La recente assertività americana a largo delle coste cinesi è stata formalizzata ieri in un comunicato del Dipartimento di Stato: “U.S. Position on Maritime Claims in the South China Sea”. La mossa è rilevante perché per la prima volta Washington prende ufficialmente le parti degli alleati regionali, sostenendo la “completa illegalità” delle “affermazioni di Pechino sulle risorse offshore in gran parte del Mar Cinese Meridionale”. Non tutto quindi. Nello specifico, il documento contesta le rivendicazioni cinesi nel Mischief Reef e nel Second Thomas Shoal (entrambi sotto la giurisdizione delle Filippine) oltre a una serie di scogli sommersi o semisommersi contesi con Malaysia, Vietnam, Brunei e Indonesia, lasciando quindi insoluti i contenziosi che riguardano le formazioni in superficie più propriamente “territoriali”. La posizione statunitense si allinea così alla sentenza del tribunale dell’Aja che, nel 2016, definì illecite le rivendicazioni storiche di Pechino nello strategico tratto di mare dando ragione a Manila. Ma, come fanno notare gli analisti, condannando la Cina in nome del diritto internazionale, Washington rischia di pestarsi i piedi dal momento che non ha mai ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare.

Le cose non sembrano andare meglio nel Mar cinese orientale. Proprio questa mattina il ministero della Difesa ha rilasciato un libro bianco in cui viene asparamente criticato l’attivismo di Pechino in prossimità delle isole contese Diaoyu/Senkaku [fonte:Bloomberg AP]  

Hong Kong dichiara illegali le primarie e avvia indagini

Il governo di Hong Kong ha aperto un’indagine sulle primarie del partito democratico, terminate domenica  con un’affluenza superiore alle aspettative degli organizzatori (circa 600mila votanti).  Secondo le autorità hongkonghesi, le elezioni, propedeutiche alle legislative di settembre, rischiano di violare la controversa legge sulla sicurezza nazionale. Il perché l’ha spiegato la chief executive Carrie Lam: “se lo scopo [dell’opposizione] è raggiungere il 35+ [la maggioranza in parlamento] per opporsi (e) resistere a ogni iniziativa politica del governo, allora potrebbe trattarsi di sovversione del potere statale”, reato coperto dalla nuova legge. Non solo. Secondo  l’Ufficio degli affari costituzionali e della terraferma, potrebbero interferire e  “compromettere l’integrità del processo elettorale. Il governo della regione amministrativa speciale “non riconoscerà l’esito” del voto.  Stando ai risultati preliminari, le urne, che vedono in testa in molti distretti i democratici Ted Hui ed Eddie Chu, sembrano premiare anche le nuove forze “localiste”. Secondo Benny Tai, tra gli organizzatori, la partecipazione dell’elettorato fa ben sperare e l’opposizione potrebbe finire per vincere almeno 45  seggi in parlamento. [fonte: NYT, RTHK] 

Xinjiang, Pechino risponde alle sanzioni americane

Le misure imposte da Pechino contro i funzionari americani sono meno simboliche e avranno un impatto “più significativo” delle sanzioni introdotte da Washington contro la Cina per punire la repressione contro le minoranze islamiche condotta nel Xinjiang. E’ quanto sostengono alcuni esperti consultati dal Global Times, secondo i quali,  il punto debole di Washington è proprio il suo sistema democratico. Secondo Lü Xiang, ricercatore dell’Accademia cinese delle scienze sociali, “ad esempio, Marco Rubio, senatore americano della Florida, tra due anni dovrà affrontare le pressioni di una rielezione dal momento che la Florida ha stretti contatti con la Cina – prima fonte di importazione – in termini di cultura, commercio, istruzione e tecnologia.” Ragionamenti analoghi valgono per il senatore del Texas Ted Cruz. Oltre ai due falchi repubblicani, le sanzioni cinesi hanno preso di mira anche l’ ambasciatore degli Stati Uniti per la libertà religiosa nel mondo, Samuel Brownback, il deputato repubblicano, Chris Smith, e la US Congressional-Executive Commission, “tra le organizzazioni più ostili nei confronti della Cina” colpevole di aver ospitato la leader uigura Rebiya Kadeer. Stando a Lü Xiang, nuove provocazioni statunitensi potrebbero spingere Pechino ad aggiungere alla blacklist i nomi del segretario di stato, Mike Pompeo, e David Stilwell, assistente segretario di Stato per gli affari dell’Asia Orientale e del Pacifico. Pechino rivendica la natura “commisurata” delle misure introdotte. Tuttavia, secondo gli esperti, l’entità delle sanzioni rimane lieve considerando che per ora la Casa Bianca ne esce illesa, mentre Trump non si è fatto troppi problemi a colpire un alto funzionario del Politburo. [fonte: Global Times]

L’Ue fa quadrato: in cantiere misure economiche contro Hong Kong

L’Unione europea adotterà misure economiche in risposta all’introduzione della legge sulla sicurezza nazionale che rischia di limitare l’autonomia concessa a Hong Kong sotto il motto “un paese due sistemi”. La decisione è stata annunciata lunedì dall’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri , Joseph Borrell, al termine di un incontro tra i ministri degli Esteri dei 27 paesi membri. La resistenza degli alleati cinesi, come Grecia e Ungheria, pare abbia impedito la formulazione di proposte particolarmente aggressive. Niente sanzioni in stile trumpiano, dunque. Sebbene non sia stato definito nulla di preciso , è probabile si proceda con una revisione degli accordi di estradizione con Hong Kong, così come sulle regole in materia di visti. Sono inoltre al vaglio restrizioni sull’export di tecnologia dual use impiegabile nella repressione delle proteste. Le misure saranno assunte “a livello di Unione europea”, come auspicato da Francia e Germania, mentre gli Stati membri  adotteranno a loro volta iniziative individuali con “un approccio coordinato”, ha affermato Borrell.

Pechino censura i libri scolastici. Prima campagna nazionale dalla Rivoluzione culturale

Per la prima volta dalla Rivoluzione culturale, Pechino ha ordinato a tutte le scuole di rimuovere dalle proprie librerie i testi considerati “illegali” o “inappropriati”. La campagna, avviata lo scorso ottobre dal ministero dell’Istruzione, è già stata portata a termine in 30 delle 33 province e municipalità del paese. Sebbene non sia disponibile una lista dei titoli, secondo il dicastero, i libri illegali sono quelli che “danneggiano l’unità del paese, della sovranità o del suo territorio; libri che turbano l’ordine sociale e minano la stabilità; i libri che violano le linee guida e le politiche del Partito, calunniano o diffamano il Partito, i leader e gli eroi del Paese “. Tanto per avere un’idea dell’entità della campagna, secondo Reuters, sono 60mila i volumi fatti sparire dagli scaffali in sole quattro regioni.  [fonte: Reuters]

Pechino apre un nuove fronte (conteso) con il Bhutan

Nuovi bisticci territoriali sul Tetto del Mondo. Lo scorso mese, durante la 58esima riunione del Global Environment Facility Council (che, come dice il nome, si occupa di temi legati all’ambiente), la Cina si è opposta ai finanziamenti alla zona protetta per la fauna selvatica di Sakteng, in Bhutan, sostenendo per la prima volta che il progetto coinvolge un territorio conteso. Thimphu (la capitale del regno himlayano) ha mandato una nota nella quale rivendica la piena sovranità nell’area protetta. Si tratta della prima volta in cui questa zona protetta raccoglie fondi internazionali e questo avrebbe dato alla Cina la possibilità di muoversi su un altro dei tanti fronti territoriali aperti coi vicini asiatici. Il tutto si inserisce nella più ampia contesa con l’India. Nel 2017 gli scontri tra militari cinesi e indiani nascevano dalla costruzione di una strada che lambisce proprio l’area contesa tra Cina e Bhutan, paese storicamente molto vicino a Nuova Delhi. Nell’opposto “schieramento”, se così si può chiamare, c’è invece il Nepal, sempre più prossimo a Pechino e più ostile verso l’India, come dimostra la pubblicazione di una nuova cartina che comprende aree contese con il gigantesco vicino. Tra Nepal e Bhutan è incastonato il Sikkim, stato indiano al centro di una delle tante contese tra Pechino e Nuova Delhi. [fonte: Indian Express]

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