Nell’anno del congresso del Partito comunista e del parziale ricambio all’interno della dirigenza cinese si segnala anche un rimpasto al vertice delle istituzioni economiche della Repubblica popolare. L’ultimo sommovimento, riporta il magazine Caixin, riguarda la potente China Investment Corporation, il fondo sovrano di Pechino, forte di una dotazione di 810 miliardi di dollari, il cui presidente Ding Xuedong ha deciso di farsi da parte.Dimissioni che aprono all’ipotesi di ruoli di addirittura maggior peso per il top manager scelto a luglio 2013 per sostituire Lou Jiwei, nominato due mesi prima ministro delle Finanze.

In una delle sue ultime apparizioni pubbliche, nel corso dell’Asian economic forum di Hong Kong, Ding, incluso da Forbes tra i personaggi più influenti del 2016, sosteneva le opportunità d’investimento negli Usa, alimentate dalle politiche fiscali e dal programma di infrastrutture del presidente Trump. D’altra parte il mandato di Ding è stato contraddistinto dall’interesse per l’immobiliare e appunto le infrastrutture, in un tentativo di diversificazione. Ed è nell’ambito di tale strategia che all’inizio del 2015 è stata costituita la Cic Capital Corp, controllata che si occupa di gestire i fondi d’investimento e gli investimenti diretti.

Classe 1960 Ding ha costruito la propria carriera all’interno del ministero delle Finanze, diventando nel 2010 il più giovane vice-segretario generale del Consiglio di Stato, l’esecutivo cinese.

Un altro passaggio di primo piano è l’avvicendamento, avvenuto venerdì, alla presidenza della autorità di controllo del sistema bancario. L’attuale numero uno, Shang Fulin, ha raggiunto l’età della pensione. Al suo posto arriverà il governatore dello Shandong, Guo Shuqing. Una scelta che a detta dei commentatori indica la volontà di Pechino di affrontare i problemi che gravano sugli istituti locali. Già alla guida della commissione di controllo sui mercati, la Consob locale, Guo si era distinto per aver affrontato di petto i nodi dell’insider trading, della manipolazione di mercato, impegnandosi allo stesso tempo per rimuovere le barriere che ostacolano l’attività degli investitori stranieri. A capo della Commissione per la regolamentazione e il controllo delle banche dovrà fronteggiare l’atteso aumento delle sofferenze e la dipendenza degli istituti da prodotti speculativi spesso fuori bilancio che ne minano la stabilità.

Altri due tasselli del puzzle sono state le promozioni al vertice del ministero del Commercio e della Commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme, il principale organismo di pianificazione economica. In entrambi i casi si è trattato di cambi dettati dai sopraggiunti limiti d’età per gli attuali titolari. Il ministro Gao Hucheng cede il posto al suo vice Zhong Shan, stretto collaboratore del presidente Xi Jinping ai tempi dello Zhejiang. Sarà quindi Zhong a dover gestire l’ipotetica guerra commerciale con gli Stati Uniti di Trump, nel caso questa si dovesse concretizzare e a confrontarsi con le due controparti Usa, entrambe pesantemente critiche con la Cina, ossia il suo omologo Wilbur Ross e il consigliere presidenziale Peter Navarro.

Quanto alla Commissione per le riforme, la guida passa all’attuale numero due dell’organismo, He Lifeng. Un funzionario considerato vicino al presidente, tanto da essere stato tra i pochi invitati al matrimonio di Xi con la signora Peng Liyuan. Un altro uomo di Xi quindi sempre più senza avversari apparenti all’interno del Pcc.