Dopo Shenzhen città modello socialista, la leadership cinese ha grandi progetti anche per Shanghai. Nella giornata di ieri sono state rilasciate linee guida che consistono in una vasta gamma di iniziative e incentivi politici per migliorare la competitività del distretto finanziario di Pudong in settori come l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, l’aviazione e la biotecnologia. Secondo il documento, le aziende coinvolte nello sviluppo di tecnologie strategiche otterranno una riduzione delle aliquote dell’imposta sul reddito dall’attuale 25% al 15% nei primi cinque anni dopo la registrazione dell’impresa. Il distretto assumerà un ruolo chiave nell’esplorazione del commercio offshore in yuan e nella sperimentazione per rendere la valuta cinese completamente convertibile. L’obiettivo finale del piano è quello, entro il 2035, di dotare Pudong di un sistema economico moderno e una capacità di governance con una competitività tra le migliori al mondo. Secondo il documento, entro il 2050, il distretto finanziario diventerà una potenza globale per “capacità attrattiva, creatività e competitività”. [fonte Caixin, SCMP]

Taglio del nastro per il primo mercato cinese delle emissioni

Al via le transazioni sul primo mercato nazionale cinese delle emissioni (ETS), un passo significativo verso l’obiettivo del picco delle emissioni di anidride carbonica entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060. Il settore della produzione di elettricità è il primo a entrare nel mercato, con oltre 2.000 tra le principali aziende produttrici di CO2. Numeri che rendono il mercato cinese del carbonio il più grande al mondo in termini di volume di emissioni di gas serra. Il lancio dell’ETS cinese, originariamente previsto nel periodo 2017-2019, è stato travagliato, in parte anche a causa della scarsa trasparenza, con un caso di falsificazione dei presso un’azienda elettrica venuto a galla proprio questo mese. [fonte AFP GT]

Macao: squalificati i candidati democratici alle prossime elezioni

La repressione delle forze democratiche da parte delle autorità cinesi colpisce anche Macao, dove a 21 candidati è stato impedito di partecipare alle elezioni del 12 settembre prossimo. È quanto annunciato dal capo della commissione elettorale Tong Hio Fong venerdì scorso. L’ex colonia portoghese è soggetta al principio “un paese due sistemi”, proprio come Hong Kong, di cui però non sembra aver emulato l’attivismo pro-democrazia. Ma Pechino vuole prevenire disordini, e lo fa controllando i candidati alle elezioni locali. Di 33 seggi legislativi, solo 14 sono eletti dal voto popolare, mentre il resto è designato dai settori economici o sociali o nominato direttamente dal capo dell’esecutivo. A tutti i candidati è richiesto di giurare pubblicamente lealtà alla Legge fondamentale di Macao. Da qualche tempo viene anche effettuato uno screening sul passato dei potenziali rappresentanti, secondo sette criteri di valutazione tra cui il non aver mai attaccato il governo locale, la Cina, l’Assemblea nazionale del popolo. La commissione non ha specificato le ragioni per cui i 21 candidati siano stati squalificati, ma secondo il  Guardian, per alcuni, i capi d’imputazione riguardavano alcune pubblicazioni sui social media. L’attivista e candidato alle elezioni squalificato Scott Chiang Meng Hin ha affermato che il sistema politico è sempre stato “piccolo (…) ma molto stabile”, i democratici raccoglievano regolarmente circa il 20% dei voti. La mossa del governo  è stata percepita come una vera ingiustizia dai locali “Non è l’accordo che abbiamo stretto nel ‘99”spiega Chiang,”cii era stato promesso lo stato di diritto, ci era stato promesso che avrebbero rispettato le regole del gioco”. [The Guardian]

Discrepanze nel rapporto OMS-Cina sull’origine del virus

Un rapporto congiunto tra l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Repubblica Popolare Cinese mostra alcune discrepanze sulle origini della crisi da Covid-19. Si tratterebbe di “errori non intenzionali”, ma la mancanza di dati grezzi sulle prime persone contagiate impedisce a scienziati terzi di verificare questi risultati. Quando il team sino-internazionale si è riunito a Wuhan per portare avanti le indagini, è stato tacciato di non avere tempo a sufficienza per concludere un lavoro accurato e imparziale: in quattro settimane i ricercatori cinesi avrebbero dovuto setacciare la città per ricostruire l’origine del virus. Un rappresentante dell’OMS, Tarik Jasarevic, ha dichiarato che le discrepanze presenti nel rapporto sarebbero legate a meri “errori di modifica” che però non inficerebbero né sull’analisi dei dati né sulle conclusioni. Questi eventi hanno riacceso il dibattito sul paziente zero e sul luogo d’origine del virus, mentre per alcuni osservatori la mancanza di dati accurati e accessibili è sintomatico del fatto che la Cina abbia qualcosa da nascondere. Pechino ha sempre accusato di malafede chi tende a politicizzare la questione, lamentando in questo modo la compromissione delle indagini. Dopo la pubblicazione del rapporto, però, anche il direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha espresso preoccupazione per il livello di trasparenza della Cina e ha chiesto un’indagine più approfondita. [fonte WAPO, Reuters]

Pechino verso l’impiego del vaccino Fosun Pharma-BioNTech

Un comitato consultivo cinese sui vaccini ha dato il via libera alla produzione di Comirnaty, il primo vaccino sviluppato all’estero e dotato di tecnologia mRNA di cui venga autorizzata la somministrazione. Questa tecnologia all’avanguardia inocula la sequenza genetica con le istruzioni affinché il corpo umano produca autonomamente l’antigene. La produzione è affidata alla joint-venture Fosun Pharma-BioNTech, con sede a Shanghai. Secondo la National Health Commission a partire da inizio luglio sono state somministrate più di 1,2 miliardi di dosi di vaccino tra la popolazione, tra Sinovac e Sinopharm. Questi vaccini a virus inattivato hanno dimostrato, però, un’efficacia inferiore rispetto a quelli a tecnologia mRNA. Il dilagare della nuova variante Delta ha generato ulteriori preoccupazioni, così le autorità nazionali hanno cercato di espandere le campagne vaccinali. emanando provvedimenti per incentivare i cittadini a partecipare: in alcune città e contee sarà vietato l’ingresso negli spazi pubblici, come scuole, ospedali, e centri commerciali, a chi non abbia ricevuto almeno la prima dose. I rappresentanti di alcune amministrazioni locali affermano di voler vaccinare tra il 70% e l’80% della popolazione tro entro settembre, superando l’obiettivo nazionale fissato al 64%. Lunedì, la contea di Tianhe nella provincia dello Henan ha minacciato di interrompere il pagamento degli stipendi e di licenziare qualsiasi dipendente statale che non sia stato vaccinato entro il 20 luglio. L’inasprimento delle normative sulle vaccinazioni ha suscitato dissenso tra la popolazione [Caixin; The Straits Times].

Documentario sulle proteste di Hong Kong al Festival di Cannes

“Revolution of Our Times”, documentario sulle proteste politiche di Hong Kong, verrà proiettato al Festival di Cannes. Quest’anno la programmazione della rassegna cinematografica d’autore ruoterà attorno a temi sociali di rilevanza globale: cambiamenti climatici, diseguaglianze, povertà e diversità. Tra questi trova posto anche una rappresentazione delle manifestazioni pro-democrazia della regione ad amministrazione speciale (RAS) cinese, elevata a emblema dello scontro ideologico tra liberalismo occidentale e autoritarismo cinese. Dopo un secolo di dominazione britannica,  nel 1997 Hong Kong è tornata sotto il controllo della Repubblica Popolare Cinese, con la promessa di poter mantenere un certo grado di autonomia per almeno cinquant’anni con la formula “un paese due sistemi”. Il tema della sovranità è prioritario per la leadership cinese, che ha reagito al progressivo fiorire di movimenti pro-democrazia nella RAS con una stretta sulle libertà politiche. Questi eventi hanno contribuito alla polarizzazione del dibattito sul ruolo globale della Cina, divenendo un simbolo della lotta per la democrazia a livello internazionale. Realizzato da Kiwi Chow, il documentario inizia inquadrando storicamente la questione: nel 1986, Gran BretagnaCina concordano il passaggio di sovranità. Rapidamente si passa poi alle proteste di luglio 2019, . quando la popolazione manifestò contro la promulgazione di una legge sull’estradizione che dissolveva di fatto le barriere legali tra i “due sistemi”, rivendicando il diritto all’autodeterminazione e alla democrazia.Il movimento è stato represso con violenza dalle autorità nazionali [Fonte: Variety].

Barriere metalliche e telecamere: così lo Yunnan tiene lontano il Covid

La Cina rafforza le misure di contenimento contro il Covid-19 erigendo recinzioni al confine con Vietnam, Laos e Myanmar. Con il dilagare delle infezioni della variante Delta a inizio luglio, la storica porosità della frontiera sud-occidentale della provincia dello Yunnan è diventata una spina nel fianco per il governo locale. Al divampare di alcuni focolai, nel settembre scorso, le autorità cinesi avevano iniziato a erigere barriere metalliche e muri d’acciaio, con tanto di telecamere e sensori di movimento, lungo la linea di confine. Si trattava in buona parte di casi importati dall’estero. Recentemente le amministrazioni locali della provincia dello Yunnan sono tornate in fermento. La città di frontiera Ruili è stata sottoposta al quarto lockdown da settembre, per aver registrato una nuova ondata di casi. Le misure adottate dalle autorità per fermare gli ingressi illegali nel paese sono incrementate: pattuglie di vigilanti dotate di cani e droni sono state mobilitate per impedire gli attraversamenti dal confine. Alcuni media locali hanno riferito alla fine di marzo che la città di Nansan, al confine col Myanmar, aveva fermato e rimpatriato più di 5.000 persone immigrate illegalmente. Un funzionario del PCC, Zhai Yulong, ha messo in guardia la popolazione locale, sottolineando che l’attraversamento illegale del confine nazionale è un reato e che anche coloro che favoriscano l’immigrazione irregolare saranno passibili di severi provvedimenti [Fonte: SCMP; Global Times].

A cura di Agnese Ranaldi e Alessandra Colarizi