IN Cina e Asia – Giro di vite sulle banche sotterranee

In Notizie Brevi by Redazione

I titoli della rassegna di oggi:

-Giro di vite sulle operazioni bancarie illegali
-Cina, costo del lavoro quasi europeo
-La banca centrale cinese lancerà «presto» una sua moneta digitale
-Una morte atroce per Kim Jong-nam
-Sinistra filippina in protesta: «Duterte come Marcos»
-Myanmar, non solo Rohingya
-Kirghizistan: vero le elezioni a colpi d’arresti

Giro di vite sulle operazioni bancarie illegali

Secondo quanto si apprende da un comunicato rilasciato domenica dal Ministero della Pubblica Sicurezza, lo scorso ano in Cina sono state eliminate più di 380 «banche sotterranee», per un giro d’affari di oltre 900 miliardi di yuan (131 miliardi di dollari); 800 le persone arrestate con l’accusa di riciclaggio di denaro. L’operazione si conclude in un momento di tensione per il settore finanziario cinese, con la fuga di capitali all’estero che ha ridotto le riserve in valuta estera di 1 trilione di dollari dal giugno 2014. Secondo il resoconto del Ministero, sono sopratutto le nuovo modalità di pagamento online – grimaldello con cui aggirare le restrizioni sui prestiti tradizionali – ad aver facilitato la fioritura di operazioni bancarie illegali.

Cina, costo del lavoro quasi europeo

Un tempo era la fabbrica del mondo dove tutti delocalizzavano, adesso non conviene più. In Cina, la paga media oraria dei lavoratori ha ormai superato quella di Brasile e Argentina, e punta decisamente ai livelli di Portogallo e Grecia, secondo uno studio Euromonitor. Tra il 2005 e il 2016, la paga media di un operaio cinese è triplicata, arrivando a 3,60 dollari, stagnazione dei salari invece in Sud America ed Europa (4,50 dollari l’ora la paga media un operaio portoghese). Ciò nonostante, sostengono alcuni esperti, non ci sarà un fuggi fuggi generale di manifatture dalla Cina, specialmente quelle a investimento straniero. Perché? Perché lo svantaggio competitivo nel costo del lavoro potrebbe essere ampiamente controbilanciato da un mercato da 1,4 miliardi di potenziali clienti che fa venire l’acquolina. Insomma, tenere un piede in Cina sembra ancora necessario. E infatti, come abbiamo verificato durante la recente visita del presidente della repubblica Mattarella accompagnato dal gotha dell’imprenditoria italiana, pur tra lamentele e mal di pancia, non sembra al momento che ci sia qualcuno che voglia andarsene.

La banca centrale cinese lancerà «presto» una sua moneta digitale

La banca centrale cinese è prossima al lancio di una propria moneta digitale, a cui lavora dal 2014 con l’intento di rosicchiare fette di mercato al bitcoin. La criptovaluta non solo taglierebbe costi alle normali transazioni via Alipay e WeChat (nel 2016, i pagamenti su telefonino effettuati dai cinesi sono stati quasi 50 volte di più di quelli degli statunitensi), ma permetterebbe anche alla People’s Bank of China di controllare in maniera capillare il flusso dei pagamenti in un momento in cui l’emorragia di capitali all’estero è in cima alle preoccupazioni del governo. Nel caso si tratterebbe di un sonoro schiaffo alla moneta inventata da Satoshi Nakamoto nel 2009: il più grande produttore di bitcoin al mondo è proprio la Cina, dove si concentra il 50% della moneta digitale.

Una morte atroce per Kim Jong-nam

Nuovi dettagli sulla morte di Kim Jong Nam emergono dall’autopsia fatta dalle autorità malesi. Il fratellastro del leader nordcoreano sarebbe morto nel giro di venti minuti e sarebbe stata una morte atroce perché l’agente nervino provoca una progressiva contrazione e paralisi dei muscoli che porta al soffocamento o all’arresto cardiaco. Il ministro della Salute malese ha dichiarato che la quantità era tale che probabilmente anche un eventuale antidoto somministrato in tempo non sarebbe riuscito a salvare Kim. Intanto l’aeroporto di Kuala Lumpur è stato dichiarato sicuro dopo i controlli compiuti nel weekend, si temeva una contaminazione diffusa anche perché fonti della polizia malese dicono che una delle due presunte assassine si sarebbe sentita male proprio perché contaminata essa stessa dall’agente nervino.

Le due donne, una indonesiana e una vietnamita, continuano a dichiararsi vittime di un raggiro. Nel weekend sono state interrogate dalle polizie dei rispettivi Paesi e si è appreso che Siti Aisyah, l’indonesiana, sarebbe stata pagata 90 dollari da uomini dall’apparenza «giapponese o coreana» per applicare qualcosa che lei pensava fosse olio per la cura dei neonati sul volto di Kim, in quello che le avevano detto fosse un reality show. Simile versione da parte di Doan Thi Huong, la donna vietnamita. Le autorità malesi esprimono dubbi sulle loro sincerità. Oltre alle due donne, è agli arresti un uomo nordcoreano mentre sono almeno sette gli altri nordcoreani ricercati, quattro dei quali sarebbero riusciti a rientrare in patria. Tra i ricercati, un diplomatico dell’ambasciata nordcoreana a Kuala Lumpur che al momento non risulta essersi messo in contatto con le autorità malesi.

 

Sinistra filippina in protesta: «Duterte come Marcos»

Sabato, migliaia di persone hanno marciato per lungo la strada principale di Manila per protestare contro la sanguinaria campagna antidroga di Rodrigo Duterte. Il raduno, organizzato da alcuni attivisti di sinistra, coincide con i trentuno anni dalla sollevazione popolare contro il dittatore Marcos. L’opposizione politica ha lasciato intendere che il governo repressivo di Duterte rischia di riportare in vita un regime dispotico sotto la legge marziale, e ha auspicato la ripresa dei colloqui con i ribelli maoisti, oltre al rilascio di oltre 400 prigionieri politici. Le proteste di sabato arrivano a pochi giorni dall’arresto della senatrice Leila de Lima, principale oppositrice del presidente filippino.

Myanmar, non solo Rohingya

Domani avrebbe dovuto cominciare il secondo meeting della nuova conferenza di pace tra lo Stato birmano e otto gruppi etnici, voluta dal governo della Lega Nazionale per la Democrazia. Invece tutto sarà rimandato a marzo. La pace in Myanmar è a un punto di stallo, l’ennesimo. Non c’è solo la questione dei Rohingya a tenere banco – anzi, quelli sono esclusi dalla conferenza e considerati «non birmani» – bensì l’inconciliabilità tra le proposte del governo, parzialmente tenuto in scacco dai militari, e le richieste di autonomia e Stato federale fatte da parecchi gruppi etnici del confine orientale. La Cina osserva preoccupata.

Kirghizistan: vero le elezioni a colpi d’arresti

Il prossimo novembre ci saranno le elezioni presidenziali in Kirghizistan, repubblica centro asiatica ex-sovietica. L’attuale presidente Atambayev non potrà candidarsi per un terzo mandato, ma un recente cambiamento alla costituzione che assegna molti poteri al primo ministro fa pensare che si impossesserà di quell’incarico, in una soluzione alla Putin-Medvedev. Nel frattempo vengono arrestati gli oppositori. Ultimo caso, ieri, il leader dell’opposizione Tekebayev, appena sbarcato a Biskek.