Celebrando il 75esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale, nella giornata di ieri la Cina ha colto l’occasione per mandare un segnale forte agli Stati Uniti: “”Il popolo cinese non accetterà mai che persone e forze distorcano la storia del Partito Comunista Cinese, denigrando la natura e la missione del Partito Comunista” ha dichiarato Xi Jinping nella Grande sala del popolo in piazza Tian’anmen, accompagnato, tra gli altri, dal premier Li Keqiang e dal vicepresidente Wang Qishan. La ricorrenza, che oltre la Muraglia coincide con la sconfitta dell’esercito nipponico, ha incluso una visita presso un museo costruito vicino al ponte Marco Polo, dove nel 1937 è cominciata la seconda guerra sino-giapponese. Il ricordo della guerra del Pacifico è servito inoltre a ribadire il progressivo allineamento tra pechino e Mosca davanti all’assertività americana in Asia ed Europa. “Rimarremo impegnati nella nostra partnership strategica globale di coordinamento”, hanno affermato gli ambasciatori cinese e russo negli States in un raro articolo a doppia firma. Come ha ricordato Xi a Putin in un messaggio, il partenariato nasce dalla sofferenza sperimentata dai due paesi durante la guerra contro il fascismo. Il presidente ha poi sfruttato l’anniversario per tratteggiare cinque scenari in cui l’ingerenza straniera non è ammessa. [fonte: SCMP, SCMP, Xinhua]

La Mongolia Interna rafforza la sorveglianza. E’ caccia ai manifestati

Non si placano le proteste contro l’introduzione del mandarino come lingua d’insegnamento nelle scuole della Mongolia Interna. Dopo giorni di accese manifestazioni, da Pechino arrivano segnali di insofferenza. Bu Xiaolin, presidente della regione autonoma, ha dichiarato che la nuova politica – promossa da Xi Jinping fin dal 2012 – costituisce un’ “importante missione politica” e ha ordinato ai quadri di lavorare meticolosamente per garantirne la corretta attuazione. A Dongwu i quadri locali sono stati chiamati a rafforzare la sorveglianza sulla popolazione per identificare e segnalare eventuali “manovre e discorsi radicali” e disinnescare i conflitti sociali fin dall’origine. Ai
funzionari è inoltre stato  ordinato di dare il buon esempio mandando i propri figli a scuola. Intanto, il ministro della Pubblica Sicurezza Zhao Kezhi ha appena concluso un giro di ispezione nella Mongolia Interna e nel vicino Ningxia per sventare eventuali infiltrazioni straniere e pulsioni secessioniste nelle regioni popolate da minoranze etniche. Un espediente è quello delle delazioni prezzolate. Mercoledì, la polizia del distretto di Horqin, nella città prefettura di Tongliao, ha rilasciato le foto di 129 manifestanti con l’offerta di 1.000 yuan (US $ 146) in cambio di informazioni utili all’arresto. Che la tensione sia ormai alta lo dimostra il trattamento riservato a unareporter del Los Angeles Times, trascinata dalla polizia in commissariato, interrogata per più di 4 ore e caricata con la forza su un treno diretto a Pechino. [font SCMP, Bloomberg, SCMP]

L’Onu chiede a Pechino di rivedere la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong

La legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong viola i diritti umani e il diritto internazionale. Lo sostengono in una lettera aperta Ni Aolain, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti umani nella lotta al terrorismo, e da altri sei esperti dell’agenzia internazionale che in un appello al governo cinese hanno paventato l’utilizzo delle nuove misure “per ridurre o limitare le libertà fondamentali, inclusi i diritti di opinione, espressione e
riunione pacifica”. L’appello pone particolare enfasi sulla necessità di chiarire le modalità di attuazione della “giurisdizione extraterritoriale” alla luce degli impegni presi da Pechino con la firma dei trattati internazionali. [fonte SCMP]

Bloomberg calcola i costi di un decoupling tra Cina e Usa

Il decoupling? In Cina potrebbe tradursi in un rallentamento della crescita al 3,5% rispetto alle attuali stime del 4,5%. E’ quanto suggeriscono gli analisti consultati da Bloomberg, stando ai quali il “disaccoppiamento” tra Washington e Pechino, se si dovesse materializzare veramente, penalizzerà in maniera più importante il gigante asiatico, a causa della sua maggiore dipendenza dagli scambi transfrontalieri di idee e innovazione. Quanto agli Stati Uniti, invece, la flessione potrebbe essere minima: si parla di una crescita dell’1,4% nel 2030 anziché dell’1,6%. Nondimeno, anche per la Cina, l’impatto si preannuncia tollerabile grazie alla riduzione sostanziale del divario tecnologico con le economie avanzate rispetto a 20 anni fa. La strategia da seguire è intuibile: aumentare i finanziamenti nella ricerca e nello sviluppo, e allargare i legami con le altre economie mature. Maggiori dettagli arrivano da un report del Centro per la Ricerca e lo Sviluppo del Consiglio di Stato che, pronosticando un sorpasso della Cina sugli Usa nel 2032, consiglia di potenziare l ‘”economia digitale” e il settore dei servizi, che nel 2025 dovrebbe arrivare a rappresentare il 60% del pil nazionale rispetto all’attuale 35%. [fonte  Bloomberg, SCMP]

Attivista cinese perseguitato da Pechino fa causa a Verizon

Un attivista cinese ha citato in giudizio a Verizon Communications in merito alla cessione di informazioni personali al governo cinese da parte di Yahoo, di cui l’azienda di New York ha acquisito la proprietà nel 2017. Ning Xianhua, un ex manifestante ai tempi delle proteste di piazza Tiananmen, sostiene di aver “subito brutali percosse e torture per anni” in seguito alla condivisione con le autorità di dati sottratti dal suo account di posta elettronica Yahoo!. L’uomo, impegnato nella difesa dei diritti dei lavoratori, nel 2004 è stato condannato a 7 anni di carcere con l’accuso di sovvertimento del potere statale. Dopo aver lasciato la Cina nel 2016, ha chiesto asilo negli Stati Uniti, dove tuttora vive. La causa, intentata presso un tribunale federale della California, si basa sull’Alien Tort Claims Act, che consente ai cittadini stranieri di chiedere un risarcimento per violazioni dei diritti umani condotte all’estero con il supporto
di entità americane. Non è la prima volta che Yahoo finisce sul banco degli imputati. Anni fa, dirigenti dell’azienda ammisero di aver fornito al governo cinese informazioni private di alcuni utenti, incluso il giornalista cinese Shi Tao condannato a 10 anni per aver passato “segreti di stato” ad alcuni gruppi per la difesa dei diritti umani attraverso la sua casella di posta elettronica. Secondo Ning, collaborare con il governo cinese ha permesso all’azienda di cementare
la propria posizione nel difficile mercato cinese. [fonte SCMP]

Effetto Covid: in Giappone calano i suicidi

Covid sta esercitando un effetto inaspettato sul Giappone. Secondo uno studio condotto da Shohei Okamoto, ricercatore del Tokyo Metropolitan Institute of Gerontology, tra febbraio e giugno,  il tasso di suicidi nel paese è diminuito del 13,5% rispetto alla media dello scorso anno. Il “numero stimato di morti per suicidio evitate durante la pandemia è di 1.027 [mentre] il numero di morti dirette da Covid-19 è 974. Stando alla ricerca – che non è ancora stata sottoposta a revisione paritaria – le motivazioni vanno ricercate nella riduzione dell’orario di lavoro e nel sostegno finanziario fornito dal governo ai cittadini. Il calo dei decessi risulta più evidente tra gli uomini di età compresa tra i 20 ei 69 anni, la parte più consistente della forza lavoro. Per quanto da verificare, le conclusioni sembrano attestare l’eccezionalità del Sol Levante. Il lockdown combinato alle difficoltà economiche ha in molti paesi innescato l’effetto opposto, come attesta l’aumento delle chiamate ricevute dalle hotline antisuicidi negli Stati Uniti e in Canada, mentre sull’isola di Guam il numero delle morti autoinlfitte è più che raddoppiato. [fonte SCMP]

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