In Cina e Asia – Covid-19, la Cina riporta per la prima volta zero decessi

In Notizie Brevi by Alessandra Colarizi

Zero decessi. La Cina taglia un altro importante traguardo nella lotta al coronavirus. Secondo la Commissione sanitaria nazionale, nella giornata di lunedì si sono registrati 32 nuovi casi (meno dei 39 di domenica) tutti importati dall’estero. 30 sono invece gli asintomatici, di cui 18 localizzati nello Hubei. Ma nel bollettino quotidiano sono scomparsi i decessi per la prima volta dall’inizio dell’epidemia. Per quanto non completamente attendibili, i dati evidenziano quantomeno un trend incoraggiante. Anche a Wuhan prevale la cautela. In attesa del ripristino dei viaggi in uscita per quanti in possesso di un “QR code verde”, 70 zone residenziali precedentemente classificate come “virus free” hanno perso l’ambito status in seguito all’emergere di nuovi casi asintomatici. Secondo la stampa statale, il 98,4% delle aree residenziali non è più infetta. Segno che le misure contenitive, per quanto controverse, stanno dando i loro frutti. Giorni fa, Pechino ha chiuso gli accessi agli stranieri e ridotto drasticamente il numero dei voli internazionali, determinando una flessione dei casi importati. Rimane, tuttavia, alto l’allerta lungo i confini terrestri interessati dall’immigrazione clandestina in arrivo dagli altri paesi colpiti dal virus. [fonte: Guardian, Reuters]

Covid-19: la Cina aggiunge sei miliardari alla top 100

La Cina ha aggiunto ben sei miliardari alla top 100 stilata eccezionalmente da Hurun, il Forbes cinese, per calcolare l’andamento della ricchezza mondiale dall’inizio dell’anno al 31 marzo, ovvero nei due mesi di epidemia. Complessivamente, COVID-19  è costato ai 100 più ricchi del mondo 408 miliardi di dollari. Solo il 9% dei paperoni – tutti cinesi- ha visto il proprio patrimonio aumentare. Non a caso sono tutti imprenditori che operano in quei pochi settori risparmiati dalla crisi: dall’allevatore di maiali Muyuan, al produttore di salsa di soia Haitian, passando per il colosso dell’ ecommerce JD.com Inc, e il produttore di apparecchiature mediche Mindray. Secondo il report, all’avanzata cinese ha corrisposto l’arretramento di India (in calo di tre posizioni) e Stati Uniti (-2), malgrado tutto ancora in cima alla classifica a quota 34 super-ricchi. [fonte: GT]

Covid-19 ha fatto fuori mezzo milione di aziende cinesi

Oltre 460.000 aziende cinesi hanno chiuso definitivamente i battenti nel primo trimestre dell’anno. Stando al database Tianyancha, circa la metà esisteva da meno di tre anni. Le cause che hanno portato all’interruzione delle attività – perlopiù nei settori della distribuzione e del retail – spaziano dalla chiusura volontaria al ritiro della licenza. 26.000 sono compagnie orientate all’export e localizzate nel Guangdong, la provincia culla del manifatturiero cinese. Ma i numeri potrebbero essere molto più alti se non fosse per i costi e delle tempistiche richieste per le procedure fallimentari. Ad essere calato è anche il bilancio delle nuove aziende, solo 3,2 milioni tra febbraio e marzo, in discesa del 29% rispetto al 2019. Le cifre preoccupano sopratutto per le possibili ripercussioni per il mercato del lavoro. Sebbene le statistiche ufficiali calcolino la disoccupazione al 6,2% (valore record ma tutto sommato contenuto), secondo l’economista Liu Chenjie, se si conteggiano anche i lavoratori migranti ignorati dai dati ufficiali, potrebbero essere 205 milioni le persone a voler tornare a lavoro senza riuscirci.[fonte: SCMP]

Covid-19, chi pagherà? Non la Cina

Il ritardo con cui Pechino ha gestito l’epidemia di Covid-19 potrebbe essere costato migliaia di casi in più non solo alla Cina ma anche al resto del mondo. E c’è chi avanza accuse di terrorismo internazionale, chi pretende un risarcimento per i danni economici causati dal contagio. Tre azioni legali sono già state intentate in Florida, Texas e Nevada. Secondo gli esperti, tuttavia, non paiono esserci i presupposti per la richiesta di alcuna indennità. Infatti, mentre gli obblighi in caso di danni stipulati dall’International Law Commission non hanno valore vincolante, un coinvolgimento della Corte internazionale internazionale di giustizia richiederebbe l’approvazione della Cina stessa. Non solo. Come spiega su Bloomberg Stephen L. Carter, docente di legge presso l’università di Yale, le responsabilità cinesi risultano blindate dal principio dell’immunità sovrana, “un atto di reciprocità” che impedisce a uno stato di perseguirne un altro.[fonte: Nikkei, Bloomberg]

Covid-19: riparte il turismo cinese

Nonostante un consistente incremento di casi asintomatici (domenica erano 78 rispetto ai 47 del giorno prima), la Cina continua il suo percorso verso la normalità. Dopo la riapertura delle fabbriche, a ripartire è anche il turismo. Negli ultimi giorni sono circolate online foto di siti presi d’assalto, complice la Qingming Jie, la festa dei morti che quest’anno ha coinciso con le commemorazioni ufficiali delle vittime da covid-19. Diverse sono le località ad aver cercato di attirare turisti con l’offerta di ingressi gratuiti, da Hangzhou alla provincia dello Anhui, dove le Montagne Gialle hanno dovuto chiudere a causa del numero di accessi superiore al limite consentito. Secondo Ctrip, la scorsa settimana il numero di tour di gruppo è aumentato di oltre il 366% su base mensile, mentre la vendita dei biglietti dei siti turistici ha registrato un incremento del 114%. Al contempo, stando alla società OAG, i trasferimenti aerei domestici sono aumentati dell’80% rispetto a febbraio. Segni incoraggianti, sebbene, diversi sondaggi dimostrino come la maggior parte delle persone sia propense a limitare i propri spostamenti all’interno della provincia di residenza per evitare eventuali periodi di isolamento forzato al ritorno. [fonte: GT, WSJ]

Free Joseon dietro la diserzione dell’ex ambasciatore nordcoreano in Italia

Ricordate Cheollima Civil Defense, il gruppo di rivoltosi – fondato nel 2017 da Adrian Hong per rovesciare il regime di Kim Jong-un – balzato agli onori della cronaca per aver tratto in salvo la famiglia di Kim Jong-nam, il fratellastro del leader nordcoreano ucciso in circostanze poco chiare tre anni fa mentre si trovava all’aeroporto di Kuala Lumpur? Secondo un’inchiesta del WSJ, Cheollima (che dal 1 marzo 2019 si fa chiamare Free Joseon) sarebbe non solo l’autore dell’assalto all’ambasciata nordcoreana di Madrid, ma anche la mente dietro la diserzione di Jo Song Gil, ex ambasciatore ad interim della Corea del Nord a Roma. Da quando il diplomatico è sparito con la moglie nel novembre 2018, di lui si sono perse le tracce sebbene diverse voci sostengano sia in attesa di ottenere lo status di rifugiato in un paese non meglio identificato. [fonte: WSJ]

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