In Cina e Asia – Coronavirus: uno studio traccia la parabola discendente dell’epidemia

In Notizie Brevi by Alessandra Colarizi

Dopo il lieve aumento di lunedì, i casi di coronavirus registrati in Cina tornano a diminuire, confermando un trend riscontrato prima del cambiamento nelle metodologia di diagnosi che aveva portato a un incremento verticale delle infezioni nello Hubei. Secondo le ultime statistiche, alla mezzanotte di lunedì i nuovi contagi erano 1886 – di cui 1807 concentrati nella provincia di cui Wuhan è capoluogo – mentre le morti sono scese a 98. Il bilancio del giorno prima era stato di 2.048 nuovi casi e 105 decessi. Segno che le controverse misure restrittive introdotte dal governo potrebbero aver aiutato a contenere la diffusione. E’ quanto conferma uno studio realizzato da 64 ricercatori del China Centre for Disease Control and Prevention (CCDC) sulla base di tutti i casi registrati ufficialmente fino all’11 febbraio: oltre 70mila. Secondo la ricerca – che “consente di mappare per la prima volta la curva della diffusione dell’epidemia” – l’81% di tutti i casi confermati è da considerarsi di entità “lieve” con un tasso di mortalità complessivo del 2,3%. Il 74,7 per cento dei casi è stato riportato nello Hubei. Gli autori hanno inoltre messo in evidenza una progressiva mutazione del virus tra dicembre e gennaio, quando è stata accertata la trasmissibilità da uomo a uomo, fattore che potrebbe ridimensionare le responsabilità del governo, accusato di aver ritardato il rilascio delle informazioni sull’epidemia. Crisi risolta? Non esattamente. “Anche se l’epidemia sembra essere in declino, potremmo trovarci ad affrontare nuove sfide”, conclude lo studio spiegando che “un numero enorme di persone tornerà presto al lavoro e a scuola dopo le vacanze per il Capodanno.” Questo potrebbe innescare “un rimbalzo dell’epidemia di Covid-19 nelle prossime settimane e nei mesi a venire.” [fonte: SCMP, Caixin]

Il parlamento cinese valuta una posticipazione, al vaglio una legge sulla biosicurezza

Con ogni probabilità, la consueta riunione plenaria del parlamento cinese quest’anno verrà posticipata per la prima volta dal 1995. Motivo? L’epidemia che da gennaio sta paralizzando parte del paese. Inizialmente in programma per il prossimo 5 marzo, il vertice è funzionale all’approvazione di politiche precedentemente accordate e soprattutto alla ratifica degli obbiettivi di crescita per il nuovo anno. Ma le misure adottate per contenere la diffusione del virus rendono l’organizzazione dell’evento pressoché impossibile in mancanza di esenzioni speciali, senza contare il carico di lavoro extra che graverebbe sui governi locali già impegnati a combattere la malattia. Una decisione definitiva verrà presa il 24 febbraio durante un meeting del comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo. In questa stessa occasione, la leadership cinese si troverà a discutere un possibile divieto nazionale sul commercio e il consumo di specie selvatiche, ritenuto la causa dell’epidemia. Negli ultimi giorni, tuttavia, l’attenzione degli analisti è stata catturata soprattutto dagli appelli con cui Xi Jinping ha chiesto l’introduzione in tempi brevi di una legge sulla biosicurezza, di cui una prima bozza è stata discussa in parlamento lo scorso ottobre. La diffusione del virus potrebbe ora accelerarne l’approvazione. Secondo quanto scrive un esperto sulla pubblicazione di partito Study Times, la legge “coprirà le normative sulla biotecnologia, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive e delle epidemie di animali e piante”, ma anche “attacchi terroristici che coinvolgono la biotecnologia e l’uso di armi biologiche”. Come spiega Yang Chaofei, ex direttore del Natural and Ecological Protection Department, la questione è diventata un problema urgente solo dopo i recenti scandali sui vaccini antinfluenzali contraffatti, i bambini geneticamente modificati e la diffusione della peste suina africana”. Ma c’è chi non ha mancato di collegare il pressing dei legislatori ai rumors secondo i quali il virus sarebbe sfuggito dall’istituto di virologia di Wuhan. [fonte: Quartz, SCMP]

Coronavirus: arrestato anche Xu Zhiyong

Dopo l’arresto dei giornalisti Chen Qiushi e Fang Bin, anche l’avvocato Xu Zhiyong rientra nella lista delle voci scomode finite recentemente nei guai per aver denunciato la scarsa trasparenza adottata dalle autorità nella gestione dell’epidemia. Il fondatore del Movimento dei nuovi cittadini, dopo giorni di ricerche, nel weekend è stato prelevato dalla polizia mentre si trovava a casa di amici a Guangzhou. Ben noto alla giustizia cinese – nel 2013 era stato arrestato per “disordine dell’ordine pubblico” – Xu era finito nuovamente nel mirino delle autorità lo scorso mese per aver preso parte a un dibattito sull’introduzione della democrazia in Cina. Le misure di controllo introdotte dal governo per monitorare la diffusione del virus avrebbero facilitato la sua cattura. Solo alcuni giorni fa, l’attivista aveva pubblicato online un articolo molto critico nei confronti di Xi Jinping, definito inetto e pertanto indegno dell’incarico di presidente. L’arresto coincide con una stretta sulla libertà di espressione che non ha risparmiato nemmeno il docente della prestigiosa Tsinghua University Xu Zhangrun. Uno dei più agguerriti detrattori di Xi, il professore aveva recentemente puntato il dito contro il sistema autoritario cinese, ritenuto la vera causa del tardivo intervento del governo nella gestione della crisi.[fonte: Guardian]

Nuctech alla conquista dell’Europa

Mentre tutti gli occhi sono rivolti verso Huawei, un’altra azienda cinese sta fortificando la propria posizione in Europa del tutto indisturbata. Si tratta di Nuctech, una realtà anche più controversa in quanto di proprietà statale e fondata dal figlio dell’ex presidente cinese Hu Jintao. Secondo dati raccolti da Politico – che rappresentano solo una piccola parte delle attività aziendali – , tra il 2014 e il 2019, Nuctech ha venduto beni e servizi per 130 milioni di euro alle autorità aeroportuali, fiscali e altri enti pubblici nel Vecchio Continente. 58 sono i contratti siglati negli ultimi sei anni con autorità doganali, ministeri, dipartimenti di polizia e altre organizzazioni governative in 22 dei 28 paesi membri UE. Attrezzature Nuctech sono state installate in diversi aeroporti da Firenze a Luton, nel Regno Unito. Come per Huawei il rischio è non solo che l’azienda cinese metta fuori gioco i competitor europei fornendo prodotti a basso costo. Secondo l’eurodeputato conservatore tedesco Axel Voss, Nuctech ha accesso a tutta una serie di informazioni sensibili su passeggeri e compagnie aeree.  [fonte: Politico]

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