Intervista a Xie Gengxin, direttore del Center of Space Exploration (COSE) del Ministero dell’Istruzione cinese, professore dell’Istituto di Ricerca di Tecnologia Avanzata dell’Università di Chongqing e capo progettista dell’esperimento biologico nell’ambito della missione lunare Chang’e-4.

Cento anni fa nasceva il Partito Comunista Cinese. Era il 1921, in una Cina tecnologicamente molto diversa da quella di oggi…

Negli ultimi cent’anni le trasformazioni della Cina sono state numerose. Io stesso mi sento onorato di poter assistere e partecipare, grazie al mio lavoro, ai “miracoli cinesi” nel campo della scienza e della tecnologia. Sono sufficienti pochi esempi per avere un’idea di quanto il Paese sia cambiato tecnologicamente in quest’intervallo di tempo. Partiamo dal carattere 洋 yang, straniero. Cento anni fa era presente nelle parole usate per indicare beni moderni: 洋油 kerosene; 洋火 fiammiferi; 洋碱 sapone; 洋灰 cemento. Perché ‘straniero’? Perché era importato dall’estero. Non era solo una questione di commercio, quel carattere era rappresentativo dell’incapacità della Cina di quel tempo di produrre tali beni su larga scala affidandosi alle sue sole capacità scientifiche e tecnologiche. A partire dal 1956 la Cina ha assistito ad una vera e propria rivoluzione tecnologica, con importanti risultati: aerei a reazione, bomba atomica, decodificazione del gene dell’insulina e sintesi artificiale della stessa, coltivazione di riso ibrido, la capsula spaziale Shenzhou, il sommergibile con equipaggio Jiaolong, il rover lunare Yutu e quello marziano Tianwen. Sono tutti risultati scientifici e tecnologici raggiunti dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

Ad oggi la Cina non è semplicemente in prima fila (se non addirittura leader mondiale) in molti campi d’avanguardia come i supercomputer, la tecnologia aerospaziale, la scienza quantistica, i laser e il 5G. La Cina è anche l’unico Paese al mondo a disporre di tutte le categorie industriali inserite nell’ISIC, International Standard Industrial Classification of All Economic Activities, la classificazione delle attività economiche industriali definita dalla Divisione Statistica delle Nazioni Unite, ed è il primo produttore su scala globale di circa 220 dei 500 principali prodotti industriali mondiali.

Quanto menzionato non è che uno squarcio della trasformazione scientifico-tecnologica cinese, ma sufficiente a comprendere il passaggio da Paese impoverito e arretrato a forza decisiva per il mondo intero. Ringiovanire in cent’anni, ereditando il passato ma forgiando la propria strada verso il futuro: lo sviluppo della ‘Cina tecnologica’ ha davanti a sé un domani luminoso.

Ora più che mai la Cina sembra essere determinata a diventare un leader tecnologico mondiale. Quali sono stati, in questo senso, i successi più rilevanti?

I successi sono stati tanti, ma credo che la scienza e la tecnologia aerospaziale, il settore di cui ho esperienza più profonda, meritino una menzione. L’industria aerospaziale cinese è nata nel 1956: per più di 60 anni, in condizioni sfavorevoli come tecnologia limitata, risorse ridotte, mancanza di scambi e cooperazione con l’estero, gli ingegneri aerospaziali cinesi sono stati autosufficienti. Un passo alla volta, hanno raggiunto grandi risultati universalmente riconosciuti: satelliti in orbita, voli con equipaggio, missioni lunari, esplorazione di asteroidi e di Marte. Si tratta di successi raggiunti in una traiettoria di sviluppo con caratteristiche proprie, rappresentativa dell’intero progresso in scienza e tecnologia del Paese.

Le missioni Chang’e-4 e Chang’e-5 sono esempio recente di ciò che potremmo definire pietre miliari dell’esplorazione lunare. Lo Spazio è sempre stato così importante per la leadership del Partito Comunista Cinese?

Il mito di Kuafu che insegue il sole e di Chang’e che vola sulla Luna hanno forgiato l’immaginazione della nazione cinese. Sin dai tempi antichi il popolo cinese ha guardato allo Spazio. “Esplorare la vastità dell’universo, sviluppare l’industria aerospaziale, diventare una potenza nel settore e compiere incessanti sforzi per realizzare il ‘sogno aerospaziale’ della nazione cinese” è inoltre lo slogan che il Segretario Generale Xi Jinping ha usato in occasione dello “China Space Day” nel 2016.

Le missioni spaziali cinesi mirano all’uso pacifico dello Spazio da parte dell’umanità, contribuendo con saggezza, soluzioni e forze cinesi allo sviluppo mondiale dell’esplorazione spaziale. La nostra Chang’e-4 è stata la prima sonda ad atterrare sul ‘lato oscuro’ della Luna e l’esperimento biologico di cui sono stato il capo progettista, che ha portato al germoglio della prima foglia verde sul Satellite, è stato anch’esso un primato. La progettazione della missione scientifica, la pianificazione degli obiettivi, lo sviluppo delle tecnologie chiave e dei componenti sono stati tutti frutto del lavoro indipendente e autonomo del nostro team e delle unità aerospaziali del Paese.

C’è un famoso detto che recita “ogni nazione deve avere persone che guardano al cielo, sono loro la speranza del Paese”, la Cina non fa eccezione: l’esplorazione spaziale non soddisfa solo la curiosità delle persone, ma è anche motivo d’orgoglio nazionale.

Marte e Tiangong, la stazione spaziale cinese. Ambizioni per altri primati entro il 2049, centenario della fondazione della Repubblica Popolare?

Non c’è un collegamento tra gli obiettivi spaziali e le date cruciali dello sviluppo del Paese. Seguiamo regole e fasi di sviluppo dei nostri piani tecnici. Non partecipiamo a nessuna “corsa spaziale”, ci impegniamo per dare il nostro sostegno alla realizzazione del sogno cinese, del ringiovanimento e rinvigorimento della nazione, contribuendo allo stesso tempo al progresso di tutta la civiltà umana. È plausibile che entro il 2049 avremo fatto dei progressi nell’esplorazione di Marte, collaborando anche con altri Paesi. In base al principio di uguaglianza, di vantaggio reciproco e di sviluppo inclusivo, Tiangong, i cui moduli saranno completati entro il 2022, sarà aperta a progetti di ricerca congiunta. Su 42 candidature pervenute da 27 Paesi, sono già stati selezionati 9 progetti di ricerca congiunta presentati da 17 Paesi da realizzare a bordo della nostra stazione.

La crescita della Cina e il conseguente aumento della domanda di risorse, ha influenzato gli obiettivi spaziali? Per esempio, l’estrazione mineraria su asteroidi?

L’utilizzo pacifico delle risorse al di là del nostro Pianeta sono aspirazione di tutta l’umanità. Tuttavia, la Cina non ha specifici obiettivi riguardanti il mining da asteroidi. Negli Stati Uniti e in Europa le imprese aerospaziali che svolgono attivamente l’estrazione di risorse sugli asteroidi sono supportate a livello istituzionale e finanziario. Nel 2015, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il Commercial Space Launch Competitiveness Act: stabilisce diritti di proprietà e disposizione su qualsiasi risorsa, inclusi minerali e acqua, trovata nello Spazio da individui o società americane. Nel 2016 il Lussemburgo ha iniziato a lavorare a una nuova legge per regolamentare lo sfruttamento commerciale degli asteroidi. La Cina non ha piani così specifici e promuove piuttosto l’uso dello Spazio a beneficio del benessere comune.

Molti scienziati cinesi hanno studiato all’estero. Un fattore determinante per lo sviluppo odierno del settore?

È innegabile che la vecchia generazione di scienziati che ha studiato all’estero ed è poi rientrata sia stata un’importante forza motrice dello sviluppo scientifico e tecnologico del Paese. Secondo i documenti storici, il primo cinese a studiare all’estero si chiamava Rong Hong. Andò in America nel 1847 e tornò in Cina nel 1855. Da allora, sempre più giovani cinesi sono andati all’estero per “aprire gli occhi sul mondo” e cercare “verità” con cui rivitalizzare la Cina e favorirne l’ascesa. Per un po’ dopo il loro ritorno la Cina è rimasta una “potenza addormentata”. Ma dal 1949, dopo aver sperimentato l’autosufficienza e “attraversando il fiume tastando le pietre”, ha trovato un percorso di sviluppo proprio, ponendosi persino su una corsia di sorpasso rispetto ad altri Paesi. Un risultato che condensa la diligenza e la saggezza del popolo cinese.

Storicamente, inoltre, anche la Cina è stata destinazione di inviati stranieri desiderosi di conoscere innovazioni e tecnologie locali (stampa, carta, bussola, polvere da sparo sono esempi celebri). L’esperienza appresa in Cina ha contribuito a promuovere lo sviluppo dei loro Paesi. Oggi la storia sembra ripetersi: sempre più studenti stranieri vengono a studiare in Cina, con lo scopo non solo di conoscere la nostra tecnologia avanzata, ma anche il nostro modello di sviluppo, promuovendo allo stesso tempo relazioni culturali e amicizia tra Paesi.

E le donne? Com’è cambiato il loro ruolo nel contesto scientifico-tecnologico?

Nel 2017 negli Stati Uniti il The Atlantic ha pubblicato un articolo titolato: “Women in Tech Are Rising Higher in China Than in the U.S.“. Dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese, lo Stato ha dato uguali diritti a uomini e donne in termini di opportunità educative e ambizioni professionali.

Nel 2019 Forbes China ha pubblicato la “50 Top Women In Tech List”: fondatrici d’impresa, dirigenti, ingegnere, pioniere dell’innovazione. Sono donne con un master o un dottorato post-laurea. La più giovane ha 31 anni e la più anziana ne ha 89, la famosa Tu Youyou che, scoprendo l’Artemisinina, ha salvato la vita a milioni di malati di malaria in tutto il mondo, specialmente nei paesi in via di sviluppo, ed è diventata la prima vincitrice del Premio Nobel per la scienza in Cina.

Oggi, se una connazionale è disposta a lavorare sodo, può fare affidamento sui suoi talenti per avere successo in tutti i settori, non solo nel campo della scienza e della tecnologia. Credo che l’espressione “le donne reggono metà del cielo” rifletta al meglio il ruolo delle donne nella società cinese.

Di Fabrizia Candido