Con l’approssimarsi del prossimo round di negoziati, Cina e Stati Uniti hanno raggiunto informalmente una tregua. Nella giornata di ieri, Pechino ha annunciato un’esenzione di un anno su 16 categorie di prodotti sui quali lo scorso anno sono state applicate tariffe del 25%. Le merci interessate – del valore di 1,6 miliardi di dollari – comprendono, tra gli altri, farmaci contro il cancro e lubrificanti ma non i 20 miliardi di prodotti agricoli che la Cina ha acquistato nel 2017. Accogliendo con entusiasmo la “grande mossa”, Trump ha annunciato una posticipazione di due settimane dell’incremento dei dazi dal 25 al 30% programmato per il 1 ottobre. Come specificato alla stampa, trattasi di un favore richiesto dal vicepremier cinese Liu He per non turbare i festeggiamenti per il 70esimo dalla fondazione della Repubblica popolare, che ricorre proprio in quella data. Piccoli segnali di disgelo che non cambiano nella sostanza il corso accidentato intrapreso dalle relazioni bilaterali. Tanto più, che stando agli analisti, la Cina starebbe agendo per puntellare la propria economia più che per salvare il partenariato sino-americano. Ma potrebbero esserci presto novità. Secondo quanto rivelato su Twitter dal caporedattore del Global Times Hu Xijin, Pechino avrebbe infatti al vaglio ulteriori misure distensive: disposizioni di cui beneficeranno tanto le aziende cinesi quanto quelle americane, più in difficoltà di quanto non sia disposto ad ammettere Trump.

Infatti, trade war a parte, lo stato di salute dell’economia – ai minimi da trent’anni – rimane la vera preoccupazione del business a stelle e strisce. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto della Camera di commercio americana, secondo il quale il 60% dei 333 intervistati ha citato il rallentamento della crescita cinese come la maggiore sfida per i prossimi 3-5 anni. Oltre un quarto ha dichiarato di aver reindirizzato gli investimenti originariamente previsti per la Cina verso altre località, un aumento di 6,9 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre le aziende intenzionate a incrementare gli investimenti nel paese sono diminuite del 14,4% a fronte di un aumento di quelle propense a tagliare la spesa: un +12,2%. [fonte: Reuters, WSJ, Reuters]

Dubbi sulla megafusione tra le borse di Hong Kong e Londra

L’Hong Kong Stock Exchange – una delle tre borse valori della Cina continentale insieme alla Borsa di Shanghai e alla Borsa di Shenzhen nonché la terza piazza finanziaria asiatica per capitalizzazione dietro alla Borsa di Tokyo e la di Borsa di Shanghai – ha avanzato un’offerta preliminare da 36,6 miliardi di dollari per acquisire la London Stock Exchange,  la società che controlla la borsa di Londra e quella di Milano. Se siglato, l’accordo darebbe alla City un accesso privilegiato al mercato asiatico (Londra è già un importante centro per l’internazionalizzazione del renminbi) ma implicherebbe, con ogni probabilità, una rinuncia all’attesa acquisizione di  Refinitiv, fornitore globale di dati e infrastrutture sui mercati finanziari, a cui l’azienda londinese guarda per accedere al settore dei market data e diversificare le proprie attività. Per Hong Kong è invece l’occasione di rimettersi in carreggiata mentre le proteste anti-estradizione continuano a colpire l’economia locale. Dello scorso mese la notizia della posticipazione del debutto sulla piazza hongkonghese di Alibaba – già quotata al  New York Stock Exchange – , un cambio di programma dettato proprio dal clima teso respirato nell’ex colonia britannica. Come spiega Milano Finanza, l’offerta, “che potrebbe portare a una guerra globale dei listini, ha ripercussioni dirette e immediate sull’Italia. Perché Borsa Italiana rappresenta uno dei principali asset della società londinese – con il bilancio 2018 ha distribuito una cedola di 128 milioni – a partire innanzitutto da Mts. Il governo italiano e le istituzioni finanziarie hanno già iniziato a valutare quali opzioni possano essere usate per proteggere Mts e non è da escludere che l’esecutivo Pd-5Stelle possa ricorrere alla carta della golden power.” [WSJ, Scmp]

Mar cinese meridionale: le Filippine accettano il compromesso cinese

Nella giornata di martedì, Rodrigo Duterte ha annunciato che le Filippine rinunceranno a far valere i propri diritti nel Mar cinese meridionale, archiviando così la sentenza del tribunale dell’Aja che nel 2016 ha definito illegittime le pretese cinesi all’interno della cosiddetta linea dei nove tratti, inclusa la zona economica esclusiva di Manila. La spiazzante decisione, per stessa ammissione del presidente filippino, segue l’offerta con cui la controparte cinese si è impegnata a cedere la fetta più consistente (il 60%) di quanto verrà rilevato durante esplorazioni congiunte in prossimità del Reed Bank, rilievo sottomarino collocato in un tratto di mare – conteso con Pechino – ricco di gas e petrolio. In tempi di Belt and Road, il compromesso permetterebbe alle Filippine di salvare la faccia senza mettere in gioco l’arrivo degli agognati investimenti cinesi. C’è solo un problema: l’accordo, raggiunto durante l’ultima visita di Duterte in Cina, rischia di violare la costituzione filippina che prevede piena sovranità e controllo dello stato sulle risorse nazionali. Altrettanto controversa la decisione con cui ieri Manila ha concesso a China Telecom l’accesso alle proprie basi militari[fonte: Scmp, Bloomberg]

Anche gli algoritmi devono servire il partito

Anche gli algoritmi devono seguire le direttive del partito. E’ quanto dichiarato dalla Cyberspace Administration of China nelle nuove linee guida sulla “gestione dell’ecosistema del cyberspazio”. Sottoposta a consultazioni pubbliche per un mese, la nuova proposta prevede in sintesi la strumentalizzazione dell’intelligenza artificiale in supporto agli organi di propaganda. Le nuove regole stabiliscono che i fornitori di servizi d’ informazione – dai siti di notizie ai social media passando per le piattaforme di e-commerce – devono rafforzare il controllo su  notifiche, trending topic e liste di argomenti più cercati. Nello specifico, “i fornitori di informazioni online che utilizzano algoritmi per inviare informazioni personalizzate [agli utenti] devono creare sistemi di raccomandazione per promuovere i valori tradizionali e istituire meccanismi per l’intervento manuale e la sostituzione” dei contenuti che minano la sicurezza e gli interessi nazionali; le “informazioni dannose” che promuovono stili di vita stravaganti o ostentano ricchezza; e i pettegolezzi e gli scandali riguardati le celebrità. Neanche a dirlo, nella lista dei topic “incoraggiati” svetta “il pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una Nuova Era” [fonte: Scmp]

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