Huawei investirà 3,1 miliardi di dollari in Italia nei prossimi tre anni. Lo ha annunciato ieri a Milano lo chief executive dell’unità italiana Thomas Miao, preannunciando la creazione di 1000 posti di lavoro nel Belpaese, contestualmente alla perdita di altrettanti negli Stati Uniti, dove l’azienda è stata inserita nella lista nera del dipartimento del Commercio. Miao ha citato l’approccio italiano al 5G come un esempio per tutta l’Ue. Nello specifico, il dirigente di Huawei ha accolto con favore il nuovo decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri per delimitare “ancora più efficacemente le verifiche spettanti al governo in caso di autorizzazioni di atti e operazioni societarie riguardanti le nuove reti di infrastrutture tecnologiche”. Ma per Miao è necessario che l’esercizio del Golden Power venga esteso anche ai partner europei. Letteralmente: “È molto importante che la tecnologia 5G sia neutrale” per assicurare “un’infrastruttura sicura e affidabile”. Ad oggi sono ancora pochi i paesi ad aver accolto la richiesta americana per un’estromissione totale del colosso di Shenzhen dalle reti nazionali [fonte: Reuters]

Gli Usa non sono più il secondo partner commerciale della Cina

Gli Stati Uniti non sono più il secondo partner commerciale della Cina. nel primo semestre del 2019, le tensioni con l’amministrazione Trump hanno fatto slittare la prima economica mondiale al terzo posto dopo Unione Europea – partner n°1 dal 2004 – e Sudest asiatico. Gli scambi sino-americani sono diminuiti del 14% rispetto all’anno precedente a quota 258,3 miliardi di dollari secondo le statistiche pubblicate venerdì dalle autorità doganali cinesi. Di contro, i commerci con l’Asean sono aumentati del 4% a 291,8 miliardi. La ridistribuzione della catena delle forniture globali innescata dalle tariffe americane sta giovando non poco a paesi come il Vietnam, in corsa per sostituire la Cina come nuova base produttiva [fonte: Nikkei]

L’AIIB totalizza 100 membri

L’Asian Infrastructure Investment Bank, l’istituto di credito lanciato per accompagnare il progetto nuova via della seta, ha raggiunto quota 100 membri con l’inclusione di Benin, Gibuti e Ruanda, più dei 60 dell’Asian Development Bank (ADB). L’aggiunta dei tre paesi africani è stata annunciata sabato alla riunione annuale della banca a Lussemburgo. “Ora abbiamo membri in ogni continente”, ha affermato Danny Alexander, vicepresidente dell’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) ed ex segretario capo del Tesoro britannico. Per gli esperti si tratta di una vittoria diplomatica di Pechino. Il mancato ingresso degli Stati Uniti nell’AIIB ha lasciato l’istituto nelle mani della Cina che ne possiede una quota di maggioranza. Un privilegio che Washington formalmente non ha mai avuto nella World Bank e nel Fondo monetario internazionale [fonte: Scmp]

La Malaysia si riprende quanto dovuto

La Malaysia ha fatto scomparire dal conto bancario locale della statale China Petroleum Pipeline Engineering (CPP) oltre 1 miliardo di ringgit (243,5 milioni di dollari). Lo ha confermato ieri il premier Mahathir Mohamad spiegando si tratterebbe di un “rimborso” per quanto speso da Kuala Lumpur per un progetto energetico avviato sotto la precedente amministrazione di Najib Razak e sospeso proprio da Mahathir a luglio dello scorso anno dopo aver vinto le elezioni. Nel 2016 CPP si era aggiudicato un contratto per costruire un oleodotto lungo la costa occidentale della penisola malese e un gasdotto a Sabah, nell’isola del Borneo. Il governo Najib saldò l’80% del progetto sebbene fosse stato realizzato solo il 13% di quanto pianificato. Ora il suo successore si riprende quanto dovuto. Fin dai primi giorni del proprio mandato Mahathir ha promesso di rinegoziare tutti gli accordi iniqui siglati con Pechino. Così è già stato per un controverso progetto ferroviario ripreso solo dopo che la controparte cinese ha accettato di tagliare i costi di un terzo [fonte: Reuters]

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