Il capo dell’Interpol è agli arresti per corruzione

E’ ufficiale. Il capo dell’Interpol Meng Hongwei, sparito negli scorsi giorni dopo essere partito per la Cina, è stato arrestato per corruzione. Lo ha annunciato pochi minuti fa il ministero della Sicurezza pubblica (di cui Meng è viceministro), chiarendo le affermazioni con cui, poco prima della mezzanotte di domenica, la potentissima National Supervisory Commission aveva fatto riferimento a generiche “gravi violazioni della legge dello stato”. Il ministero organizzerà una task force per perseguire i suoi sodali. La conferma arriva al termine della “golden week” e a circa un giorno dalla richiesta formale di informazioni da parte dell’Interpol. Secondo diversi esperti consultati dal Scmp, solo una “situazione molto urgente” può giustificare un’operazione simile e tutte le conseguenze che ne deriveranno per i rapporti tra il gigante asiatico e le organizzazioni internazionali. L’Interpol ha annunciato di aver ricevuto le sue dimissioni “con effetto immediato”. Mentre nulla di preciso si sa sulle sorti di Meng, partecipando alla prima conferenza stampa dalla sparizione, la moglie del funzionario ha mostrato l’ultimo messaggio inviatole dal marito con l’emoji di un coltello, possibile segno di pericolo.

Microchip e smentite. E’ mistero sullo spionaggio industriale “made in China”

Il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti d’America non ha nessun motivo per dubitare la veridicità delle smentite con cui Amazon, Apple e Supermicro hanno negato l’esistenza di indagini in corso sulla presunta infiltrazione di dispositivi di spionaggio “made in China” nei loro prodotti, come precedentemente documentato in un’inchiesta esplosiva di Bloomberg. La storia, pubblicata il 4 ottobre l’agenzia americana, si basa sulla testimonianza di sei funzionari della sicurezza e svariate altre fonti a conoscenza dei fatti, secondo i quali un’unità dell’esercito cinese sarebbe riuscita a posizionare dei microchip “grandi come la punta di una matita” all’interno delle schede madri prodotte da Supermicro – che si avvale di subcontractor cinesi – e vendute a una trentina di compagnie americane, oltre che alla CIA. La manomissione sarebbe in grado di dare a Pechino l’accesso a informazioni a “segreti aziendali di alto valore e reti governative sensibili.” Le accuse, smentite dal ministero degli Esteri cinese, si inseriscono nel braccio di ferro a tutto campo tra Pechino e Washington. Ed è sempre più chiaro che a preoccupare Trump non è tanto la bilancia commerciale quanto l’egemonia cinese nelle nuove tecnologie.

Hong Kong espelle per la prima volta un giornalista straniero

No alle “interferenze straniere” nei rapporti tra la mainland e Hong Kong. E’ il messaggio con cui Pechino ha rigettato la richiesta di chiarimenti da parte di Londra in seguito all’espulsione dall’ex colonia inglese di Victor Mallet, giornalista del Financial Times nonché vicedirettore del Foreign Correspondents’ Club. Il caso di Mallet non ha precedenti nella regione amministrativa speciale – che è tale proprio perché almeno sulla carta gode di una notevole autonomia nella gestione degli affari politici ed economici – e rappresenta un nuovo campanello d’allarme per lo stato della libertà di espressione sull’isola. Infatti, il mancato rinnovo del visto arriva a circa un mese dall’intervento dell’esponente indipendentista Andy Chan presso il club, nonostante gli avvertimenti di Pechino. Solo pochi giorni fa il partito di Chan è stato messo al bando con l’accusa di minacciare la sicurezza nazionale, altra mossa che non ha precedenti dall’handover a oggi. Secondo Reporter Senza Frontiere, ormai Hong Kong è solo 70esima nella classifica della libertà di stampa. Conferma di come il processo di sinizzazione sia ormai a buon punto.

Pyongyang apre le porte agli osservatori internazionali

La Corea del Nord aprirà le porte delle sue strutture missilistiche e nucleari ad esperti stranieri per “confermare lo smantellamento irreversibile”. Lo ha dichiarato questa mattina il Segretario di stato Mike Pompeo all’indomani della sua quarta visita a Pyongyang. Definendo l’ultimo incontro con Kim Jong-un “un altro passo avanti verso la denuclerizzazione”, Pompeo ha annunciato l’istituzione di un gruppo di lavoro per ultimare i dettagli del secondo meeting tra Kim e Trump, che “avverrà il prima possibile”. I negoziati proseguiranno con il coinvolgimento di Cina e Russia. Il presidente cinese è atteso al Nord in data non precisata, mentre sono in corso i preparativi per una visita di Kim a Mosca. Proprio il ruolo del gigante asiatico sarà argomento di discussione dei colloqui tra Pompeo e le autorità cinesi in corso a Pechino, ultima tappa della trasferta asiatica del segretario di stato. Ma non è escluso che l’agenda finisca per essere monopolizzata dalle tensioni bilaterali di natura commerciale e non solo.