Nuova correzione a rialzo per i casi dello Hubei. Le autorità provinciali, che inizialmente avevano rilasciato un bilancio di 411 nuovi contagi nelle precedenti 24 ore, hanno portato il totale a quota 631 dopo la notizia che 271 infezioni sono state registrate nelle prigioni locali (di cui 51 non sono state ancora incluse). Casi simili sono stati rilevati anche nei centri detentivi dello Shandong (207) e del Zhejiang (34). Diversi funzionari locali, compreso il segretario del dipartimento di Giustizia dello Shandong sono stati rimossi dai loro incarichi. Secondo i conti della commissione sanitaria nazionale – che non includono la revisione dello Hubei – in tutto il territorio nazionale giovedì si sono verificati 889 nuovi casi e 114 decessi. In netto rialzo rispetto ai 394 contagi del giorno prima. La buona notizia è che per la prima volta le guarigioni hanno superato le 2000 unità, anche se diversi esperti tendono a escludere che la malattia abbia raggiunto l’atteso picco. A preoccupare è anche l’aumento delle infezioni all’estero, soprattutto in Corea del Sud schizzata a quota 156 in pochi giorni [fonte: SCMP, NYT]

Taiwan vieta l’import di carne di suini italiani

A partire da giovedì, Taiwan smetterà di iimportare suini vivi e prodotti a base di carne di maiale dall’Italia. Il divieto, che prevde per i trasgressori multe di NT $ 200.000 (6.630 dollari), segue “una valutazione permanente della diffusione internazionale della peste suina africana (ASF), che evidenzia come “sull’isola italiana di Sardegna [la malattia] si sta intensificando”. Il Taiwan’s Bureau of Animal and Plant Health Inspection and Quarantine ha pertanto deciso di rimuovere l’Italia dal suo elenco dei paesi ASF-free”. Oltre a vietare l’importazione di suini vivi e prodotti derivati, l’ufficio ha anche vietato ai visitatori di introdurre prodotti suini italiani non dichiarati. Il provvedimento insospettisce non solo perché l’Italia non è nella lista dei paesi più a rischio stilata dall’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE). Ma anche perché segue di poche settimane il blocco dei voli aplicato dal governo italiano tanto alla Cina quanto a Hong Kong, Macao e Taiwan, misura precauzionale contro il coronavirus che equipara l’ex Formosa (dove sono stati rilavati solo 24 casi) alla Cina continentale. [fonte: Reuters]

In due anni l’economia cinese supererà quella Ue

Con al complicità della Brexit, l’economia cinese si appresta a superare quella dell’Unione europea. Secondo proiezioni di Euromonitor International, il soprasso avverrà nel 2022, quando il Pil cinese dovrebbe raggiungere i 17 trilioni di dollari rispetto ai 14 trilioni del 2019. Contando anche il Regno Unito, per quell’anno l’Ue avrebbe potuto contare un prodotto interno lordo di 24,6 trilioni di dollari, ma il divorzio con Londra ci si attende ridimensionerà le aspettative a 16,9 trilioni, quel poco che basta per lasciare il psoto al gigante asiatico. [fonte: China Daily]

“Debt trap”: calano i finanziamenti cinesi all’estero

L’aumento del debito tra i paesi partner e le incertezze economiche starebbero spiengendo le banche cinesi a chiudere i rubinetti degli investimenti. O almeno è quanto China Development Bank ed Exim Bank of Chin, due degli istituti di punta della Belt and Road, che nel 2019 hanno concesso prestiti pari a soli 3,2 miliardi di dollari, pari a un calo annuo del 71%, il più significativo dal 2008. Secondo uno studio della Boston University, i capitali sono finiti in progetti energetici in Nigeria, Guinea e Turchia. Allargando l’indagine a tutto il periodo 2000-2019, si apprende inoltre che il maggior numero di finanziamenti è finito in Africa (32%). Seguono il Sud-est asiatico e l’America Latina e i Caraibi entrambi a quota 13%. [fonte: SCMP]

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