In Cina e Asia – Mattis: sì alle alleanze asiatiche, ma priorità al dialogo con Pechino

In Notizie Brevi by Gabriele Battaglia

I titoli della rassegna di oggi:

-Mattis: Usa pronti a difendere gli alleati asiatici, ma massima priorità al dialogo
-Troppi pochi figli, la Cina strizza l’occhio alla maternità surrogata
-A Taiwan un nuovo Partito comunista promette relazioni migliori con Pechino
-Mongoli donano gioielli e cavalli per ripianare il debito pubblico
-La Chiesa condanna la campagna antidroga di Duterte

Mattis: Usa pronti a difendere gli alleati asiatici, ma massima priorità al dialogo

Il tour asiatico del segretario alla Difesa Jim Mattis (terminato nel weekend) conferma l’alleanza americana con Corea del Sud e Giappone contro Pyongyang e l’assertività di Pechino nel Mar cinese orientale. Su tutto spicca il riferimento all’articolo 5 del trattato sulla sicurezza che obbliga Washington a difendere Tokyo arrivando a coprire le famigerate isole Diaoyu/Senkaku. Tuttavia, Mattis ha chiarito che gli Stati Uniti continueranno a privilegiare una risoluzione delle controversie attraverso canali diplomatici: «Non vediamo la necessità di un intervento militare considerevole», ha dichiarato il capo del Pentagono.

Nel frattempo – indispettito dal rinnovato impegno americano a dispiegare il sistema antimissile Thaad in Corea del Sud e a mantenere l’alleanza difensiva con Tokyo – Pechino rilancia la propria controffensiva nella regione, spedendo il ministro degli Esteri Wang Yi in Australia e Nuova Zelanda, proprio i due paesi che hanno mostrato maggiore interesse a includere la Cina nel moribondo accordo di libero scambio TPP in modo da colmare il ritiro degli Stati Uniti.


Troppi pochi figli, la Cina strizza l’occhio alla maternità surrogata

In un articolo pubblicato venerdì, l’ufficialissimo People’s Daily dedica una sostanziosa analisi alla possibilità di legalizzare la maternità surrogata con fini non commerciali. La pratica potrebbe infatti facilitare la piena implementazione della politica dei due figli, dando la possibilità di avere un bambino anche alle donne sterili o in casi di gravidanze a rischio. Regole varate dal Ministero della Salute nel 2001 vietano al personale medico e alle strutture sanitarie di offrire servizi di maternità surrogata. Sono ugualmente illegali – ma praticati sul mercato nero – la vendita di sperma, ovuli ed embrioni. Il governo ha ribadito il proprio no all’utero in affitto al momento della stesura della politica dei due figli. La disposizione è tuttavia stata in seguito eliminata dalla bozza.


A Taiwan un nuovo Partito comunista promette relazioni migliori con Pechino

Nel weekend è nato il sesto Partito comunista di Taiwan, con lo scopo di ricucire i rapporti sfilacciati con la Cina continentale e promuovere un’economia socialista. Fondato da Lin Te-wang, ex membro del comitato centrale del partito nazionalista Guomindang (KMT). Almeno 1000 persone hanno mostrato l’intenzione di aderirvi, un numero che Lin spera di portare a 30mila nell’arco di un anno. «Ho deciso di formare questo Partito perché non sono soddisfatto del KMT e sono stufo delle politiche del Partito democratico progressista al governo», spiega. Mentre non è chiaro se la nuova forza politica sia a favore di un ricongiungimento alla madrepatria, il suo creatore chiarisce che lo scopo primario è quello di assicurare la pace attraverso lo Stretto e una stretta cooperazione economica. Le due Cine non si parlano a livello ufficiale dalla vittoria della filo-indipendentista Tsai Ing-wen.
 

Mongoli donano gioielli e cavalli per ripianare il debito pubblico

I cittadini mongoli stanno donando beni come oro, contanti o cavalli allo Stato per mettere insieme i 580 milioni di dollari necessari a rimborsare i titoli pubblici in scadenza il prossimo mese. L’offerta arriva in un periodo di diminuzione degli investimenti esteri, crollo dei prezzi delle materie prime (traino dell’export mongolo) tagli del welfare, e un aumento dei costi degli alimenti dovuto alla stagione invernale. Ulaan Baatar ha già chiesto assistenza alla Cina e al Fondo monetario internazionale, e sebbene il premier Erdenebat abbia dichiarato di aver già trovato un modo per ripianare i debiti, il governo ha apprezzato il sostegno economico della popolazione, che verrà convogliato nella costruzione di infrastrutture pubbliche, nella lotta all’inquinamento e al miglioramento della sanità e dell’istruzione


La Chiesa condanna la campagna antidroga di Duterte

Durante il weekend diverse diocesi di Manila hanno espresso la loro condanna nei confronti della sanguinosa guerra contro la droga lancia da Duterte, responsabile per oltre 7000 uccisioni eppure molto popolare. La controffensiva, partita con una lettera pastorale della Catholic Bishops’ Conference of the Philippines (CBCP), sottolinea come la campagna di pulizia stia colpendo i ceti più poveri. In tutta risposta il presidente ha invitato i cittadini a scegliere tra un posto in paradiso per il bene delle loro anime e un posto all’inferno per mettere fine al problema della droga. Non è al prima volta che i toni tra Duterte e la comunità cattolica si fanno accesi. Appena alcuni giorni fa il «Giustiziere» aveva accusato i sacerdoti di intrattenere relazioni licenziose e non disdegnare nemmeno la pedofilia, mentre la chiesa si è detta contraria all’iniziativa di Duterte di regalare preservativi per una «procreazione responsabile».

[Fotocredit: Military Times]