhumin, un vescovo di Wenzhou nominato dal Vaticano e non riconosciuto da Pechino.

Pechino pronto a ripulire l’industria dei videogame

Pechino ha istituito una commissione etica per la revisione dei videogiochi online, mossa che gli esperti interpretano come un primo passo verso la ripresa del settore dopo mesi di stallo. A inizio anno, la crescente dipendenza dei giovani dai videogame mobile ha indotto le autorità a bloccare l’approvazione di nuovi titoli, sferrando un duro colpo a un mercato che ormai coinvolge 600 milioni di player con incassi vicini ai 40 miliardi di dollari. Tanto che il colosso Tencent ha registrato un primo calo dei profitti in oltre dieci anni. La commissione avrebbe già visionato 20 videogiochi: 11 dovranno essere modificati per “eliminarne i rischi morali” mentre gli altri 9 sono stati definitivamente bocciati a causa dei “contenuti impropri.”

Gli affari di Pyongyang in Uganda

Nonostante l’inasprimento delle sanzioni internazionali del 2016, i paesi africani continuano a intrattenere rapporti diplomatici, commerciali e militare con Pyongyang. Secondo un’inchiesta del Wall Street Journal, in Uganda cittadini nordcoreani prestano i propri servigi negli ospedali, nel settore estrattivo così come nella formazione militare, fornendo al governo di Kampala addestramento nelle arti marziali e armamenti a basso costo. Una presenza silenziosa affiancata dal rafforzamento dei contatti a livello ufficiale. Nonostante formalmente la leadership locale abbia ordinato di interrompere i contatti con il Nord per attendersi alle sanzioni, il personale presso l’ambasciata nordcoreana locale è aumentato notevolmente nell’ultimo anno. Il tutto continua ad avvenire nel segno dell’amicizia di lunga data che lega il presidente Yoweri Museveni – in carica dagli anni ’80 – al Regno Eremita. Tanto che il figlio e possibile erede vanta un percorso di studi presso l’accademia militare Kim Il Sung. Secondo fonti americana, a Washington sanno tutto ma preferiscono chiudere un occhio per non indebolire la posizione di Trump, fautore della strategia della “massima pressione”.